Roma, il Centro AMA apre, ma sul sito del Campidoglio è ancora ‘in gara’. Scoppia il caso, i cittadini: “Dov’è il collaudo?”
Il nuovo Centro di raccolta AMA dell’Infernetto risulta entrato in funzione il 31 agosto secondo quanto ricostruito da LabUr, ma mentre nell’impianto di via Ermanno Wolf Ferrari sarebbero già iniziati i conferimenti, la scheda ufficiale di Roma Capitale continuerebbe a descrivere l’opera come “in fase di gara/progettazione”. È dentro questo cortocircuito documentale che i cittadini riuniti nel Laboratorio di Urbanistica chiedono a Campidoglio e AMA di rendere accessibili gli atti che hanno accompagnato la messa in esercizio.
Un’opera da oltre 3 milioni voluta dalla Giunta
Il Centro di via Wolf Ferrari fa parte della strategia impiantistica promossa dalla Giunta Gualtieri. A fine 2023 il Campidoglio affidò ad AMA la realizzazione dell’opera, approvando il progetto definitivo su proposta dell’assessorato all’Ambiente. Roma Capitale indica per l’intervento un importo complessivo di circa 3,14 milioni di euro, finanziato con risorse pubbliche. L’obiettivo dichiarato è potenziare la raccolta differenziata e offrire ai cittadini un punto per conferire rifiuti non destinati ai normali cassonetti.
Nel frattempo sono cambiate le regole
Durante l’iter dell’opera, però, è intervenuta una novità normativa. Il 14 maggio 2026 è entrata in vigore la nuova disciplina nazionale sui centri di raccolta. Il decreto stabilisce nuovi requisiti tecnici, gestionali, ambientali e di sicurezza e concede dodici mesi di tempo per adeguarsi ai centri “già esistenti”. È proprio su questo passaggio che LabUr concentra le proprie domande: con quali atti è stata verificata la conformità dell’impianto dell’Infernetto al quadro normativo vigente al momento della sua apertura?
Il collaudo c’è stato? La risposta deve arrivare dagli atti
Su questo punto serve prudenza. Non esiste, allo stato delle verifiche pubblicamente disponibili, la prova che il Centro sia stato aperto senza collaudo o che sia fuori norma. LabUr chiede però che vengano resi facilmente consultabili il certificato di ultimazione dei lavori, gli atti di collaudo, l’eventuale presa in consegna anticipata e la documentazione relativa alla verifica della conformità alla nuova disciplina.
Il portale AMA dimostra infatti che un servizio di collaudo tecnico-amministrativo, contabile, statico e funzionale era stato previsto e aggiudicato. Quello che non emerge con la stessa immediatezza dai documenti online è il certificato finale con la relativa data. Ed è proprio questo il documento che potrebbe chiudere rapidamente ogni polemica.
AMA cita ancora una norma ormai abrogata
C’è poi un elemento documentale che alimenta ulteriormente le perplessità. Nella propria pagina dedicata ai Centri di raccolta, AMA continua a richiamare per alcune procedure la scheda prevista dal DM 8 aprile 2008. Ma il nuovo decreto del 2026 ha abrogato quella precedente disciplina.
Questo non prova che il Centro Wolf Ferrari sia irregolare. Dimostra però che, a settembre, almeno una parte delle informazioni pubblicate da AMA sul proprio sito non risulta ancora aggiornata al nuovo quadro normativo. Un dettaglio non secondario per una società pubblica chiamata a gestire un servizio ambientale regolato da norme appena cambiate.
L’appalto è passato anche attraverso una variante
Il percorso dell’opera ha inoltre registrato una variante in corso d’opera. Dal portale degli appalti AMA risultano l’affidamento dei lavori e successivi provvedimenti legati al cantiere. Secondo la documentazione richiamata da LabUr, la variante avrebbe comportato circa 216 mila euro oltre IVA, collegati a circostanze emerse durante l’esecuzione.
Anche qui nessuna anomalia può essere automaticamente dedotta dalla presenza di una variante. Ma il passaggio rende ancora più comprensibile la richiesta dei cittadini di poter ricostruire con chiarezza la sequenza finale: conclusione dei lavori, verifiche, collaudo e apertura.
E per Roma Capitale il progetto è ancora “in gara”
Il cortocircuito più evidente arriva però direttamente dal sito istituzionale. La scheda di Roma Capitale dedicata all’opera continua a riportare lo stato “in fase di gara/progettazione” e utilizza formulazioni che descrivono ancora il Centro come intervento da realizzare.
Potrebbe trattarsi semplicemente di una pagina non aggiornata. Ma proprio questa possibilità mette in luce il problema sollevato da LabUr: se l’impianto è ormai operativo, la documentazione pubblica dovrebbe consentire ai cittadini di capire immediatamente quando sono terminati i lavori, quando è stato effettuato il collaudo e sulla base di quale disciplina è stata autorizzata la messa in esercizio.
LabUr porta il caso fuori dal Campidoglio
La vicenda diventa così inevitabilmente politica. Gualtieri e la sua Giunta hanno fatto del potenziamento degli impianti AMA uno dei tasselli della nuova strategia sui rifiuti della Capitale. Ma proprio per questo, secondo i cittadini, la trasparenza dovrebbe accompagnare ogni nuova apertura.
LabUr ha annunciato l’intenzione di rivolgersi al Ministero dell’Ambiente per chiedere chiarimenti e verifiche. Nessuno, oggi, può affermare sulla base degli atti disponibili che il Centro dell’Infernetto sia irregolare. Ma la domanda resta sul tavolo ed è molto semplice: se l’impianto è pienamente conforme e regolarmente collaudato, Campidoglio e AMA pubblichino le carte che lo dimostrano e chiudano il caso.