Roma, caos dehors, Gualtieri si ‘rimangia’ la scadenza del 31 marzo: altri 3 mesi per mettersi in regola


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A Roma si riapre il caso dehors: il Campidoglio sta preparando una nuova finestra di altri tre mesi (fino al prossimo 31 dicembre) per permettere agli esercenti rimasti fuori di presentare la domanda per l’occupazione di suolo pubblico, rimettendo così in discussione la scadenza del 31 marzo 2026 che la stessa amministrazione aveva indicato come un “punto fermo”.

La svolta nasce da una sentenza della Cassazione che ha riconosciuto natura tributaria al Canone unico patrimoniale, imponendo ai Comuni di rivedere parte della disciplina. In pratica, dopo anni di proroghe, una scadenza già rinviata dal 31 dicembre 2025 al 31 marzo 2026 e 2.747 domande presentate entro il termine, il sistema torna nuovamente in movimento: chi aveva rispettato la scadenza resta in attesa dell’istruttoria, mentre per chi era rimasto escluso si profila una seconda possibilità.

Il 31 marzo doveva mettere ordine

Il nuovo regolamento capitolino sulle occupazioni di suolo pubblico era stato approvato nel 2025. Il termine per adeguare le vecchie concessioni, inizialmente fissato al 31 dicembre dello stesso anno, era stato successivamente spostato al 31 marzo 2026.

Roma Capitale aveva definito quella data un vero “punto fermo”: chi non avesse presentato l’istanza entro il termine sarebbe andato incontro alla decadenza della concessione. Una scadenza, dunque, tutt’altro che simbolica, sulla quale migliaia di attività commerciali avevano organizzato pratiche, documenti e adempimenti.

Quasi 2.750 domande, 457 nell’ultimo giorno

La corsa per rispettare il termine era stata concreta. Alla chiusura del 31 marzo risultavano presentate 2.747 domande, ben 457 soltanto nell’ultima giornata. Quasi la metà, 1.263, riguardava il centro storico.

Numeri che raccontano quanto fosse stata presa sul serio la scadenza. Gli esercenti che avevano presentato regolarmente la domanda potevano proseguire l’occupazione fino alla conclusione dell’istruttoria; per chi era rimasto fuori, invece, valevano le conseguenze previste dal nuovo sistema.

Ora quello scenario è destinato nuovamente a cambiare.

La Cassazione cambia le carte

A provocare il nuovo intervento è la sentenza n. 12225 del 1° maggio 2026 delle Sezioni Unite della Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che il Canone unico patrimoniale previsto dalla legge 160 del 2019 ha «in ogni caso natura tributaria». Corte di Cassazione

Una pronuncia che impone ai Comuni di fare i conti con un diverso inquadramento giuridico del canone e che rende necessario rivedere almeno parte della disciplina romana.

Secondo quanto spiegato dall’assessora capitolina al Commercio Valeria Baglio, occorre quindi intervenire sul regolamento comunale e adeguare anche l’inquadramento delle entrate dell’anno in corso. È in questo contesto che viene annunciata la riapertura dei termini. Roma, nuova proroga per i dehor…

Una seconda possibilità per chi era rimasto fuori

La nuova finestra dovrebbe offrire una seconda possibilità proprio agli esercenti che non avevano rispettato il termine del 31 marzo e che, in base alle regole allora vigenti, erano incorsi nella decadenza della concessione.

Ed è qui che la vicenda diventa politicamente scomoda per la Giunta Gualtieri. La necessità di adeguarsi alla Cassazione non è ovviamente una scelta del Campidoglio. Ma resta il risultato concreto: una scadenza presentata come il momento destinato a riportare certezza nel sistema viene nuovamente rimessa in discussione.

Dehors, le regole tornano nel frullatore

Per gli esercenti il problema non è soltanto avere qualche settimana in più. È la continua successione di termini e modifiche: prima il 31 dicembre 2025, poi il rinvio al 31 marzo 2026, quindi la decadenza prevista per chi non si fosse adeguato e ora la prospettiva di una nuova finestra di due mesi.

Nel mezzo ci sono migliaia di commercianti che si erano mossi per tempo e centinaia che avevano depositato la pratica proprio nelle ultime ore utili.

Il Campidoglio dovrà certamente adeguare le proprie regole alla sentenza della Cassazione. Ma sul piano politico rimane una domanda inevitabile: quanto può essere considerato davvero un “punto fermo” un termine che, pochi mesi dopo, deve essere nuovamente riaperto?

Al momento, inoltre, la riapertura per ulteriori due mesi risulta annunciata, ma va distinta dalla sua definitiva efficacia amministrativa: il passaggio decisivo sarà la formalizzazione del nuovo quadro negli atti capitolini. Ed è proprio da quell’atto che dipenderà il prossimo capitolo di una vicenda dei dehors che, a Roma, sembra non riuscire mai a trovare una regola definitiva.