Roma, Gualtieri promette il Campo Largo dal palco della Festa dell’Unità: ma M5S e Lista Raggi frenano bruscamente

Linda Meleo alla festa dell'Unità di Roma

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Roberto Gualtieri sul palco della Festa dell’Unità di Roma prova a trasformare il suo presunto “modello Roma” in una bandiera nazionale: parla di unità, di centrosinistra, di futuro, di unione tra i partiti e politici. Il messaggio del primo cittadino è chiaro quanto contraddittorio: il sindaco-commissario uscente per il Giubileo 2025 prepara il terreno per le elezioni del 2027 e vuole presentarsi come il perno politico naturale di un Campo Largo romano con sguardo sul nazionale. Ma dietro le parole, la coalizione resta tutt’altro che blindata.

Campo Largo nei panel, non ancora nella realtà

La Festa dell’Unità di Villa Lazzaroni è diventata una prova generale, questo è vero. Il Pd ha invitato tutti: sinistra, civici, riformisti, Movimento 5 Stelle, ma non la Lista Raggi. Una foto larga, molto larga. Forse troppo. Perché una cosa è scrivere gli inviti sulle locandine, un’altra è salirci per davvero, pubblicizzare la propria partecipazione, e infine accettare di salire sul carro di Gualtieri per il bis.

Meleo c’è, ma non si espone

Il caso più interessante è Linda Meleo. L’ex assessora della giunta Raggi, oggi capogruppo M5S in Campidoglio e referente M5S di Roma, è andata alla Festa dell’Unità il 16 giugno, nel dibattito sulla mobilità con Eugenio Patanè. Ma non ha trasformato quella presenza in una bandiera pubblica. Linda Meleo non ha pubblicato alcun post, nessuna foto celebrativa, nessuna rivendicazione sui suoi canali. L’unica foto che attesta la sua presenza, di ‘sguincio’, a ‘mezza faccia’, è stata pubblicata dall’assessore Patanè sulle sue pagine. Sui profili social di Linda Meleo non c’è nemmeno una minima traccia di tutto ciò. E per un politico, nel 2026, non pubblicare sui social una presenza è quasi una dichiarazione politica di guerra.

Il silenzio digitale pesa

In un tempo in cui pubblicare sui social equivale a esistere, il silenzio di Meleo parla. Dice che il dialogo con il Pd romano c’è, ma resta fortemente in bilico. Abbastanza utile da frequentare, abbastanza scomodo da non ostentare. È la fotografia perfetta del rapporto tra democratici e Cinque Stelle a Roma: vicini quando serve, solo se strettamente necessario, lontani quando bisogna metterci la faccia.

Raggi resta fuori dalla foto

Ancora più pesante è l’assenza politica di Virginia Raggi. La sua lista non appare come soggetto riconoscibile nella narrazione della Festa. Non è stata, da quanto ci risulta, nemmeno invitata. L’area grillina entra di lato, non frontalmente. E questo per Gualtieri è un problema enorme: senza quel pezzo, il Campo Largo romano rischia di essere più slogan che coalizione, impantanato in partenza, al netto delle dichiarazioni roboanti di Gualtieri e delle locandine del Pd.

Il bis è partito, ma gli alleati frenano

Gualtieri parla già da candidato al secondo mandato. Il Pd apparecchia il tavolo, accende le luci, chiama gli ospiti. Ma gli alleati potenziali restano più che prudenti, nascosti. M5S misura i passi, l’area Raggi non si concede, i riformisti trattano, la sinistra osserva con attenzione (Il voto negativo di AVS e M5S sulla riforma per concedere più poteri a Roma parcla chiaro, del resto). Il Campo Largo c’è solo nei titoli dei giornali di sinistra. Nella realtà, invece, è ancora una trattativa piena di imbarazzi, silenzi e tensioni. Imbarazzi che passano per l’inceneritore di Santa Palomba, fortemente osteggiato da M5S e Lista Raggi, e per la mozione per le Olimpiadi di Roma 2040, giunta al settimo rinvio consecutivo in un mese.

Più che un’alleanza, il Campo Largo romano sembra una classica cena di famiglia dove nessuno vuole sedersi accanto all’altro.
Gualtieri sorride, il Pd brinda, ma sotto il tavolo volano calci politici reciproci.
E il Campo Largo, più che largo, comincia a sembrare un corridoio stretto, pieno di specchi deformanti, destinato a schiantarsi alla prima curva politica.