Roma, l’Anticorruzione boccia la maxi gara sul fotovoltaico: “Requisiti sbagliati”, il Campidoglio costretto a rifare tutto

Sullo sfondo il Campidoglio, in primo piano sindaco Gualtieri e assessore Segnalini (lavori Pubblici)

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Roma a trazione PD guidata dal sindaco Gualtieri ha imposto alle imprese private requisiti di partecipazione troppo stringenti rispetto a quelli consentiti dalla legge per un appalto sul fotovoltaico, restringendo enormemente la platea dei concorrenti potenzialmente interessati e arrivando a comprimere – secondo i giudici – i principi di Trasparenza, Partecipazione e Proporzionalità. Per questo l’Autorità Nazionale Anticorruzione (conosciuta anche come ANAC) ha rilevato vizi di legittimità e il Campidoglio ha dovuto annullare una gara sul fotovoltaico da 2,16 milioni di euro, quando le offerte erano già state aperte e la graduatoria provvisoria era stata formata. Tutto cancellato e procedura rifatta.

La vicenda investe politicamente l’amministrazione guidata da Roberto Gualtieri, che mantiene direttamente la delega al Clima, e l’assessora ai Lavori Pubblici e alle Infrastrutture Ornella Segnalini. Sul piano amministrativo, infatti, la manutenzione degli impianti fotovoltaici è competenza del Dipartimento Infrastrutture e Lavori Pubblici. Le contestazioni dell’Anticorruzione riguardano però gli atti tecnici della gara, non provvedimenti personalmente firmati dai due esponenti politici.

Il 9 aprile parte la gara sul fotovoltaico

La storia comincia formalmente il 9 aprile, quando con la determinazione dirigenziale QN/601/2026 Roma indice la procedura per affidare un accordo quadro destinato alla manutenzione straordinaria, al revamping e all’ammodernamento degli impianti fotovoltaici già esistenti. Oltre alla possibile realizzazione di nuovi impianti sugli immobili capitolini.

La gara viene poi pubblicata sulla piattaforma di Roma Capitale il 16 aprile, per un valore complessivo di 2.162.633,28 euro.

Il 23 aprile Roma modifica già il disciplinare

I primi problemi emergono quasi subito. Il 23 aprile, appena due settimane dopo l’avvio, il Campidoglio approva infatti una modifica del disciplinare e proroga i termini per presentare le offerte.

Il nodo principale riguarda ciò che veniva chiesto alle aziende. Oltre all’attestazione SOA OG9, Roma aveva inserito esperienza documentata nella realizzazione di impianti fotovoltaici, esperienza nei sistemi SCADA e nel telecontrollo, precedenti interventi analoghi, un’adeguata organizzazione e disponibilità di personale qualificato. Tra le condizioni comparivano inoltre certificazioni di qualità, compresa la ISO/IEC 27001 o garanzia equivalente.

Il 5 giugno arriva il verdetto dell’Anticorruzione

Un operatore economico decide di contestare quelle clausole e si rivolge all’Autorità Nazionale Anticorruzione. Il parere viene acquisito ufficialmente da Roma Capitale il 5 giugno.

L’Anticorruzione dà ragione al privato sul punto centrale della contestazione. Rileva vizi di legittimità nei requisiti richiesti perché non conformi ai principi di massima partecipazione, trasparenza e proporzionalità.

Detto in termini semplici: per quei lavori, l’attestazione SOA rappresenta normalmente la prova sufficiente della capacità tecnica ed economica dell’impresa. Pretendere ulteriori requisiti per poter partecipare significa rischiare di escludere aziende che avrebbero invece avuto titolo per concorrere, restringendo così la concorrenza.

Ma ormai le offerte erano già state aperte

Ed è qui che il caso diventa più pesante per il Campidoglio. Quando arriva il parere dell’Anticorruzione, infatti, non si è più nella fase iniziale.

Le offerte economiche erano già state aperte e gli uffici avevano già formato la graduatoria provvisoria dei concorrenti. Il RUP formula quindi il 18 giugno la proposta motivata per procedere all’annullamento.

Roma stessa riconosce nell’atto successivo che i vizi non potevano più essere risolti semplicemente correggendo qualche riga del disciplinare e che mantenere in piedi la procedura avrebbe esposto l’amministrazione a “rilevanti rischi di contenzioso”.

Il 24 giugno la gara viene azzerata

Il passaggio decisivo arriva il 24 giugno. Con la determinazione dirigenziale QN/1084/2026 il Dipartimento dispone l’annullamento in autotutela dell’intera procedura.

Saltano quindi tutti gli atti conseguenti, compresi i verbali e la graduatoria provvisoria. Nessun contratto era stato ancora stipulato e non era stata adottata l’aggiudicazione definitiva, ma il risultato è comunque netto: la gara avviata il 9 aprile deve ripartire praticamente dalla casella di partenza.

Il 16 luglio Roma riparte: ora le regole cambiano

Dopo il dietrofront, il Campidoglio prepara la nuova procedura. La determina a contrarre viene caricata il 10 luglio e la nuova gara viene pubblicata il 16 luglio, mantenendo lo stesso valore complessivo di 2,16 milioni di euro.

La differenza emerge chiaramente anche dai chiarimenti forniti alle aziende: nella nuova procedura la ISO 27001 non è più richiesta come requisito obbligatorio di partecipazione e l’unica attestazione SOA indicata è la OG9, classifica IV o superiore. Le offerte scadranno il 18 agosto.

È questo il cortocircuito che pesa politicamente sull’amministrazione Gualtieri e sull’area dei Lavori Pubblici guidata dall’assessore Ornella Segnalini. 9 aprile gara avviata, 5 giugno censura dell’Anticorruzione, 24 giugno annullamento totale, 16 luglio nuova partenza. Quasi cento giorni per tornare al punto di partenza, dopo che le regole predisposte dal Campidoglio erano state giudicate dall’Anticorruzione non conformi ai principi che devono garantire la libera partecipazione delle imprese. Trasparenza, Partecipazione e proporzionalità.