Roma, dopo 22 anni ri-parte il cantiere fantasma per l’emergenza-case: “Mutuo da 2,3 milioni per finire 15 appartamenti”
Roma ha acceso un mutuo (l’ennesimo) da 2,3 milioni di euro per completare un edificio rimasto a metà nel Piano di Zona di Colle Fiorito, nel quadrante nord-ovest della città, nei pressi di via Boccea. Una lottizzazione nata con l’ausilio di contributi pubblici nel lontano 2004 per rispondere all’emergenza case. Un cantiere, in soldoni, nato per offrire case a prezzi calmierati ma che si è trasformato, negli anni, in uno scheletro di cemento, una vera e propria cattedrale nel deserto. Ora il Comune guidato dall’Amministrazione Gualtieri ha scelto la strada più veloce e ‘facile’ per ripartire: finanziare la chiusura dei lavori a debito, visto che il costruttore è nel frattempo decaduto, su iniziativa della Regione Lazio. Il via libera al nuovo mutuo pubblico è stato varato dalla Giunta Gualtieri lo scorso 29 gennaio, assente in Campidoglio il primo cittadino Roberto Gualtieri, la seduta è stata guidata dalla sua vice, Silvia Scozzese (delegata al Bilancio). Inseriamo il voto di Giunta, alla fine di questo articolo, in formato scaricabile.
Il “cantiere fantasma”: cosa c’è oggi e cosa manca davvero
La struttura esiste, ma è come se non potesse ancora chiamarsi “casa”. L’edificio, infatti, è descritto come rimasto allo stato grezzo: mancano le finiture essenziali e soprattutto gli impianti che rendono vivibile un appartamento.
Perché non paga il costruttore: l’operatore è decaduto, partita chiusa
La domanda è inevitabile: perché a pagare deve essere il Comune? L’operatore originario — una cooperativa edilizia — è stato dichiarato decaduto dopo la revoca del finanziamento e gli atti successivi hanno “chiuso” il rapporto con l’amministrazione. Tradotto in parole semplici: non si tratta di un’impresa che ha un appalto pubblico in corso e che viene “richiamata” a finire i lavori. Qui il meccanismo si è spezzato a monte: il vecchio soggetto attuatore è uscito di scena e l’immobile è rientrato nella disponibilità pubblica.
Mutui, crisi e liquidazione: quando “far pagare il privato” diventa un miraggio
C’è poi un altro elemento, più terra-terra, che spiega perché lo slogan “paghi chi ha sbagliato” spesso si infrange contro la realtà. Nella storia di questo intervento compaiono finanziamenti bancari, garanzie, procedimenti esecutivi e, soprattutto, la liquidazione del soggetto che doveva portare a termine l’opera. In situazioni del genere, anche quando un ente pubblico ha ragioni e pretese, recuperare risorse può diventare un percorso lungo, incerto, pieno di passaggi che non producono risultati immediati. E intanto il cantiere resta lì, fermo. Per questo l’amministrazione, se vuole chiudere davvero l’incompiuto, deve prima di tutto metterlo in sicurezza finanziaria.
Che cosa succede adesso: il progetto c’è, la ripartenza passa dai lavori
Il mutuo non è un annuncio astratto: serve a coprire un intervento definito, con un progetto che mette in fila ciò che va fatto per trasformare un edificio incompleto in alloggi utilizzabili. La posta in gioco non è solo edilizia: è sociale. Quindici appartamenti possono sembrare pochi in una città enorme, ma in un contesto di emergenza abitativa ogni recupero conta. Chiudere un incompiuto significa anche togliere un buco nero dal quartiere: meno degrado, più sicurezza, più fiducia. Il passo successivo, adesso, è far partire la fase realizzativa e riportare il cantiere in movimento.
Il prezzo politico: si salva l’opera, ma il conto finisce sul debito pubblico
Resta l’aspetto che farà discutere: per rimettere in carreggiata un intervento nato con finalità pubbliche si ricorre ancora a denaro pubblico e per di più tramite indebitamento. È una scelta obbligata? Non vi erano alternative? Il mutuo, certo, può chiudere il cantiere e permettere che non si trasformi in una cattedrrale nel deserto. Non chiude, però, la domanda che resta sullo sfondo: com’è possibile che un progetto pensato per dare case sia diventato, per anni, un simbolo di immobilismo? E perchè questo immobilismo lo devono pagare solo i romani con l’ennesimo mutuo?