Roma, il grande scrittore che inseguiva le farfalle: al museo riaffiora una storia dimenticata


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Roma svela il lato meno conosciuto di Vladimir Nabokov, il celebre scrittore di Lolita che dedicò gran parte della propria vita a inseguire e studiare le farfalle: al Museo Civico di Zoologia una mostra racconta la sua seconda passione e il mistero di un piccolo insetto al quale attribuiva una particolare forma di immortalità. Un legame sorprendente tra letteratura e natura, nascosto dietro un minuscolo cartellino rosso che può raccontare una storia lunga secoli.

Roma, lo scrittore di Lolita aveva una seconda vita

Il mondo conosce Nabokov soprattutto per Lolita, il controverso romanzo pubblicato nel 1955 che lo rese famoso a livello internazionale. Ma pochi sanno che lo scrittore russo, naturalizzato americano, era anche un importante studioso di farfalle. Fin dall’infanzia trascorreva ore a osservarle, catturarle e classificarle. Una passione diventata un vero lavoro: tra il 1942 e il 1948 si occupò delle collezioni di lepidotteri del Museo di Zoologia Comparata dell’Università di Harvard.

Il mistero della farfalla e del cartellino rosso

La storia più curiosa risale agli anni Quaranta, quando Nabokov descrisse una farfalla fino ad allora sconosciuta alla scienza, chiamandola Neonympha dorothea. A quella scoperta dedicò anche una poesia, A Discovery, pubblicata nel 1943 sulla rivista The New Yorker. Il protagonista era un piccolo cartellino rosso, utilizzato per identificare gli esemplari di riferimento nella classificazione scientifica. Secondo lo scrittore, quel semplice oggetto avrebbe garantito alla farfalla una forma di immortalità, forse persino più duratura della fama letteraria.

Sedici fotografie svelano un mondo invisibile

È proprio da questa storia che nasce Biodiversità ritratta. Tipi da cartellino rosso. L’immortalità secondo Vladimir Nabokov, la mostra curata da Francesco Sacco al Museo Civico di Zoologia di Roma. Il percorso presenta sedici fotografie di insetti ad altissima definizione, ingrandite fino a diventare veri ritratti. Particolari minuscoli, invisibili a occhio nudo, si trasformano in immagini sorprendenti. Accanto alle fotografie compaiono esemplari scientifici, documenti originali di classificazione e libri che raccontano l’attività dello scrittore.

La scoperta di Nabokov confermata dagli scienziati

La passione di Nabokov non era un semplice passatempo. Nel 1945 formulò una teoria sull’arrivo di alcune farfalle dalle ali azzurre nel continente americano, ipotizzando diverse migrazioni dall’Asia. Per molti anni il suo lavoro ricevette poca attenzione, fino a quando, nel 2011, uno studio scientifico condotto da ricercatori dell’Università di Harvard ne confermò gli aspetti fondamentali attraverso moderne analisi genetiche. Un risultato sorprendente per un uomo conosciuto soprattutto come romanziere, capace di anticipare conclusioni scientifiche senza disporre delle tecnologie attuali.

Roma, dove scoprire il segreto della farfalla immortale

La mostra è visitabile fino al 15 novembre 2026 al Museo Civico di Zoologia, in via Ulisse Aldrovandi 18, dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 19, con ultimo ingresso alle 18. L’accesso è gratuito per i possessori della MIC Card, secondo le condizioni previste dal sistema museale.

Ad accompagnare il percorso anche un filmato con letture di Fabio Traversa, dedicato alla figura dello scrittore. Ma il particolare più affascinante resta quella piccola etichetta rossa. Per Nabokov, autore di alcuni dei romanzi più celebri del Novecento, la possibilità di legare per sempre il proprio nome a una creatura minuscola aveva un valore straordinario. Perché, mentre anche i libri possono essere dimenticati, il nome scientifico di una farfalla può continuare ad attraversare i secoli.