Roma, confiscato patrimonio da 1,8 milioni a clan sinti: bar, 11 auto e una villa adibita con piscina adibita a camera ardente

Confisca villa

C’erano le trasferte criminali in tutta Italia per colpire anziani e svaligiare case. C’erano le auto di lusso, le società intestate a prestanome, i documenti falsi e persino una villa con piscina a Tivoli trasformata in camera ardente del clan sinti. Alla fine è arrivata la confisca. La Polizia di Stato ha sequestrato beni per circa 1,8 milioni di euro riconducibili a un gruppo sinti attivo tra Roma e il basso Lazio.

Un patrimonio costruito, secondo la Questura, grazie a una lunga scia di truffe, furti in abitazione, riciclaggio e raggiri agli anziani. Soldi reinvestiti nel tempo in attività commerciali, macchine di alta gamma e immobili, usando una rete di prestanome per coprire i movimenti di denaro.

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Le “trasferte criminali” da Roma al resto d’Italia

L’inchiesta della Divisione Anticrimine della Questura di Roma, coordinata dalla Procura e sviluppata nell’ambito delle misure di prevenzione antimafia, ha ricostruito un meccanismo che andava avanti da anni. Il gruppo, trasferitosi negli anni dal basso Lazio alla Capitale, si sarebbe spartito gli affari con un altro clan sinti: da una parte il traffico di droga, dall’altra i colpi nelle abitazioni e le truffe.

Il meccanismo era sempre lo stesso. Viaggi brevi fuori regione, obiettivi scelti con attenzione e rientro a Roma dopo i colpi. Vere e proprie “trasferte criminali”, dove spesso le vittime erano le persone fragili: anziani agganciati al telefono con la scusa del finto incidente o del parente in difficoltà. Ma il gruppo si sarebbe occupato anche di documenti falsi, annunci truffa online e riciclaggio di veicoli. E, per riuscire a nascondersi meglio, venivano utilizzati prestanome a cui intestare le auto, documenti falsi e schede telefoniche intestate ad altri.

La villa a Tivoli e i beni confiscati

Le indagini patrimoniali, andate avanti per circa vent’anni, hanno permesso di ricostruire un patrimonio considerato incompatibile con i redditi dichiarati. Nel provvedimento disposto dal Tribunale di Roma, sezione Misure di Prevenzione, sono finite quote societarie, un’impresa che operava tra bar e commercio di auto, undici automobili, polizze di pegno e una villa con piscina a Tivoli. E tra i beni confiscati c’è proprio la villa tiburtina, già nota alle forze dell’ordine perché utilizzata dalla famiglia anche come camera ardente durante funerali legati al clan. Il sequestro era già scattato nel marzo 2024. Ora il Tribunale ha confermato la misura antimafia e disposto la confisca definitiva dei beni.

Per due componenti del gruppo, una donna di 34 anni e il cognato 52enne, è arrivata anche la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza.

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