Roma, banda della minicar: i minorenni ammettono tre aggressioni, ma spunta la presenza di una possibile seconda auto


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La banda della minicar che ha terrorizzato Roma potrebbe non essere stata l’unica ad aggredire i passanti: i due minorenni indagati hanno ammesso tre episodi, negando il coinvolgimento in un quarto, mentre gli investigatori devono chiarire se nelle stesse notti circolasse una seconda vettura. È la nuova svolta nell’inchiesta sulle violenze avvenute tra Monteverde e Testaccio il 4 e 5 ottobre, culminate nel gravissimo ferimento dell’attore Davide Iacopini.

Roma, tre aggressioni ammesse e una respinta

Davanti alla Procura per i minorenni di Roma, il 20 ottobre, i due ragazzi di 16 e 17 anni hanno risposto alle domande dei magistrati. Secondo le ricostruzioni pubblicate oggi, 21 ottobre, avrebbero riconosciuto la propria responsabilità in tre delle quattro aggressioni oggetto delle denunce esaminate, negando la quarta. Una distinzione importante, perché nelle indagini erano emersi complessivamente sei episodi. Le dichiarazioni dei ragazzi, tuttavia, devono ancora essere confrontate con gli elementi raccolti dagli investigatori.

Spunta una seconda minicar: il particolare che cambia l’inchiesta

È proprio l’aggressione contestata dai minorenni ad aprire un nuovo interrogativo. Secondo quanto emerso, tra Monteverde e Testaccio potrebbe avere agito anche un’altra minicar, distinta da quella sequestrata. Un’ipotesi ancora priva di conferme, ma che trova un ulteriore elemento da verificare nella denuncia presentata da un quattordicenne, che ha raccontato di essere stato inseguito da un’altra vettura simile alcuni giorni dopo. Gli investigatori dovranno stabilire se esista davvero un collegamento.

La violenza su Davide Iacopini: una tragedia sfiorata

L’episodio più grave resta quello del 5 ottobre, quando l’attore Davide Iacopini, 42 anni, è stato colpito mentre viaggiava su un monopattino in via Anton Giulio Barrili, a Monteverde. Dopo il colpo è caduto violentemente, riportando gravissime lesioni alla testa. È stato sottoposto a due interventi chirurgici e ricoverato in terapia intensiva al San Camillo. Una vicenda che ha trasformato quelle aggressioni apparentemente casuali in un’inchiesta per tentato omicidio.

L’ombra di TikTok: la violenza scambiata per un gioco

C’è poi il racconto fornito dai due ragazzi ai magistrati. Secondo quanto riportato, avrebbero spiegato di essersi ispirati a video visti su TikTok, senza immaginare conseguenze tanto gravi. Una giustificazione che apre interrogativi sul rapporto tra social network e comportamenti violenti, ma non dimostra l’esistenza di una sfida organizzata online. I carabinieri hanno sequestrato telefoni cellulari e una telecamera da automobile: i contenuti potrebbero aiutare a ricostruire la preparazione e la sequenza degli episodi.

Roma, l’inchiesta sulla minicar non è chiusa

Carabinieri e Polizia Locale sono arrivati all’identificazione dei minorenni anche attraverso le immagini delle telecamere di sorveglianza e gli accertamenti sul veicolo, successivamente sequestrato. La Procura minorile procede per tentato omicidio, lesioni personali aggravate e percosse in concorso. Ma il punto ancora da chiarire è un altro: tutte le aggressioni denunciate appartengono alla stessa sequenza oppure alcune potrebbero avere responsabili differenti? La pista della seconda minicar, se confermata, allargherebbe sensibilmente il perimetro dell’inchiesta.