Roma cerca dagli sponsor 2 milioni per bonificare il ‘lago di idrocarburi’ sotto il Parco: la Giunta Gualtieri non ha (ancora) i fondi


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Roma cerca fondi europei e sponsor per trovare i quasi 2 milioni di euro necessari a rimuovere il grande accumulo di idrocarburi nascosto nelle cave sotto il Parco di Tor Fiscale. Dopo anni di studi e approfondimenti, la bonifica materiale non è ancora partita e centinaia di metri cubi di morchie oleose restano nel sottosuolo. È questo il nodo che oggi investe direttamente la Giunta Gualtieri e l’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi.

Il contrasto politico è quasi feroce: per altre priorità della Capitale il Campidoglio continua a stanziare risorse e aprire cantieri, mentre per questo problema ambientale da quasi 2 milioni il finanziamento specifico ancora non c’è. E così, per rimuovere le morchie sotto Tor Fiscale, la Giunta Gualtieri guarda a fondi europei e sponsor.

Due milioni sono troppi: il Campidoglio cerca risorse

Del resto, secondo quanto riferito dall’assessora Alfonsi alla stampa romana, l’intervento sfiorerebbe i 2 milioni di euro, una cifra molto pesante rispetto alle risorse disponibili per gli interventi extra-Tari dalla Capitale. Da qui la ricerca di finanziamenti europei o sponsorizzazioni.

Il problema, però, è noto da anni e l’attuale amministrazione lo aveva rimesso esplicitamente al centro della propria agenda già all’inizio della consiliatura.

Gualtieri studia la bonifica dal 2023

Dire che il Campidoglio non abbia fatto nulla sarebbe scorretto. Nel marzo 2022 il presidente della Commissione Ambiente Giammarco Palmieri parlava di circa 300 metri cubi di sostanze inquinanti presenti nelle gallerie e annunciava l’intenzione di intervenire.

Nel luglio 2023, come certificato dalla relazione finanziaria di Eni, Roma Capitale ed Eni Rewind hanno poi finalizzato un contratto per lo studio di fattibilità della bonifica delle cave di Tor Fiscale.

Il problema è ciò che viene dopo: lo studio c’è, il cantiere ancora no.

Lo studio è finito, le morchie sono ancora lì

Secondo le informazioni fornite dall’amministrazione, lo studio sarebbe stato completato alla fine del 2025 e avrebbe individuato sistemi per intervenire prevalentemente dalla superficie, evitando di mandare gli operatori nelle gallerie.

C’è anche un elemento rassicurante: la falda sottostante non risulterebbe attualmente contaminata dagli idrocarburi. Ma l’accumulo oleoso nel sottosuolo resta e deve ancora essere materialmente rimosso.

Sopra, intanto, Tor Fiscale diventa una vetrina verde

Il contrasto è evidente. Mentre la bonifica aspetta i finanziamenti, Roma ha continuato a valorizzare la superficie del parco.

Nel 2023 il Campidoglio ha finanziato lo studio dell’“Asse degli Acquedotti”, percorso ciclopedonale destinato a interessare anche Tor Fiscale. Nel maggio 2025 è stato inoltre inaugurato il nuovo itinerario turistico Tor Fiscale-Parco degli Acquedotti, con segnaletica, pannelli e rastrelliere per biciclette.

In superficie si punta dunque su turismo sostenibile e mobilità dolce. Sotto terra, invece, il problema ambientale aspetta ancora la soluzione definitiva.

Un problema che viene da lontano

La vicenda precede Gualtieri. Le cave di Tor Fiscale appartengono a un vasto sistema di cavità sotterranee censito anche da ISPRA e la presenza degli idrocarburi è nota da circa un decennio.

Nel 2018 la Regione Lazio ampliò inoltre il Parco regionale dell’Appia Antica includendo circa 59 ettari dell’area Campo Barbarico-Tor Fiscale-Acquedotti, rafforzandone il valore ambientale e paesaggistico.

Dal progetto di bonifica alla caccia agli sponsor

Gualtieri e Alfonsi hanno quindi ereditato un problema precedente, ma governano Roma da quasi cinque anni. Nel 2022 la maggioranza annunciava di voler intervenire, nel 2023 commissionava lo studio a Eni Rewind, nel 2025 arrivavano le conclusioni. Nel 2026, però, la bonifica non è ancora partita e il Campidoglio cerca risorse esterne per finanziarla.

La fotografia finale è semplice: Roma sa da anni cosa si trova sotto Tor Fiscale, ha studiato come rimuoverlo e conosce ormai anche l’ordine di grandezza del costo. Quello che ancora manca sono i soldi per trasformare lo studio in un cantiere.