Roma, cocomeri lanciati nel Tevere e ragazzi in acqua: la folle tradizione del 24 agosto

Roma, cocomero

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Centocinquantasei anni fa, proprio il 24 agosto, i ragazzi di Roma si tuffavano davvero nel Tevere per contendersi i cocomeri lanciati dall’Isola Tiberina; oggi Roberto Gualtieri promette di rendere nuovamente balneabile il fiume entro il 2031, attraverso un piano che vale complessivamente circa 400 milioni di euro. La coincidenza del calendario racconta meglio di tante conferenze stampa quanto profondo sia diventato il distacco tra Roma e il suo fiume.

Il 24 agosto Roma si buttava nel Tevere

Era la Sagra dei cocomeri di San Bartolomeo. Ogni 24 agosto l’Isola Tiberina si riempiva di cocomerai, con le angurie esposte sulle caratteristiche “scalette” oppure ammassate in grandi mucchi. Alcuni frutti venivano gettati direttamente nel Tevere e i ragazzi si tuffavano per recuperarli, sfidandosi tra le acque del fiume. Una tradizione popolarissima e tutt’altro che simbolica: nel Tevere, allora, ci si entrava davvero.

Nel 1870 arrivò lo stop, ma per un altro motivo

La festa acquatica terminò nel 1870, quando i tuffi furono proibiti a causa dei frequenti incidenti provocati anche dalla corrente del fiume. È un particolare fondamentale: sarebbe sbagliato raccontare che la tradizione venne cancellata dall’inquinamento. Il pericolo era soprattutto quello di ragazzi che si lanciavano nei gorghi per conquistare un cocomero. Il frutto, invece, è sopravvissuto nella cultura estiva romana attraverso i celebri cocomerari.

Oggi Gualtieri mette sul tavolo 400 milioni

Il salto fino al 2026 è impressionante. La Giunta Gualtieri ha avviato il percorso per rendere balneabile una parte del tratto urbano del Tevere, indicativamente tra Ponte Milvio e Ponte dell’Industria, con un orizzonte fissato al 2031. La stima complessiva degli interventi arriva a circa 400 milioni di euro, tra reti fognarie, acque meteoriche, accessi al fiume, controlli degli scarichi e monitoraggi.

Ma buona parte dei soldi deve ancora essere trovata

È qui che il sogno rischia di incontrare la politica reale. Secondo il quadro economico ricostruito nelle ultime settimane, dei 400 milioni stimati circa 280 milioni non risultano oggi finanziati. In particolare, soltanto per gli interventi sulla rete delle acque bianche vengono stimati circa 200 milioni ancora senza copertura. Il Campidoglio punta quindi a coinvolgere Governo, Regione, autorità ambientali e altri soggetti per costruire percorso e finanziamenti.

Prima dei progetti, Roma aveva già il suo fiume

Ed è questa l’immagine che resta. Nel 1870 non esistevano masterplan, tavoli tecnici o programmi da centinaia di milioni: Roma viveva fisicamente il Tevere, nel bene e nel male. Oggi Gualtieri promette di restituirlo ai cittadini tra cinque anni e la sfida merita di essere tentata. Ma dopo gli annunci arriverà la parte più difficile: trovare centinaia di milioni, ripulire gli scarichi e trasformare una promessa in acqua realmente balneabile. Perché il 24 agosto ricorda una cosa semplicissima: Roma non deve inventarsi un rapporto con il Tevere. Deve riuscire a riconquistare quello che ha perduto.