Roma ingaggia 150 tutor contro la malamovida, ma a Parigi e Londra gli ‘agenti civili’ hanno fatto flop. I nodi costi e poteri

Roma, un tutor, foto generata con IA -

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Roma ha approvato il Piano Roma Notte, con più pattuglie della Polizia Locale e trasporti notturni rafforzati, ma la novità più esibita dall’amministrazione Gualtieri è un’altra: 150 tutor della notte, divisi in squadre e previsti in circa 50 punti della città da luglio. Una presenza rassicurante nella comunicazione del Campidoglio. Molto meno convincente quando la notte smette di essere festa e diventa degrado, molestie, aggressioni e paura.

Il tutor assiste, ma non garantisce sicurezza

Le carte comunali spiegano cosa faranno i tutor: accoglienza, assistenza e mediazione; distribuzione di acqua; ricarica dei cellulari; etilometri monouso; punti di affidamento e riposo. Saranno riconoscibili grazie a pettorina e tesserino e potranno attivare le forze dell’ordine quando necessario.

Ma proprio qui emerge il limite del progetto: il Campidoglio li definisce espressamente figure “non sostitutive delle Forze dell’Ordine”. Non sono agenti, non svolgono funzioni di polizia e il piano non attribuisce loro poteri sanzionatori. Davanti a una rissa o a una molestia, potranno assistere e segnalare. A intervenire davvero dovrà essere qualcun altro.

Parigi, i mediatori della notte contestati sui risultati

Il precedente più vicino arriva da Parigi. Dal 2011 operano i Pierrots de la Nuit, mediatori chiamati a dialogare con locali, clienti e residenti. Il loro obiettivo dichiarato è prevenire i disturbi sonori legati alla vita notturna e sensibilizzare i frequentatori delle zone della movida, anche attraverso interventi artistici nelle strade.

Proprio su questo obiettivo, però, il modello è finito sotto accusa. Nel 2022 diversi comitati di residenti parigini hanno contestato il bilancio dell’iniziativa, definendola costosa e inefficace contro i rumori e le risse prodotte da bar, terrazze e clientela notturna. La critica riportata dalla stampa francese è durissima: oltre un milione di euro di finanziamenti pubblici spesi ogni anno senza un miglioramento percepito da chi continuava a subire i disagi sotto casa.

Il punto per Roma è evidente: un mediatore può invitare alla calma e chiedere comportamenti più civili. Ma, se il problema resta, finisce per diventare il simbolo di un’amministrazione che ‘accompagna’ il disagio invece di risolverlo.

Londra, il “Night Czar” superato da un modello più ampio

Il caso di Londra è diverso. Nella capitale britannica non esistevano veri e propri tutor di strada come quelli annunciati a Roma. Dal 2016 operava invece la Night Czar: una figura politica nata per promuovere la vita notturna londinese, sostenere locali e lavoratori del settore e contribuire all’obiettivo di quartieri più sicuri.

Il limite di quella funzione era scritto nella sua stessa natura: molta rappresentanza, ma nessun potere diretto su licenze, controlli e sicurezza. Durante il suo mandato, la Night Czar è stata criticata mentre i locali notturni continuavano a chiudere anche per problemi di sicurezza. Anche le valutazioni più favorevoli hanno riconosciuto il nodo: la figura non disponeva di reali poteri decisionali o coercitivi.

Nel 2026 la London Nightlife Taskforce, organismo indipendente incaricato dal sindaco di studiare il futuro della notte londinese, ha proposto di abbandonare il modello concentrato su queste singole figure e di istituire una Nightlife Commission indipendente, più ampia e rappresentativa. La motivazione indicata nel rapporto è chiara: le sfide della notte richiedono competenze diffuse, più voci e una struttura meglio attrezzata a produrre risultati concreti. Il sindaco ha poi annunciato 300mila sterline di investimento per sostenere l’avvio della nuova commissione.

Londra non dimostra che ogni politica di mediazione sia inutile. Dimostra però che una figura visibile, caricata di aspettative ma povera di poteri, prima o poi viene giudicata per ciò che non riesce a cambiare.

Roma chiede controlli, non un progetto senza conto e senza poteri

È su questo terreno che l’amministrazione Gualtieri scopre il fianco. Il Campidoglio ha annunciato fino a 150 tutor, la loro distribuzione sul territorio e l’avvio del servizio da luglio attraverso un avviso rivolto agli enti del Terzo Settore. Ma, nella documentazione pubblicata, non emerge ancora il costo specifico dell’operazione tutor né una griglia di risultati verificabili: quanti interventi dovranno gestire, quali disagi dovranno ridurre, come sarà valutata la loro efficacia?

In compenso, il limite principale è già scritto nero su bianco: i tutor non sostituiscono le forze dell’ordine. Per questo, presentati come risposta alla malamovida, il progetto appare politicamente debole e rischia di trasformarsi in una costosa operazione di facciata.

Roma non ha bisogno di ‘balie della notte’ in pettorina, chiamate a distribuire acqua mentre la sicurezza vera resta affidata ad altri. Ha bisogno di agenti presenti, controlli efficaci e responsabilità misurabili. Prima di celebrare i tutor come una svolta, il Campidoglio dovrebbe dire ai romani quanto costeranno e quale problema concreto saranno davvero in grado di risolvere.