Roma, Colosseo, lo sciopero post-Ferragosto salta: ma i lavoratori del Turismo denunciano: “Caldo e tutele insufficienti”
Roma, lo sciopero dei dipendenti Ales previsto oggi, 17 agosto, al Colosseo è stato revocato all’ultimo momento, ma non perché siano improvvisamente scomparsi caldo, postazioni esposte e contestazioni dei lavoratori. A fermare l’astensione è stato soprattutto l’intervento della Commissione di garanzia sugli scioperi. E così, mentre subito dopo Ferragosto le strade capitoline sono piene di turisti, il monumento simbolo della Capitale rimane aperto. Ma davanti ai suoi cancelli resta la protesta.
Roma piena, il Colosseo non può fermarsi
Il contrasto è evidente. Per il periodo di Ferragosto Roma ha annunciato stime da 662mila arrivi e 1,7 milioni di presenze. Una città che ad agosto ormai non si svuota più. Il Colosseo ne è inevitabilmente uno degli epicentri, con migliaia di persone da accogliere e gestire ogni giorno sotto il sole dell’estate romana.
Proprio qui lavorano gli addetti di Ales Spa, società in house del Ministero della Cultura. Da settimane una parte del personale, sostenuta da USB Lavoro Privato e USB Pubblico Impiego MiC, denuncia condizioni considerate insufficienti soprattutto nelle postazioni esterne, dove l’esposizione alle temperature elevate diventa il cuore della vertenza.
Cosa chiedono realmente i lavoratori
La richiesta di fondo è molto semplice: poter lavorare senza mettere a rischio la salute durante le ondate di calore. USB parla di postazioni esterne particolarmente esposte e sostiene che alcuni interventi concordati siano arrivati tardi, siano stati realizzati soltanto in parte o non abbiano risolto definitivamente il problema. Il sindacato cita, tra gli esempi, una copertura per una postazione che alla vigilia della protesta risultava ancora assente.
Le contestazioni erano emerse già a luglio, quando i dipendenti avevano chiesto maggiore protezione dal caldo e un adeguato raffrescamento anche per il presidio sanitario interno. USB sostiene inoltre che durante le giornate più difficili alcuni lavoratori abbiano avuto bisogno di ricorrere proprio al presidio medico per malori riconducibili allo stress termico.
Ales replica: «Le misure sono state attuate»
La versione dell’azienda, però, è diversa. Ales sostiene di aver dato attuazione agli interventi concordati durante il tavolo tecnico del 9 luglio. Tra le misure indicate dalla società ci sono la distribuzione di acqua attraverso thermos dedicati, macchine per produrre ghiaccio, un gazebo nell’area di via San Teodoro e sciarpe termiche rinfrescanti per il personale. Per Ales, dunque, le condizioni che avevano motivato l’agitazione sarebbero state, per quanto di propria competenza, sostanzialmente superate.
È proprio su questo punto che azienda e sindacato continuano a essere distanti: Ales sostiene di essere intervenuta, USB ritiene gli interventi insufficienti, tardivi o incompleti. Lo sciopero avrebbe dovuto trasformare questa distanza in una protesta visibile nel cuore della stagione turistica.
Lo sciopero salta, ma non perché sia arrivato l’accordo
Poi è arrivata la Commissione di garanzia. Il richiamo è alla legge 146 del 1990, che disciplina gli scioperi nei servizi pubblici essenziali. Secondo quanto ricostruito, sono stati sollevati rilievi sulla proclamazione e sulla possibilità di effettuare l’astensione in questo periodo. USB contesta l’applicazione di quella disciplina ai lavoratori Ales e sostiene che le loro attività siano di supporto rispetto ai servizi essenziali direttamente assicurati dal personale ministeriale.
Alla fine il sindacato ha scelto di revocare lo sciopero per non esporre lavoratori e organizzazione alle conseguenze contestate, mantenendo però il presidio fissato alle 9 di oggi, 17 agosto, in largo della Salara Vecchia, davanti all’ingresso del Parco archeologico.
Il Colosseo resta aperto, la vertenza resta aperta
Per i turisti, quindi, oggi il rischio immediato di trovare il Colosseo coinvolto nello sciopero è rientrato. Ma dietro la cancellazione dell’agitazione non c’è una pace sindacale raggiunta all’ultimo minuto. C’è una protesta sospesa nella sua forma più dura e trasformata in presidio.
Ed è questo il dato che rimane dopo il Ferragosto dei record: mentre centinaia di migliaia di visitatori attraversano Roma e alimentano una macchina turistica sempre più importante per l’economia della Capitale, davanti al monumento più famoso d’Italia i lavoratori continuano a chiedere qualcosa di molto meno spettacolare dei grandi numeri: ombra, protezione dal caldo e condizioni di lavoro che ritengono realmente adeguate.