Roma, il maxi parcheggio interrato sul Lungotevere non si farà: il Tribunale annulla il permesso di costruire

Roma, l'area in cui sorgerà il maxi parcheggio interrato cerchiata in gialla, foto Google Maps

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Roma, il Tribunale Amministrativo del Lazio ha annullato il permesso di costruire del parcheggio interrato previsto a Lungotevere dei Mellini a un passo da Palazzaccio, nel cuore del centro città, rilasciato dal Comune di Roma nel 2024. I giudici hanno cancellato anche il nulla osta idraulico della Regione Lazio, atto decisivo per far partire l’opera che sarebbe dovuta nascere a ridosso del fiume Tevere. Il cantiere già era in corso, come da noi rilevato din un precedente articolo. In parole povere, il maxi parcheggio resta senza un titolo valido di costruzione e il cantiere dovrà fermarsi.

Il cuore della decisione

La sentenza pubblicata quest’oggi 5 maggio rappresenta uno stop pesante per il Comune di Roma e per la società M. P.. Il progetto prevedeva un parcheggio interrato da oltre 270 posti auto vicino al muraglione del Tevere, in una zona delicata e molto abitata. A fare ricorso sono stati diversi condomìni di Lungotevere dei Mellini, preoccupati per gli scavi, per la stabilità degli edifici e per l’impatto dell’opera sul quartiere.

Il nodo dei dieci metri dal Tevere

Il punto che ha fatto saltare tutto riguarda la distanza dagli argini. La legge prevede un limite di sicurezza di 10 metri per scavi e costruzioni vicino ai corsi d’acqua. Nel caso del parcheggio Mellini, la Regione Lazio aveva autorizzato una distanza inferiore, circa 7 metri, con un atto specifico. Per il TAR Lazio, però, una deroga di questo tipo non può essere fatta su misura per un singolo progetto: serve una regola generale, chiara e valida per tutti.

Uno smacco per il Campidoglio

Sul piano politico, la sentenza è uno smacco per l’amministrazione Gualtieri. Il Campidoglio ha difeso un iter che, alla prova del Tribunale amministrativo, non ha retto sul punto più importante. Non parliamo di una semplice irregolarità formale: senza il nulla osta idraulico, cade anche il permesso di costruire. Roma si ritrova così con un’opera contestata dai residenti, autorizzata, avviata nelle procedure, ma ora bloccata dai giudici.

I cittadini vincono la battaglia amministrativa

I condomìni non hanno ottenuto ragione su tutto. Il TAR ha respinto varie contestazioni tecniche su falda, edifici vicini, monitoraggi e viabilità. Ma ha accolto i motivi che contavano davvero: quelli capaci di far cadere gli atti principali. È il punto politico più rilevante della vicenda. I cittadini hanno portato il Campidoglio in Tribunale e hanno ottenuto l’annullamento degli atti chiave che consentivano la realizzazione del parcheggio.

Cosa succede ora

Il parcheggio non è cancellato per sempre in senso assoluto. L’amministrazione e la società potrebbero tentare la strada dell’appello al Consiglio di Stato, secondo e ultimo grado della Giustizia Amministrativa, oppure riaprire il procedimento con nuovi atti. Ma la sostanza resta: il progetto, per come era stato portato avanti, è stato bocciato. Per l’amministrazione Gualtieri è una grana politica e amministrativa, perché mostra una falla nella gestione di un’opera molto contestata e ad alto impatto urbano.

Una lezione per Roma Capitale

Questa sentenza dice una cosa semplice: sulle opere sensibili, soprattutto vicino al Tevere e dentro quartieri già ‘fragili’ o storici, non bastano autorizzazioni costruite in modo debole. Serve un percorso limpido, solido e comprensibile ai cittadini. Qui, invece, i residenti hanno dovuto rivolgersi al TAR per fermare un iter che il Campidoglio considerava valido e efficace. E alla fine, almeno per ora, sono stati loro a vincere.