ZTL Roma, nuovo e secondo STOP (parziale) del Tribunale, ma la Giunta Gualtieri sfida anche i giudici: “Controlli rafforzati dal 7 settembre”


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Roma, se non è una sfida anche ai giudici poco ci manca: due stop clamorosi anche se al momento parziali del TAR del Lazio in appena 72 ore non bastano a far cambiare rotta alla Giunta Gualtieri, che sulla ZTL del centro storico di Roma conferma la propria stretta totale e assoluta, ne rivendica la bontà, e annuncia già dal 7 settembre un rafforzamento dei controlli della Polizia Locale su strada. Non è una “guerra ai giudici”, perché il contenzioso seguirà regolarmente il suo corso, ma politicamente il messaggio del Campidoglio è netto: la stretta sugli accessi resta un obiettivo e l’Amministrazione PD intende difenderla davanti al Tribunale amministrativo, a qualunque costo.

Due stop del TAR in appena 48 ore

Il primo colpo (da noi raccontato ieri) è arrivato sul ricorso dei grandi operatori delle consegne espresse, tra cui DHL, FedEx e UPS: il TAR Lazio ha sospeso a livello cautelare le nuove limitazioni applicabili ai corrieri.

Poi oggi 4 settembre è arrivato un secondo clamoroso decreto, sempre parziale, sul ricorso di Birimport Spa, relativo alle consegne di alimenti e bevande agli esercizi di ristorazione.

Anche in questo caso il Tribunale ha ravvisato una situazione di estrema gravità e urgenza, rinviando la discussione collegiale al 23 settembre.

Non sono bocciature definitive, ma due sospensioni cautelari consecutive dello stesso impianto restrittivo.

Il Campidoglio non fa marcia indietro

La risposta di Roma è arrivata senza aperture sostanziali sulla linea politica. L’Amministrazione Gualtieri si dice ancora convinta della necessità di ridurre i mezzi per il trasporto merci e restringere le fasce orarie di accesso alla ZTL A1, citando cantieri, aumento dei flussi turistici e riapertura delle scuole.

E, mentre attende il giudizio collegiale, annuncia che dal 7 settembre la Polizia Locale sarà presente “in forze” per controllare il rispetto del Codice della strada e delle limitazioni già vigenti.

La città dei varchi diventa sempre più elettronica

Il caso dei furgoni si inserisce in una strategia molto più ampia. Roma ha rivendicato in estate una riduzione di oltre 130mila permessi ZTL, risultato che comprende 72.400 autorizzazioni precedentemente legate ai veicoli elettrici, circa 20mila permessi intestati a persone decedute e 37.700 autorizzazioni relative alle terze auto associate ai contrassegni per disabili.

Parallelamente la Giunta ha approvato un progetto da 4 milioni di euro per nuovi varchi elettronici in uscita dalla ZTL Centro Storico.

E non ci sono soltanto i varchi. Nel 2026 Roma ha programmato 38 nuovi Photored, destinati ad aggiungersi agli 11 già attivi, mentre autovelox sono operativi sulla Tangenziale Est e su viale Isacco Newton. Sono strumenti che il Campidoglio giustifica con la sicurezza stradale e il rispetto delle regole: finalità legittime e difficilmente contestabili.

Ma il punto politico è un altro: alla velocità con cui cresce la capacità della città di controllare automobili, targhe e accessi dovrebbe corrispondere un salto altrettanto evidente nell’alternativa offerta ai cittadini.

Autobus e metro, la vera sfida resta lì

Ed è qui che la narrazione della “Roma sostenibile” mostra il suo lato più fragile. L’ultima indagine ACoS disponibile sulla qualità della vita e dei servizi pubblici assegna al trasporto pubblico romano una sufficienza risicata: 6,0 ad autobus e tram e 6,3 alla metropolitana, con vaste zone della città dove il giudizio scende sotto la sufficienza e con gli utenti abituali tendenzialmente meno soddisfatti di quelli occasionali.

Non significa che nulla sia stato fatto: cantieri e investimenti sulle metropolitane sono in corso. Significa però che, per molti romani, il salto di qualità non è ancora percepito come compiuto.

Prima le alternative, poi i cancelli

È questa la contraddizione che il doppio stop del TAR rende politicamente ancora più evidente. Da una parte una macchina amministrativa che punta a rendere strutturali nuove regole per merci, accessi e controlli; dall’altra una rete del trasporto pubblico che, a meno di un anno dalla conclusione del Giubileo 2025, continua a raccogliere valutazioni appena sufficienti.

Il 23 settembre saranno i giudici a stabilire se le misure sospese potranno riprendere il loro cammino. Ma la questione politica resterà comunque aperta: prima di chiedere ai romani e alle imprese di rinunciare sempre di più all’auto e ai tradizionali modelli di consegna,

Roma deve riuscire a offrire un’alternativa pubblica che non sia soltanto disponibile, ma realmente competitiva. Perché una Capitale moderna non si misura dal numero delle telecamere che riescono a leggere una targa, ma anche dalla facilità con cui un cittadino riesce a lasciare quella macchina a casa.