Roma, Giubileo finito, ma servono 18 milioni per 14 ponti: Gualtieri punta sugli sponsor privati, ma le carte restano top secret

Roma, sullo sfondo Castel Sant'Angelo, in primo piano Gualtieri e l'assessore Segnalini

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Il Giubileo non è bastato a chiudere il conto dei restauri nel cuore di Roma: ora servono quasi 18 milioni di euro per intervenire su 14 ponti, finanziati dai privati in cambio di pubblicità, mentre la delibera che avrebbe dato il via libera politico all’operazione, al momento della nostra nuova verifica, non risulta ancora pubblicamente reperibile attraverso l’Albo Pretorio e il repertorio ufficiale degli atti di Roma Capitale. E il primo problema è proprio questo: prima dei cantieri e degli sponsor viene la Trasparenza.

Sul piano politico, a dover rispondere di questa linea sono anzitutto il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessora ai Lavori Pubblici Ornella Segnalini, titolare della delega competente. Non attribuiamo loro una responsabilità tecnica nella mancata pubblicazione, che senza l’atto non è dimostrabile: ma spetta a sindaco e assessora spiegare perché un progetto di questa portata sia già noto nei dettagli alla stampa mentre le carte non risultano ancora facilmente consultabili.

La notizia corre, la delibera no

La stampa ha già anticipato numeri, imprese e struttura dell’operazione. La Giunta avrebbe dichiarato di interesse pubblico la proposta della costituenda ATI formata da Vivenda Srl, Vivenda Lavori Srl e Cogeco7 Srl, demandando poi al Dipartimento Lavori Pubblici la predisposizione del bando. Il privato sosterrebbe i costi dei restauri ottenendo in cambio un ritorno pubblicitario.

Il problema è che, alle 15 del 17 agosto 2026, dopo una nuova ricerca sull’Albo Pretorio e nel repertorio “Deliberazioni e Atti”, il provvedimento non risulta ancora reperibile attraverso le ricerche effettuate dalla nostra redazione. Roma Capitale stessa ricorda che le deliberazioni della Giunta sono tra gli atti soggetti a pubblicazione all’Albo. Intanto altri provvedimenti della Giunta datati 7 agosto 2026, come le DGC 253 e 254, risultano già consultabili sul sito istituzionale.

Il punto non è contestare chi ha avuto l’anticipazione. È il contrario: il lavoro dei giornalisti è cercare notizie. Ma se alcuni conoscono già un atto nei dettagli mentre altri cronisti e cittadini non riescono a leggerne il testo integrale attraverso gli strumenti pubblici, la Trasparenza procede a due velocità. E così diventa più difficile controllare davvero numeri, condizioni e convenienza dell’operazione.

Nove ponti “trainanti” per pagarne quattordici

I ponti coinvolti sono quattordici. Nove vengono definiti “trainanti”: Cavour, Sisto, Garibaldi, Vittorio Emanuele II, Duca d’Aosta, Sant’Angelo, Umberto I, Milvio e Regina Margherita. Su questi è prevista pubblicità. Gli altri cinque — Matteotti, Savoia, Mazzini, Cestio e Palatino — sarebbero invece “trainati”, senza allestimenti pubblicitari.

Il meccanismo è chiaro: la capacità pubblicitaria dei nove ponti più appetibili dovrebbe sostenere l’intero pacchetto dei lavori, previsto nell’arco di 24 mesi. E qui nasce la prima domanda politica: quanto vale realmente ciò che Roma concede in cambio dei quasi 18 milioni di restauri?

I 18 milioni non sono un regalo

Il privato non investe quasi 18 milioni per beneficenza. Finanzia i lavori e riceve una controprestazione economicamente sfruttabile. Secondo quanto riportato dalla stampa, Risorse per Roma ha valutato il Piano economico-finanziario sostenibile, con un risultato operativo positivo.

Manca quindi metà dell’equazione: qual è il valore complessivo della pubblicità sui nove ponti? È pari ai lavori? È superiore? Quanto dureranno le esposizioni? Senza delibera, allegati e Piano economico-finanziario integrale non possiamo verificarlo. Ed è proprio qui che la carenza di documenti diventa sostanza politica, non un semplice problema burocratico.

Il progetto risalirebbe al 2024: perché nel 2025 non emerge?

C’è poi un secondo punto. Secondo la ricostruzione pubblicata dalla stampa, la proposta spontanea sarebbe arrivata al Campidoglio nel marzo 2024. Ma nella ricognizione delle sponsorizzazioni per il 2026, confluita nella DGC 486 del 18 dicembre 2025, il Dipartimento Infrastrutture e Lavori Pubblici risultava non aver individuato iniziative da attivare tramite sponsorizzazione.

La domanda è semplice: se il progetto dei 14 ponti era già sul tavolo dal 2024, perché non emerge da quella ricognizione del 2025? Può esserci una spiegazione amministrativa del tutto legittima. Ma proprio per questo va resa pubblica e comprensibile.

Ponte Sant’Angelo torna nell’elenco

Fra i quattordici compare anche Ponte Sant’Angelo, uno dei luoghi simbolo degli interventi legati al Giubileo. Nel 2024 Roma Capitale annunciò il completamento del restauro delle dieci statue nell’ambito di PNRR-Caput Mundi, per circa 960 mila euro.

Questo non prova affatto che vengano pagati due volte gli stessi lavori. Il nuovo intervento potrebbe riguardare parti diverse del ponte. Ma senza progetto, computo e allegati è impossibile fare il confronto. Ancora una volta, quindi, il problema torna alle carte.

Prima i documenti, poi gli annunci

L’operazione può anche rivelarsi vantaggiosa per Roma. Restaurare quattordici ponti con capitali privati e senza un esborso diretto equivalente per il Comune sarebbe un risultato importante.

Ma proprio per questo servono risposte semplici: quanto vale la pubblicità concessa? Per quanto tempo sarà esposta? Perché il progetto del 2024 non emerge nella ricognizione del 2025? Cosa verrà restaurato esattamente su Ponte Sant’Angelo? E quando sarà possibile leggere integralmente la delibera e i suoi allegati?

Sono domande, non accuse. E hanno due destinatari politici precisi: Gualtieri e Segnalini. Perché su un’operazione da quasi 18 milioni che coinvolge alcuni dei ponti più importanti di Roma, la Trasparenza non può arrivare dopo le anticipazioni. Prima le carte. Poi i comunicati.