Roma-Eur, motoseghe sulla Colombo: alberi giù, fermata Atac sospesa e Trasparenza ancora negata ai cittadini
Roma, le motoseghe del Campidoglio sbarcano anche su via Cristoforo Colombo: non in un angolo nascosto della città, ma su una delle grandi direttrici che collegano il centro alla zona sud, all’Eur e fino a Ostia. Una nuova determina della Polizia Locale, firmata il 15 giugno, dispone la disciplina provvisoria del traffico per consentire al Dipartimento Tutela Ambientale i lavori di abbattimento di essenze arboree in via Cristoforo Colombo 2-4.
Il cantiere sulla strada
Il provvedimento scatterà dalle 00:00 del 22 giugno e resterà in vigore fino alle 24:00 del 26 giugno. Le lavorazioni dovranno svolgersi dalle 7:00 alle 16:00. Previsti divieti di sosta con rimozione 0-24, restringimento della carreggiata laterale destra in direzione Circonvallazione Ostiense e stop alla fermata Atac Colombo-Marcopolo. Tradotto: cinque giorni di disagi, parcheggi cancellati e bus da riprogrammare.
La domanda senza risposta
Il problema, però, non è solo il traffico. Il problema è ciò che manca. Nell’atto del Comune di Roma non compaiono schede agronomiche, perizie, fotografie, elenco delle specie, numero degli alberi da abbattere, livello di rischio, alternative valutate o programma di sostituzione. C’è la macchina amministrativa del cantiere, precisa nei divieti e nei pali della luce, ma muta sul punto essenziale: perché quegli alberi devono cadere?
Trasparenza a metà
Ed è qui che la vicenda smette di essere una vicenda squisitamente tecnica e diventa politica. I cittadini, le associazioni e i comitati territoriali da mesi, non chiedono di bloccare i controlli di sicurezza. Chiedono di vedere le carte. Sul sito internet comunale, per interventi di questo tipo, le informazioni agronomiche complete non risultano davvero a portata di lettore comune. Quando va bene si trovano solo avvisi sintetici, mentre il materiale di dettaglio resta “agli atti” del Dipartimento del Campidoglio. Formalmente esiste. Pubblicamente, però, non parla.
Il precedente romano
Non è la prima volta. Negli ultimi mesi il dossier alberi ha attraversato zone simboliche della Capitale: Prati, Testaccio, Lungotevere, Caracalla, Fori Imperiali, Gianicolo. Ogni volta lo stesso schema: si invoca la sicurezza, si preparano i cantieri, si indicano divieti e restringimenti, ma il cittadino fatica a trovare una spiegazione completa, leggibile e verificabile albero per albero. A Roma il verde viene trattato come viabilità, non come patrimonio pubblico.
Le aree simbolo
Il punto è ancora più sensibile quando la discussione si sposta sulle ville storiche e sui grandi polmoni verdi della città. Villa Ada, Villa Glori, Villa Borghese, Villa Pamphili: nomi che non sono semplici aree verdi, ma pezzi dell’identità romana. Qui ogni abbattimento pesa il doppio, perché tocca paesaggio, memoria, sicurezza, appalti e fiducia pubblica. E quando la fiducia manca, anche un atto ordinario diventa un caso politico.
La sicurezza non basta
Nessuno può negare che un albero malato o pericolante vada messo in sicurezza. Ma la sicurezza non può diventare una formula magica capace di chiudere ogni domanda. Se una pianta va abbattuta, il Comune deve spiegare quale, perché, con quale diagnosi, firmata da chi, e quando verrà sostituita. Altrimenti resta solo il rumore della motosega, mentre la trasparenza continua a cadere insieme ai tronchi.
L’ombra della Procura
Sul dossier alberi pesa anche l’inchiesta della Procura di Roma, che ha acceso i riflettori sulla gestione del patrimonio arboreo, sui numeri degli abbattimenti e sulle procedure seguite negli anni. È per questo che ogni nuovo cantiere, anche quando nasce da esigenze di sicurezza, non può più essere liquidato come ordinaria manutenzione. La Colombo è l’ultimo caso: cinque giorni di lavori, una fermata Atac sospesa e troppe carte ancora invisibili ai cittadini.