Roma, Bus elettrici Atac nel mirino della Lega: “Costano una fortuna, ma lasciano i romani a piedi quando fa caldo”
Doveva essere la vetrina della Roma moderna, ecologica e finalmente europea. rischia invece di trasformarsi nell’ennesimo boomerang politico per il Campidoglio. I nuovi bus elettrici Atac, simbolo della svolta green rivendicata dal sindaco Roberto Gualtieri e dall’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè, finiscono nel mirino della Lega. L’accusa è pesante: mezzi costosissimi che, secondo l’opposizione, andrebbero in difficoltà proprio quando la città ne ha più bisogno, nelle giornate di caldo estremo.
Chi è Politi, la voce della Lega in Campidoglio
A lanciare l’affondo è Maurizio Politi, consigliere capitolino della Lega-Salvini Premier in Assemblea Capitolina, al fianco del capogruppo Fabrizio Santori. Il suo attacco colpisce al centro la narrazione della Giunta Gualtieri: autobus nuovi, elettrici, finanziati con fondi pubblici e presentati come il volto pulito del trasporto romano.
“Bus da oltre mezzo milione”
Il nodo, prima ancora che tecnico, è economico. La fornitura riguarda 411 bus elettrici Atac: 396 mezzi da 12 metri e 15 da 18 metri. L’appalto indicato da Atac vale circa 250 milioni di euro: una media di circa 608mila euro a bus, considerando anche il perimetro della fornitura e del servizio manutentivo. Se invece si guarda al costo pubblico totale monitorato sul PNRR, 220,8 milioni, la media scende a circa 537mila euro per mezzo. In ogni caso, il conto resta pesante.
L’attacco: “Romani lasciati alla fermata”
Politi parla di “capolavoro green” in tono apertamente sarcastico. Il messaggio politico è semplice: se un bus da oltre mezzo milione va in affanno con il caldo, il problema non è più soltanto la batteria, il deposito o la ricarica. Diventa una domanda brutale sulla qualità della spesa pubblica. Perché la transizione ecologica, se non regge alla prova della strada, non consola chi aspetta alla fermata sotto il sole.
Gualtieri e Patanè sotto pressione
Per Gualtieri e Patanè la polemica arriva nel momento peggiore: l’estate romana, con temperature alte, turisti, pendolari, lavoratori e grandi eventi che mettono sotto stress il trasporto pubblico. Il Campidoglio ha costruito una parte importante del proprio racconto sull’arrivo dei nuovi mezzi: bus più puliti, più moderni, meno inquinanti, più confortevoli. Ma la città giudica una promessa solo quando sale a bordo. O quando il bus non passa.
La Capitale non vive di slogan
La transizione ecologica è una scelta necessaria, ma a Roma rischia di diventare l’ennesimo slogan se non funziona nella vita reale. I cittadini non chiedono brochure patinate, chiedono corse puntuali, aria condizionata, mezzi affidabili e tempi d’attesa umani. La polemica della Lega punta proprio qui: non contro l’elettrico in sé, ma contro una gestione che, secondo l’opposizione, avrebbe venduto la svolta prima ancora di garantirne l’efficienza.
Un’estate rovente per il Campidoglio
Il caso dei bus elettrici apre un fronte politico destinato a pesare. Tocca insieme mobilità, PNRR, ambiente, Atac e credibilità della Giunta. Se il Campidoglio dimostrerà che si tratta di problemi circoscritti, la polemica potrà sgonfiarsi. Ma se i disagi dovessero moltiplicarsi, nei prossimi due mesi., l’immagine dei bus elettrici fermi col caldo rischia di diventare una fotografia perfetta della Roma di Gualtieri: grandi annunci, grandi investimenti, ma cittadini ancora fermi alla fermata.