Roma, la ciclabile di via Reni finisce contro un muretto, i residenti: “Inaccettabile e pericoloso”. Ennesima grana per la Giunta Gualtieri
La ciclabile di via Guido Reni, nel quartiere Flaminio, si interrompe all’incrocio con via Flaminia davanti a un basso manufatto in travertino: una conclusione improvvisa del percorso che ha riacceso sui social le proteste dei residenti e le domande sulla continuità e sulla sicurezza dell’opera.
Il capolinea davanti al travertino
Il punto più contestato si trova in direzione dell’Auditorium, subito dopo l’attraversamento pedonale. Chi percorre la pista incontra il muretto bianco che separa il tracciato dalla carreggiata. Secondo gli abitanti, un ciclista che non conosce la zona potrebbe accorgersi tardi dell’interruzione. Il problema nascerebbe dall’impossibilità di proseguire direttamente verso viale Tiziano, anche per l’organizzazione dei sensi di marcia.
Le immagini che corrono sui social
Il caso non nasce oggi. Da mesi fotografie, video e testimonianze accompagnano la battaglia del quartiere. Un post Instagram aveva già documentato la richiesta dei residenti di incontrare le istituzioni, mentre Roma Today aveva raccolto sui social la protesta di chi chiedeva di ripristinare i parcheggi e intervenire, invece, sulla ciclabile lungo il Tevere. Più recentemente, alcuni filmati di “Roma si Ama” hanno mostrato il tratto di via Guido Reni e il suo discusso punto terminale.
Una pista isolata oppure un pezzo del GRAB?
I residenti descrivono l’opera come un tratto di circa 800 metri privo di collegamenti immediatamente riconoscibili con le ciclabili vicine. Contestano inoltre la collocazione al centro della strada, la mancanza di ombra e il ridotto utilizzo che avrebbero osservato dopo la realizzazione. Si tratta, però, di valutazioni degli abitanti: nelle fonti consultate non compaiono conteggi ufficiali dei passaggi in bicicletta capaci di confermare quanti utenti utilizzino realmente il percorso.
Il Campidoglio inserisce invece via Guido Reni nel GRAB, il Grande raccordo anulare delle biciclette: un anello di circa 50 chilometri, articolato in sei lotti, pensato sia per la mobilità quotidiana sia per la fruizione turistica della città. Il tracciato complessivo attraverserà, tra gli altri luoghi, Villa Ada, Villa Borghese, viale Angelico, via Lepanto e il centro storico.
Il progetto difeso anche dai ciclisti
La discussione sui social non è a senso unico. La pagina GRAB-VeloLove aveva sostenuto pubblicamente la prosecuzione dei lavori senza modifiche al progetto, mentre una manifestazione favorevole alla ciclovia si è svolta proprio in via Guido Reni, nei pressi del Ponte della Musica. Il quartiere si è così diviso tra chi considera la pista una trasformazione necessaria e chi denuncia un’opera calata dall’alto, poco integrata con parcheggi, trasporto pubblico e viabilità locale.
Il Comune ammetteva la necessità di coordinare le opere
La relazione della Commissione capitolina PNRR conferma che il tratto di via Guido Reni è stato al centro di un confronto istituzionale. Nel documento si parla della necessità di coordinare ciclabile, futura tranvia e parcheggi, evitando interventi frammentati. La pista viene inoltre definita in parte temporanea e reversibile, perché realizzata prevalentemente con segnaletica ed elementi ricollocabili, così da non ostacolare il futuro passaggio del tram sul Ponte della Musica.
La scheda ufficiale indica ancora lavori “in corso”
Resta anche un problema di tempi. La pagina ufficiale di Roma Capitale, consultata il 3 agosto 2026, indica ancora il GRAB come intervento “in corso”, nonostante riporti come termine previsto il secondo trimestre del 2026. La stessa scheda attribuisce all’intero progetto – non al solo tratto di via Guido Reni – circa 14,88 milioni di euro di risorse ministeriali e altri 300 mila euro legati al Giubileo.
Il muretto diventa così il simbolo concreto di una domanda rimasta aperta: come dovrà continuare il percorso e quali correttivi verranno introdotti per rendere chiaro e sicuro il passaggio? Prima delle polemiche politiche servirebbero una verifica tecnica sul punto terminale, una segnaletica inequivocabile e dati pubblici sull’effettivo utilizzo della pista. Solo allora sarà possibile stabilire se via Guido Reni rappresenti un tassello utile del futuro GRAB oppure un’infrastruttura rimasta, almeno per ora, senza una vera uscita.