Roma, Di Nitto incalza Gualtieri: «Basta custodire il passato, la Capitale torni a produrre bellezza»


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Roma non può limitarsi a custodire il patrimonio ereditato nei secoli: deve tornare a creare arte, attrarre talenti e lasciare alle prossime generazioni qualcosa che ancora non esiste. È questo il messaggio che Antoinette Di Nitto, esperta della XVII Commissione Arte, rivolge al sindaco Roberto Gualtieri, invitando il Campidoglio ad alzare l’asticella delle politiche culturali della Capitale.

«Roma non sia soltanto un museo a cielo aperto»

Gualtieri ha definito cultura e arte «l’anima profonda» della città. Di Nitto parte proprio da quelle parole, ma chiede un passo ulteriore. Roma, osserva, possiede un patrimonio unico al mondo, presente nelle strade prima ancora che nei musei. Proprio questa ricchezza, però, potrebbe trasformarsi in una gabbia se la città finisse per considerarsi soltanto custode del passato.

La domanda posta dall’esperta è semplice: quale patrimonio contemporaneo sta costruendo oggi Roma?

Dalla “città d’arte” alla “città degli artisti”

Per Di Nitto la vera svolta dovrebbe consistere nel passare da una città che conserva arte a una città capace di farla nascere.

Festival, esposizioni e grandi appuntamenti temporanei, sostiene, non bastano. Possono richiamare pubblico e attenzione, ma restano episodi. La proposta è invece quella di costruire un sistema permanente capace di offrire spazi, risorse e occasioni di lavoro ai giovani artisti romani e di attirare talenti internazionali.

Roma dovrebbe quindi diventare, nelle sue parole, un «laboratorio permanente».

Atelier pubblici nei quindici Municipi

La proposta più concreta riguarda le residenze artistiche. Di Nitto immagina una rete diffusa nei quindici Municipi, utilizzando immobili pubblici abbandonati o sottoutilizzati da trasformare in atelier e officine culturali.

Gli artisti ospitati dovrebbero lavorare a contatto con scuole, Accademie e quartieri. In cambio dell’utilizzo degli spazi potrebbero lasciare alla città un’opera realizzata durante la permanenza.

Un modello che, secondo Di Nitto, consentirebbe a Roma di tornare a essere non semplicemente lo scenario nel quale l’arte viene esposta, ma un soggetto capace di commissionarla e produrla.

Fondazioni e imprese per finanziare il talento

Il progetto richiederebbe però risorse. Per questo Di Nitto propone una nuova forma di mecenatismo, costruita attraverso la collaborazione tra istituzioni pubbliche, fondazioni, imprese, collezionisti e operatori culturali.

Il Comune dovrebbe fissare regole e obiettivi, mentre i capitali privati potrebbero contribuire a finanziare produzione, residenze e nuovi progetti.

L’idea nasce da un principio: i grandi artisti del passato non operarono nel vuoto, ma poterono contare su committenti disposti a investire su di loro.

Musei aperti anche alla vita notturna

C’è poi il tema del pubblico. Di Nitto ritiene necessario rendere musei e luoghi culturali più accessibili alle nuove generazioni, senza trasformarli in semplici spazi di intrattenimento.

Tra le ipotesi cita eventi pomeridiani nelle ville storiche, iniziative musicali compatibili con i luoghi e appuntamenti serali nei musei e nei teatri indipendenti.

L’obiettivo sarebbe abbattere quella distanza che, secondo l’esperta, continua a rendere l’arte contemporanea qualcosa di percepito come riservato agli addetti ai lavori.

La sfida al Campidoglio: scrivere il prossimo capitolo

È qui che il ragionamento diventa una sfida diretta alla politica culturale romana. Michelangelo, Bernini e Caravaggio, ricorda Di Nitto, furono artisti sostenuti da committenti che decisero di investire sulle idee del proprio tempo.

Da qui la domanda finale rivolta idealmente al Campidoglio: su quali artisti sta scommettendo oggi Roma?

Per Di Nitto la Capitale dovrebbe tornare a essere una città nella quale chi produce arte sente di dover arrivare perché qui possono nascere progetti impossibili altrove. Custodire la storia, in questa prospettiva, non basta: il passo successivo è trovare il coraggio di produrne una nuova.