Roma, bus Atac a passo d’uomo, sulle preferenziali si va più piano che nel traffico: lo studio che imbarazza il Campidoglio

Roma, un bus Atac in giro per Roma

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A Roma ci sono autobus che procedono quasi a passo d’uomo e un dato che fotografa il paradosso: sulle corsie preferenziali non protette i bus viaggiano mediamente più lentamente che sulle strade dove devono dividere lo spazio con le automobili.

A dirlo è uno studio (che puoi scaricare da qui o leggere alla fine di questo articolo) realizzato dalla Fondazione Mobilità in Città ETS insieme a Clean Cities, nell’ambito della campagna “CorSìa Preferenziale”. Il report finale porta la data del 19 agosto scorso, ma è stato annunciato pubblicamente e diffuso solo la seconda metà di settembre.

8,33 km/h sulla preferenziale

Il numero che colpisce è semplicissimo: 8,33 chilometri orari.

È la velocità media rilevata sulle corsie preferenziali non protette. Sui tratti a traffico misto, invece, la media sale a 9,55 km/h. In altre parole, secondo lo studio, esistono corsie riservate ai mezzi pubblici che, se non vengono realmente protette dal traffico, non riescono a garantire neppure la velocità delle strade normali.

E non si parla di pochi autobus isolati.

Pochi chilometri divorano il tempo dei bus

Lo studio individua veri e propri colli di bottiglia dove decine di linee finiscono intrappolate. Secondo Clean Cities, intervenire proprio su quei punti permetterebbe di recuperare fino al 60% del tempo perso.

Il caso simbolo è il centro di Roma. Tra Piazza Venezia, Ara Coeli e via del Plebiscito lo studio registra velocità estremamente basse. Nell’articolo che ha rilanciato il rapporto si arriva fino a 1,08 km/h sulla tratta Piazza Venezia-via del Plebiscito.

Tradotto per chi aspetta alla fermata: in alcuni punti un pedone può procedere più velocemente del bus.

Patanè aveva annunciato 180 chilometri

Ed è qui che i numeri dello studio si scontrano con le promesse del Campidoglio.

Nel dicembre 2025 (cdopo 4 anni di mandato) l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè aveva spiegato che il piano regolatore prevedeva circa 180 chilometri di corridoi della mobilità. Aveva annunciato la preparazione di un cronoprogramma e dichiarato che già dal 2026 sarebbero iniziate nuove realizzazioni.

A settembre 2026, però, Clean Cities chiede proprio a Patanè di pubblicare il piano e di partire immediatamente dai colli di bottiglia più pesanti della rete.

La domanda, a questo punto, è tutta nei numeri: dei 180 chilometri indicati dall’assessore, quanti sono stati progettati, finanziati, affidati e realmente messi in esercizio?

Le telecamere non coprono tutta la rete

C’è poi il problema dei controlli. Roma Mobilità elenca una serie precisa di preferenziali controllate elettronicamente 24 ore su 24. Sulle altre, invece, il controllo resta affidato alla Polizia Locale e agli ausiliari del traffico.

Ed è esattamente qui che lo studio affonda il colpo più pesante: proteggere meglio le preferenziali già esistenti, da solo, produrrebbe il 41-42% del risparmio di tempo previsto nella prima fase del piano.

Non servono formule complicate per capire il problema: Roma possiede corsie nate per far correre gli autobus, ma alcune di quelle non protette registrano appena 8,33 km/h.

E mentre Patanè aveva annunciato nuovi corridoi e un cronoprogramma, lo studio del 2026 mette nero su bianco quanto resta da fare sui punti dove, ogni giorno, il tempo dei bus e quello dei passeggeri continuano a perdersi nel traffico.