Roma, case ex Enasarco: Gualtieri tira dritto, ma la sinistra insorge: «Il Bando della Giunta demonizza i poveri»

Roma, Enasarco

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Roma apre il primo bando speciale per assegnare 25 appartamenti ex Enasarco. Ma quella che per il sindaco Roberto Gualtieri doveva rappresentare una delle prime prove concrete del maxi Piano Casa si trasforma immediatamente in un nuovo fronte politico. La sinistra accusa il Campidoglio di lasciare fuori proprio una parte degli sfrattati più poveri. Mentre il centrodestra contestava da mesi l’intera operazione immobiliare e aveva chiesto alla Giunta di cambiare strada. Un punto va chiarito subito: le famiglie che vinceranno il bando non compreranno gli appartamenti. Le case vengono acquistate da Roma e restano patrimonio pubblico ERP. Agli assegnatari viene concessa la locazione con il canone previsto dalle regole dell’edilizia residenziale pubblica. Gualtieri finisce così stretto tra due fuochi.

Le prime 25 case: venti sulla Togliatti, cinque in via Sacco e Vanzetti

L’ultima novità è il primo avviso speciale, firmato dal Dipartimento Patrimonio ed ERP il 7 agosto. Riguarda 25 abitazioni già disponibili: 20 lungo viale Palmiro Togliatti e 5 in via Sacco e Vanzetti, nell’area di Colli Aniene. Le domande possono essere presentate telematicamente entro il 5 ottobre 2026.

È soltanto il primo assaggio di un’operazione enorme. Il progetto originario del Campidoglio prevede l’acquisizione di 1.040 appartamenti ex Enasarco, con un impegno finanziario complessivo nell’ordine dei 250 milioni di euro. Il primo rogito, sottoscritto il 30 dicembre 2025, ha trasferito a Roma Capitale 336 alloggi per circa 53 milioni. Altri 702 erano previsti nella seconda tranche. Il meccanismo è semplice: paga il Comune, non l’inquilino. Roma compra gli immobili e li inserisce nel proprio patrimonio di edilizia residenziale pubblica. Chi risulta vincitore del bando ottiene invece il diritto ad abitarli in affitto, senza diventare proprietario dell’alloggio.

Il filtro economico: non basta essere poveri per entrare

Ed è sui criteri del nuovo bando che nasce il caso.

L’accesso è collegato alla graduatoria ERP generale e a precise condizioni. Tra queste c’è anche una verifica della sostenibilità economica: secondo i criteri riportati nell’avviso, canone e quota delle spese di gestione non devono superare complessivamente il 30% del reddito netto familiare, mentre vengono attribuite priorità, tra gli altri, a lavoratori dei servizi essenziali e nuclei con legami lavorativi, scolastici o di cura con il territorio.

Ma il punto politicamente più esplosivo riguarda gli sfratti: la platea comprende chi ha subito uno sfratto incolpevole, mentre restano fuori le situazioni nelle quali lo sfratto derivi da cause imputabili al conduttore. Ed è proprio qui che contro Gualtieri si apre il fronte a sinistra.

Unione Inquilini attacca: «Così si escludono gli sfrattati per morosità»

L’Unione Inquilini non usa mezzi termini. Il sindacato contesta la scelta e sostiene che quella formulazione finisca innanzitutto per escludere le famiglie sfrattate per morosità, cioè – secondo i dati richiamati dalla stessa organizzazione – oltre il 75% degli sfratti emessi o in corso.

L’accusa politica è ancora più pesante: per Unione Inquilini il Campidoglio starebbe “inseguendo la destra sul terreno della demonizzazione della povertà e dei poveri“. Il sindacato contesta inoltre che il primo bando speciale sia arrivato senza un confronto preventivo con le parti sociali e chiede un ripensamento dei criteri prima che lo stesso modello venga utilizzato per le assegnazioni successive.

Insomma, il paradosso è servito: una delle operazioni simbolo della politica sociale di Gualtieri viene attaccata da sinistra perché giudicata troppo selettiva verso chi si trova nella fascia più grave dell’emergenza abitativa.

Ma da destra chiedevano già a Gualtieri di cambiare strada

Dall’altro lato della barricata c’è il centrodestra, che il progetto ex Enasarco lo contestava invece alla radice.

Il 29 aprile i senatori di Fratelli d’Italia Marco Scurria e Andrea De Priamo chiesero esplicitamente al sindaco di “riconsiderare” la scelta di destinare risorse pubbliche all’acquisto degli immobili Enasarco-INPS. La proposta di FdI era diversa: prima recuperare, riqualificare e assegnare gli immobili pubblici già esistenti o liberati dalle occupazioni, evitando nuove acquisizioni giudicate potenzialmente inefficienti.

Tradotto politicamente: mentre oggi la sinistra rimprovera a Gualtieri di essere troppo duro nella selezione dei beneficiari, la destra gli rimprovera di aver speso troppo per comprare altre case anziché recuperare quelle che Roma possiede già.

Anche la Regione aveva messo un freno ai “bandi speciali”

Lo scontro non si era fermato alle dichiarazioni.

Alla fine di aprile, nella Commissione Bilancio della Regione Lazio, la maggioranza di centrodestra aveva respinto gli emendamenti con cui il centrosinistra tentava di modificare le regole regionali per sostenere maggiormente il modello dei bandi speciali ex Enasarco. Tra le ipotesi c’erano l’allargamento della soglia ISEE e bandi dedicati a categorie specifiche.

A guidare il fronte critico era stata la consigliera regionale di Fratelli d’Italia Laura Corrotti, che aveva definito il piano capitolino oneroso e poco trasparente, chiedendo una strategia diversa. Il Campidoglio aveva deciso comunque di andare avanti utilizzando gli strumenti consentiti dalla normativa già esistente.

Gualtieri tra due fuochi: il primo bando diventa un test politico

Ed è qui che il caso assume un peso maggiore dei soli 25 appartamenti messi oggi sul tavolo.

Il Campidoglio presenta l’acquisizione Enasarco come una svolta storica: oltre mille abitazioni acquistate con risorse pubbliche, destinate ad aumentare il patrimonio ERP della Capitale e a ridurre le attese per una casa popolare. Gualtieri aveva definito l’operazione “un passo storico”, sostenendo che avrebbe consentito di dare maggiore stabilità alle famiglie e accelerare lo scorrimento delle graduatorie. Non è quindi un piano di vendita agevolata agli assegnatari, ma un’operazione con cui il Comune diventa proprietario degli immobili e poi li concede in locazione agli aventi diritto.

Ma appena si passa dagli annunci alle prime assegnazioni, le contraddizioni esplodono.

A destra gli contestano l’acquisto stesso, i costi e il modello dei condomini misti. A sinistra gli contestano ora i filtri scelti per decidere chi potrà entrarci. Il sindaco voleva fare delle case ex Enasarco uno dei simboli del nuovo welfare capitolino; il rischio è che diventino invece uno dei dossier più difficili da difendere politicamente.

E i 25 appartamenti di Colli Aniene sono soltanto l’inizio: se gli stessi criteri accompagneranno progressivamente il resto del patrimonio acquistato, lo scontro appena cominciato potrebbe moltiplicarsi insieme alle case da assegnare.