Roma, ‘Caput Mundi’ sotto la lente della Corte dei Conti: che fine hanno fatto i 3 maxi progetti da 5 milioni PNRR?
Roma, il 1° luglio scorso Gualtieri e l’Amministrazione comunale capitolina da lui guidata hanno festeggiato la conclusione di 298 progetti Caput Mundi finanziati con fondi pubblici PNRR su 337 programmati, restavano quindi da completarne ben 39. Ma il Campidoglio – da quanto ci risulta – non ha indicato pubblicamente quali di preciso siano quelli non ancora conclusi. Un dubbio, il nostro, più che legittimo visto che il 26 marzo scorso la Corte dei Conti aveva messo sotto osservazione tre interventi Caput Mundi dal costo di circa 5 milioni PNRR che riguardavano tre fiori all’occhiello del centro storico della Capitale vale a dire: Foro di Traiano, Largo Argentina e Casino della Meridiana.
Al 2 settembre sono passati 160 giorni dalla deliberazione dei magistrati e 63 dall’annuncio di Gualtieri. Eppure non ci risulta ancora un aggiornamento pubblico – in coerenza coi principi di Trasparenza – che sia conclusivo sui tre casi.
Tutte le approfondite ricerche compiute in tal senso dalla nostra Redazione, per dipanare il dubbio, sono cadute nel vuoto: l’elenco delle opere Caput Mundi compiute e incompiute aggiornato al 1° luglio non siamo riuscito a trovarlo, quindi il mistero si infittisce.

Trentnove progetti avvolti nella nebbia
Il dato politico è semplice: 337 interventi programmati, 298 dichiarati conclusi e 39 ancora da terminare. Roma ha assicurato alla Corte dei Conti che le opere residue attenzionate dai magistrati contabili sarebbero state completate nei mesi successivi, ma nel comunicato celebrativo non ha pubblicato il loro elenco completo e esaustivo.
Non risulta pubblicamente reperibile neppure una tabella con i 298 progetti certificati. Mancano quindi, almeno nei documenti facilmente accessibili, nomi, identificativi e CUP necessari per verificare la collocazione delle singole opere.
È questa ‘nebbia amministrativa’ a rendere particolarmente delicata la posizione dei tre interventi esaminati dalla magistratura contabile.
Tre progetti sotto osservazione
Foro di Traiano, Largo Argentina e Casino della Meridiana erano stati approfonditi dalla Corte con la deliberazione 86/2025/GEST del 25 luglio 2025. Roma Capitale aveva poi inviato nuovi documenti l’11 febbraio 2026. I magistrati li hanno valutati nella deliberazione 29/2026/GEST del 26 marzo (che inseriamo in formato scaricabile alla fine di questo articolo).
Non si trattava di una bocciatura. La Corte giudicava complessivamente adeguate le risposte del Comune sotto il profilo informativo e procedurale. Lasciava però aperta la verifica definitiva, subordinandola al completamento funzionale delle opere, alla chiusura dei conti e all’aggiornamento finale della piattaforma REGIS.
Foro di Traiano, il nodo dell’hardware
Il progetto ID 263 vale 2 milioni di euro. Prevedeva contenuti multimediali, infrastrutture digitali e apparati interattivi per valorizzare il Foro di Traiano.
Al 31 dicembre 2025 l’avanzamento dichiarato era del 67,32%, mentre quello economico si fermava al 28,17%. La progettazione dei contenuti risultava completata, ma la componente hardware era ancora allo 0%. La gara per gli apparati era infatti andata deserta. La fornitura destinata al Foro valeva circa 731mila euro.
Nei canali pubblici consultati non risultano reperibili gli atti conclusivi che dimostrino installazione, verifica di conformità e certificazione finale.
Largo Argentina, la corsa con la deroga
Il progetto ID 264, da 1,1 milioni di euro, doveva portare contenuti, piattaforme e dispositivi digitali nell’Area sacra di Largo Argentina.
Alla fine del 2025 l’avanzamento risultava all’83,24%, ma anche qui l’hardware era ancora allo 0%. Dopo la gara deserta, il 2 marzo 2026 Gualtieri, nella veste di commissario, ha autorizzato una procedura negoziata con un solo operatore e l’esecuzione anticipata d’urgenza.
L’ordinanza dimostra che è stata attivata una soluzione acceleratoria. Non prova, da sola, che gli apparati siano stati consegnati, installati e certificati entro il 30 giugno. Gli atti finali non risultano pubblicamente rintracciabili.
Casino della Meridiana, il cantiere da chiudere
Il terzo intervento, ID 277, vale 1,872 milioni di euro. Riguarda il restauro del Casino della Meridiana a Villa Borghese, degli affreschi e della balaustra del Giardino delle Erme.
I lavori erano iniziati il 5 marzo 2025. Al 5 febbraio 2026 l’avanzamento risultava al 54%. Una variante aveva prorogato di 60 giorni il termine originario, portandolo al 26 maggio.
La Corte non parlava di una sospensione del cantiere. Chiedeva però di verificare gli effetti della variante sui tempi e sui costi e di controllare l’effettiva conclusione dell’opera.
Gualtieri mostri le carte
L’elenco completo potrebbe essere stato trasmesso dal campidoglio al Ministero, alla Corte dei Conti o caricato su REGIS. Tuttavia, finché l’elenco completo delle opere non ultimate non viene reso accessibile anche ai ‘comuni mortali’ – ossia proprio coloro che finanziano con le loro tasse tali progetti – cittadini e stampa non possono controllare se i tre progetti attenzionati dai magistrati siano compresi nei 298 conclusi oppure nei 39 ancora aperti.
Gualtieri ha celebrato Caput Mundi come la prova della presunta efficienza ritrovata di Roma. Ora dovrebbe completare il racconto mediatico e politico pubblicando anche i nomi dei progetti che al 1° luglio erano ancora da ultimare. La domanda, quindi, sorge spontanea: perché il Campidoglio non rende facilmente verificabile se i tre progetti monitorati dalla Corte siano tra i 298 conclusi o tra i 39 residui?
Ad onor del vero, il portale “Roma si Trasforma” indicherebbe come conclusi gli interventi digitali del Foro di Traiano e di Largo Argentina, mentre il Casino della Meridiana risulterebbe ancora “Cantiere”.
Tuttavia la dicitura “Fine lavori” ha un solo valore informativo – così si legge sul sito – ma non equivale automaticamente alla certificazione conclusiva PNRR.
Quindi senza l’elenco nominativo pubblicato dal Campidoglio, non è quindi possibile verificare se i primi due figurino tra i 298 progetti certificati e il terzo tra i 39 residui.