Roma, Gualtieri vuole comprare lo Spin Time: 40 milioni solo per l’acquisto più ‘accordo ponte’e ristrutturazione: ma chi paga il conto?

Sullo sfondo, l'ingresso dello Spin Time, in primo piano il sindaco Gualtieri e l'assessore Patanè

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Roma, Roberto Gualtieri mette il suo volto politico sul possibile acquisto di Spin Time di via Santa Croce in Gerusalemme, mentre l’assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative Tobia Zevi lavora per trasformare un’occupazione senza titolo di un palazzo (quindi a tutti gli effetti di legge abusiva) in un’operazione immobiliare pubblica da circa 40 milioni di euro, ai quali dovranno aggiungersi i costi ancora sconosciuti della ristrutturazione e del relativo ‘accordo ponte’.

Gualtieri costruisce il racconto umanitario

Il sindaco ha scelto parole precise. Spin Time, secondo Gualtieri, sarebbe una «bellissima esperienza di integrazione» da salvaguardare per proteggere bambini, famiglie e persone fragili. È la cornice perfetta – per il partito democratico che guida a Roma – per presentare l’acquisto del palazzo come un gesto di umanità quasi inevitabile, anziché come una scelta politica ed economica che dovrà essere finanziata con denaro pubblico.

Nessuno mette in discussione la necessità di assistere chi è rimasto in strada dopo l’incendio. Ma garantire una sistemazione temporanea alle persone fragili è una cosa; comprare un intero edificio privato per rendere stabile una realtà nata da un’occupazione abusiva è tutt’altra operazione.

Zevi trasforma il messaggio in un piano

In questa vicenda Tobia Zevi non è un semplice comprimario. Il suo assessorato ha competenza diretta sul patrimonio immobiliare, sull’edilizia residenziale pubblica, sul social housing, sul recupero degli edifici e sui programmi di welfare abitativo. È quindi Zevi l’uomo chiamato a tradurre il racconto politico del sindaco in atti, valutazioni, trattative e soprattutto relative e eventuali coperture finanziarie.

L’assessore ha già indicato la doppia strategia: trovare nell’immediato una soluzione per chi è fuori dal palazzo e, successivamente, acquisire l’immobile per consentire il rientro regolare degli occupanti. Una linea che sposta rapidamente il centro della discussione dall’emergenza provocata dall’incendio alla futura proprietà pubblica dello stabile.

I 40 milioni emergono dalle indiscrezioni

Il prezzo ufficiale non è ancora stato stabilito, ma la cifra di circa 40 milioni di euro emerge chiaramente e con insistenza da diverse ricostruzioni giornalistiche.

Non si tratta dell’offerta definitiva del Campidoglio. Il valore dovrà essere determinato con il coinvolgimento dell’Agenzia del Demanio o dell’Agenzia delle Entrate, dopo un sopralluogo tecnico autorizzato dall’autorità giudiziaria. Ma quei 40 milioni rappresentano oggi l’unico ordine di grandezza disponibile e non possono essere liquidati come una semplice voce incontrollata.

L’acquisto sarebbe soltanto l’inizio

Anche qualora il palazzo costasse esattamente 40 milioni, il conto non finirebbe al momento del rogito. Servirebbero interventi sugli impianti, adeguamenti antincendio, lavori di messa in sicurezza, verifiche strutturali e una riqualificazione complessiva necessaria per trasformare l’edificio in uno spazio regolarmente utilizzabile.

Il sopralluogo servirà proprio a stabilire lo stato reale dello stabile. Fino a quel momento nessuno può quantificare seriamente la ristrutturazione. Eppure Gualtieri e Zevi hanno già fatto avanzare politicamente l’idea dell’acquisto, prima ancora di mostrare ai cittadini il costo complessivo dell’operazione.

