Roma, la tramvia Termini-Tor Vergata parte, ma a metà: il completamento dell’opera resta ‘opzionale’
Roma, la tramvia Termini-Tor Vergata ottiene il via libera, ma non tutta l’opera partirà e verrà realizzata subito. Il Campidoglio, il commissario per il Giubileo Gualtieri, il 27 febbraio scorso ha messo in sicurezza il progetto ‘di base’ ma rinviato il completamento del deposito di Centocelle Est, una parte centrale e essenziale del progetto stesso. In parole povere, quel ‘pezzo’ del progetto resterà “opzionale” e potrà essere attivato dal Comune di Roma nel triennio successivo (2027-2029). Una scelta che, salvo accelerazioni, finirà sul tavolo del sindaco che verrà dopo Roberto Gualtieri, subito dopo le prossime elezioni in programma per maggio 2027.
Via libera, ma solo al cuore del progetto
Il dato politico sta tutto qui. Roma approva l’intervento, ma non lo blinda per intero. La parte che può andare avanti subito è quella centrale. La parte finale viene congelata in una formula che pesa più di quanto sembri: “Opzionale”.
Non è un dettaglio solo tecnico. È una scelta politica. Il progetto viene spacchettato. Da una parte c’è ciò che il Comune di Roma porta a casa ora. Dall’altra c’è ciò che lascia in eredità alla prossima amministrazione. Ossia il ricovero per i mezzi che serviranno la nuova linea, non esattamente una bazzecola.
Che cosa parte davvero
La fase che parte comprende la linea tranviaria Termini-Giardinetti-Tor Vergata e il deposito di Centocelle Ovest, ma non l’intero deposito di Centocelle Est.
Il punto, però, è che il progetto completo non coincide con il primo pacchetto varato da Gualtieri. Per arrivare alla versione piena manca ancora un passaggio. E quel passaggio non è automatico.
Il pezzo rinviato
La parte del progetto lasciata fuori dall’avvio immediato riguarda il completamento il deposito di Centocelle Est. È il tassello finale di una struttura decisiva per il funzionamento complessivo del sistema.
E questa seconda fase del progetto – così riportano le carte che il Nuovo 7 Colli ha potuto visionare – è “eventualmente da affidare” dopo. E l’attivazione della progettazione e dei lavori è “opzionale da parte di Roma Capitale”. In altre parole, il Comune si tiene le mani libere. Può farlo. Ma può anche rinviare ancora o non farlo.
La scelta che scivola oltre Gualtieri
Qui si apre il vero nodo politico. Roberto Gualtieri può rivendicare l’approvazione di una tramvia attesa da anni. Può rivendicare di aver sbloccato un’opera importante. Ma non può dire di aver chiuso tutto il percorso.
Perché il completamento resta appeso a una decisione successiva. E quella decisione, nei tempi fissati dal provvedimento, rischia seriamente di cadere nella prossima consiliatura. Tradotto: sarà il successore di Gualtieri, salvo corse finali o colpi di scena, a decidere se trasformare il progetto in un’opera davvero completa.
I soldi spiegano la scelta
Anche sul piano economico il messaggio è chiaro. Le risorse che consentono di partire ci sono, ma coprono il lotto base. La parte “opzionale” viene riconosciuta, quantificata e inserita nel progetto, ma non viene trattata come la quota già pronta a muoversi subito.
È questa la ragione vera del doppio binario. Roma fa partire ciò che può mettere a terra adesso. Il resto viene tenuto in sospeso. Non cancellato. Non bocciato. Semplicemente rinviato a una scelta politica futura.
Un’opera sbloccata a metà
L’ordinanza di Roma accelera il percorso amministrativo e spinge avanti la parte finanziata. Questo consente al Campidoglio di presentare il via libera come un risultato concreto. Ma allo stesso tempo rende evidente il limite dell’operazione: la tramvia parte, sì, però non nella sua configurazione finale.
Il messaggio politico finale
La sostanza è semplice. La tramvia Termini-Tor Vergata non è ferma. Ma non è nemmeno completata sul piano delle decisioni. Il Campidoglio ha scelto di blindare l’avvio e di lasciare il finale alla politica che verrà.
In una città dove i grandi progetti si misurano sempre con i tempi della politica, il messaggio è chiaro: il cantiere può partire adesso, il completamento no. E il pezzo finale, più che ai tecnici, è già consegnato al prossimo sindaco.