Roma, Conte entra a gamba tesa nel Campo Largo: primarie subito, ma il PD di Gualtieri tira il freno
Giuseppe Conte è passato nei giorni scorsi dalla Garbatella e da Roma ha mandato al Pd un messaggio difficile da equivocare: primarie, primarie e ancora primarie. Proprio quelle consultazioni popolari che per anni il centrosinistra ha rivendicato come proprio marchio di fabbrica e che oggi, con la leadership nazionale e romana in ballo, i dem non sembrano avere alcuna fretta di convocare.
Conte alla Garbatella, dentro il cantiere del Campo Largo
Il leader del M5S è intervenuto il 9 settembre al Visionaria Urban Fest – Fight Inhumanity, organizzato alla Villetta Social Lab dalla galassia di Sinistra Civica Ecologista. Con lui, sul palco dedicato a “Rinascita”, c’erano il ‘guru’ progressista Goffredo Bettini, la giornalista Ida Dominijanni e Massimiliano Smeriglio, assessore alla Cultura in carica della Giunta Gualtieri. Alla stessa edizione del festival ha partecipato – da spettatore – anche Andrea Catarci, ex assessore capitolino di Gualtieri. Presente, tra gli altri, anche il consigliere di Sinistra Alessandro Luparelli.
Insomma, Conte non parlava in territorio politicamente neutro. Parlava nel cuore di quel centrosinistra romano che dovrebbe sostenere Gualtieri nel 2027.
“Primarie, primarie e ancora primarie”
Il senso politico dell’intervento di Conte, ridotto all’osso, è stato proprio questo: primarie, primarie e ancora primarie. Il presidente M5S ha confermato la propria disponibilità a candidarsi e ha spiegato che non vuole una competizione tra apparati di partito, ma una consultazione larga capace di scegliere chi dovrà rappresentare l’intera coalizione. Nella registrazione integrale dell’incontro Conte ribadisce che, se le primarie diventassero semplicemente “primarie di partito”, sarebbe meglio non farle affatto.
E persino Smeriglio, uomo della Giunta Gualtieri presente sul palco, ha definito le primarie ormai sostanzialmente inevitabili, spostando il problema dal “se” al “come” organizzarle.
Ma Gualtieri aveva già tirato il freno
Qui nasce il cortocircuito politico. Roberto Gualtieri, che a Roma punta apertamente al secondo mandato, aveva invece sostenuto che “le primarie non sono obbligatorie” e che la scelta della leadership può arrivare anche direttamente attraverso il voto degli elettori.
Una posizione perfettamente legittima, ma molto diversa da quella di Conte. E il paradosso per il Pd resta evidente: il partito che ha costruito per anni la propria liturgia politica sui gazebo oggi appare assai più prudente proprio quando ai gazebo potrebbe presentarsi un leader alleato ma concorrente come l’ex premier.
Roma 2027, il Campo Largo è largo ma tutt’altro che sistemato
La questione nazionale finisce inevitabilmente per lambire anche Roma. Gualtieri vuole il bis, ma il rapporto con il M5S resta un equilibrio da costruire, non un automatismo. E le distanze non riguardano soltanto i nomi: sul tavolo restano Ucraina, riarmo, Renzi e diversi temi amministrativi romani.
Il documento che il Movimento porterà alla kermesse “Nova” conferma inoltre una base fortemente orientata sullo stop al riarmo: il tema compare in 53 dei 107 report raccolti nel percorso pentastellato. Poi ci sono tante altre spine, da risolvere: l’inceneritore Acea di Santa Palomba, il nodo Olimpiadi 2025, l’urbanizzazione definita ‘selvaggia’ da varie anime del grillismo romano guidata dell’assessore Veloccia, etc.
Il risultato è che il campo largo romano appare già pronto nelle fotografie, molto meno nelle regole. Conte vuole che a decidere sia il popolo delle primarie. Una parte del Pd prende tempo. E Gualtieri, proprio dalla Capitale che dovrebbe diventare il laboratorio dell’alleanza, continua a ricordare che quei gazebo non sono affatto obbligatori.