Umanità per alcuni, attesa per gli altri

La strategia comunicativa è evidente: chi mette in dubbio l’acquisto rischia di essere rappresentato come insensibile alle famiglie e ai bambini. Ma la vera questione non è scegliere tra umanità e cinismo. La questione è stabilire se l’unico modo per tutelare le persone fragili sia spendere decine di milioni per comprare il palazzo che hanno occupato illegalmente da anni.

Nel frattempo migliaia di romani attendono una casa popolare seguendo graduatorie istituite nei termini di legge, presentando documenti e rispettando procedure e tempi buroratici. Gualtieri e Zevi dovranno spiegare perché Spin Time dovrebbe diventare una priorità finanziaria e quali garanzie saranno offerte a chi è rimasto per anni fuori dalla porta senza occupare alcun immobile.

I soldi restano il vero mistero

La proposta presentata (solo alla stampa ‘amica’) da Roma prevede l’acquisizione e un ‘accordo ponte’ per ottenere subito la disponibilità del palazzo, ma non contiene un prezzo reso pubblico né indica il capitolo di bilancio dal quale saranno prelevate le risorse.

È questo il punto più debole della linea Gualtieri-Zevi. Il sindaco e il suo assessore descrivono il presunto valore sociale dell’esperienza; l’assessore presidia la trattativa; il Campidoglio promette di intervenire. Ma nessuno dice chiaramente se serviranno 40, 50 o 100 milioni tra acquisto, accordo ponte e lavori, né quali altri investimenti pubblici per Roma e i romani dovranno essere rinviati per finanziare questa specifica e costosissima operazione.

Roma conta i soldi, il Campidoglio prepara il simbolo

Roma ha appena approvato un assestamento nel quale la stessa amministrazione riconosce il cronico sottofinanziamento della città, il venir meno di circa 230 milioni di risorse straordinarie legate a Giubileo e Pnrr e tagli nazionali valutati in 50 milioni all’anno.

In questo scenario, ogni scelta dovrebbe essere accompagnata da numeri precisi e priorità trasparenti. Roma continua infatti a fare i conti con trasporti pubblici fragili, rifiuti, alberi secchi, verde trascurato, strade e marciapiedi da riparare. Problemi ordinari che non offrono la stessa fotografia politica di Spin Time, ma incidono ogni giorno sulla vita di milioni di cittadini.

Mutui rinviati, ma il Campidoglio acquista lo Spin Time?

Tra l’altro, Roma ha rinegoziato di recente i mutui in corso di pagamento, riducendo al minimo la quota delle rate semestrali in scadenza dal 30 giugno 2026 al 31 dicembre 2027 e rinviando gran parte del rimborso agli anni successivi. L’operazione libera nell’immediato circa 52,8 milioni di euro, ma genera circa 14,6 milioni di interessi aggiuntivi, che graveranno sui bilanci futuri a partire dal 2028. Il paradosso è evidente: mentre il Campidoglio sposta in avanti pagamenti già dovuti alla banche per vecchi debiti per ottenere liquidità da spendere oggi, Gualtieri e Zevi preparano una nuova operazione da decine di milioni per acquistare e ristrutturare Spin Time, senza averne ancora mostrato il conto complessivo ai romani.

Gualtieri e Zevi mostrino il conto

Gualtieri sembra voler consegnare alla città l’immagine del sindaco che salva Spin Time. Zevi appare come l’assessore incaricato di costruire il percorso amministrativo per trasformare quella promessa in un acquisto. È una divisione dei ruoli efficace: il primo offre la narrazione morale, il secondo prepara la macchina patrimoniale.

Ma dietro il gesto simbolico rimangono domande molto concrete. Quanto costerà davvero l’immobile? Quanto servirà per ristrutturarlo? Da dove arriveranno i fondi? E quali interventi saranno sacrificati?

Fino a quando Gualtieri e Zevi non pubblicheranno prezzo, lavori e copertura finanziaria, l’umanità resterà soprattutto uno slogan. Il conto, invece, rischia di essere molto reale. E sarà presentato ai romani soltanto dopo la fotografia.