Roma, ennesima stretta sul centro: il Campidoglio prepara la ‘cacciata’ dei furgoni, dopo ZTL, Zona 30 e autovelox

Roma, un furgone in centro in zona ZTL e Zona 30

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Roma, prima la ZT, poi la Zona 30, poi ancora i varchi, gli autovelox, le telecamere in entrata e in uscita. Ora, nel mirino del Campidoglio guidata dal sindaco Gualtieri e dall’assessore Patanè finiscono anche i furgoni delle consegne. L’ultima novità ventilata per il tramite della stampa ‘amica’ riguarda il cosiddetto Piano merci per il centro storico: meno ingressi, più regole, più fasce orarie, più stalli controllati. Tradotto: un altro pezzo di città rischia di diventare accessibile solo a chi riesce a sopravvivere alla burocrazia.

La nuova stretta

Il problema di partenza è reale: nel centro di Roma entrano ogni giorno migliaia di mezzi per carico e scarico. Ma la risposta del Campidoglio sembra seguire il solito copione: non più servizi, non più organizzazione, non più trasporto efficiente. Prima di tutto, nuovi limiti e multe. E soprattutto nuovi ostacoli per chi lavora.

Il centro sotto chiave

La Capitale sembra ormai avviata verso un modello preciso: il centro storico come area sorvegliata speciale permanente. La ZTL si è allargata nella vita quotidiana dei romani, i varchi aumentano, i controlli si moltiplicano, la Zona 30 ha già cambiato la circolazione nel cuore della città. A questo si aggiunge la stretta sui veicoli elettrici e a idrogeno, che dal primo luglio non potranno più entrare semplicemente perché “puliti”: servirà comunque un permesso.

Telecamere e multe

Il messaggio della Giunta Gualtieri è chiaro: Roma non prova a semplificare, Roma restringe. Non accompagna la trasformazione, la impone. Autovelox, photored, tutor, varchi in uscita dalla ZTL, nuove regole per le merci. Tutto viene raccontato come sicurezza, decoro, sostenibilità. Ma per residenti, commercianti, artigiani, corrieri e piccoli operatori il rischio è un altro: vivere e lavorare nel centro diventa una corsa a ostacoli quotidiana.

Il paradosso dei mezzi pubblici

Il punto più debole resta sempre lo stesso. Si chiede ai romani di lasciare l’auto, si chiede ai lavoratori di ridurre i mezzi, si chiede alle attività di riorganizzare le consegne. Ma l’alternativa pubblica troppo spesso non è all’altezza della Capitale d’Italia. Bus che saltano, metro sporadiche specie nelle ore di punta, attese infinite, tram sotto pressione, scale mobili ferme, collegamenti insufficienti. Prima si chiude la città, poi si scopre che la porta d’uscita non funziona.

Una città sempre più difficile

La stretta sui furgoni rischia quindi di diventare l’ennesimo tassello di una politica urbana vissuta come punitiva. Nessuno difende il caos delle doppie file o l’anarchia delle consegne. Ma governare Roma non può significare soltanto aggiungere divieti, permessi e controlli. Una città moderna organizza i flussi, aiuta chi lavora, potenzia il trasporto, crea aree davvero funzionali. Altrimenti il centro non diventa più vivibile: diventa semplicemente più chiuso.

Il conto lo paga chi lavora

Alla fine, come spesso accade, il conto rischiano di pagarlo i soliti: commercianti, piccoli imprenditori, corrieri, ristoratori, artigiani, residenti. Chi deve portare merci, consegnare prodotti, rifornire negozi, riparare impianti o semplicemente lavorare dentro le mura invisibili del centro storico. Roma ha bisogno di regole, certo. Ma se ogni regola diventa una stretta, la Capitale smette di respirare. E il centro, più che salvato, rischia di essere svuotato.