Roma, il conto Spin Time torna in Campidoglio: ex occupanti ancora assistiti, ma è scaduto il limite dei 60 giorni. E ora?


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Roma, il conto dell’emergenza Spin Time torna in Campidoglio proprio mentre si avvicinano le prime scadenze dei 60 giorni di assistenza straordinaria concessi agli ex occupanti dell’immobile di via Santa Croce in Gerusalemme. Oggi, 8 ottobre, il caso approda nuovamente all’Assemblea capitolina attraverso un’interrogazione del consigliere della Lega Fabrizio Santori. Al centro ci sono i soldi pubblici impiegati per l’accoglienza, le eventuali proroghe e il futuro delle famiglie ancora ospitate nelle strutture temporanee.

Spin Time, la nuova interrogazione in Campidoglio

Con l’interrogazione numero 338 del 2026, Santori riporta all’attenzione dell’Amministrazione Gualtieri una vicenda che si trascina ormai da oltre due mesi. Il consigliere chiede chiarimenti sulle soluzioni abitative destinate agli ex occupanti, sul possibile utilizzo del modello Porto Fluviale e sulle garanzie per le famiglie regolarmente in attesa di una casa popolare. La questione è semplice: quale sarà il futuro degli assistiti e quali regole verranno applicate per trovare una sistemazione definitiva?

I 60 giorni dell’ordinanza Gualtieri

Il punto più delicato riguarda l’ordinanza firmata da Roberto Gualtieri il 7 agosto, che stabiliva un’accoglienza straordinaria per un massimo di 60 giorni dall’effettivo ingresso nelle strutture. Per chi è stato sistemato nei primi giorni, il termine si avvicina o è già arrivato. Ma gli atti relativi ad alcuni servizi avevano già previsto la possibilità di ulteriori 60 giorni, disattendendo l’ordine del sindaco, come rilevato da una nostra inchiesta.
Una possibilità amministrativa che non dimostra, da sola, che tutte le proroghe siano state effettivamente autorizzate. È proprio questo uno dei chiarimenti necessari.

Il conto stimato sfiora i 675mila euro

Nel frattempo, il costo dell’operazione continua a pesare sul dibattito politico. Gli affidamenti e le spese individuati nelle scorse settimane hanno portato a una stima giornalistica vicina ai 675mila euro, tra alberghi, strutture di accoglienza, pasti, vigilanza e altri servizi. Non si tratta però di un rendiconto definitivo. La società InvestiRE Sgr, che gestisce il fondo proprietario dell’immobile, ha annunciato un contributo fino a 500mila euro per l’emergenza. Resta quindi da chiarire quanto sia stato effettivamente pagato dal Comune.

La Commissione Trasparenza senza il totale

Già il 16 settembre la Commissione Trasparenza capitolina, presieduta da Federico Rocca, aveva convocato i dirigenti comunali per ricostruire le spese sostenute. In quella sede era emerso che 325 persone risultavano ancora ospitate temporaneamente. Gli uffici non avevano però fornito un quadro completo dei costi, rinviando la trasmissione di ulteriori documenti. A distanza di settimane, il nodo resta il medesimo: conoscere le somme impegnate, quelle effettivamente pagate e la quota che rimarrà a carico dei contribuenti.

Dall’incendio alla ricerca di alberghi

La vicenda è iniziata il 29 luglio, quando un incendio ha provocato l’evacuazione dell’edificio occupato dal 2013. Centinaia di persone sono rimaste senza una sistemazione, comprese famiglie con bambini e soggetti fragili. Il Campidoglio ha prima organizzato l’assistenza in strada, poi disposto il trasferimento in alberghi e strutture convenzionate. Nei mesi successivi sono emersi affidamenti per sistemazioni distribuite in diverse zone della Capitale, alimentando il confronto politico sulle spese e sulla durata dell’intervento straordinario.

Il progetto di acquisto e il nodo delle case popolari

Parallelamente, Gualtieri ha tentato di raggiungere un accordo con InvestiRE Sgr per acquistare l’immobile e consentire un possibile rientro graduale dopo gli interventi di sicurezza. La proposta temporanea non è stata accettata dalla società. L’Amministrazione ha comunque manifestato l’intenzione di proseguire il percorso di acquisizione, richiamando il precedente di Porto Fluviale. Un progetto che l’opposizione contesta soprattutto per il possibile impiego di ulteriori risorse pubbliche e per il rischio, ancora da dimostrare, di trattamenti preferenziali nelle assegnazioni abitative.

Spin Time, ora servono risposte sui soldi dei romani

Il nuovo passaggio in Assemblea capitolina arriva dunque dopo settimane di interrogativi rimasti aperti: dall’assistenza agli ex occupanti alle proteste dei residenti per i gazebo davanti all’edificio, fino ai costi dell’operazione e al futuro acquisto dello stabile. La tutela delle persone fragili resta una necessità, ma non elimina il dovere di rendere trasparenti le spese pubbliche. La questione decisiva, ora, è sapere quante persone siano ancora assistite, con quali provvedimenti e soprattutto quanto costerà, alla fine, l’intera operazione ai cittadini romani.