Roma, l’associazione CURAA sfida Gualtieri sui 51mila pini: “Curarli è possibile, prima di abbatterli»


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Curare i pini di Roma prima di pensare all’abbattimento, valutando uno per uno gli oltre 51mila esemplari censiti nella Capitale: è la richiesta che l’associazione CURAA rivolge alla Giunta Gualtieri e all’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi, proponendo un piano straordinario di salvaguardia del patrimonio arboreo romano.

«Ogni pino va studiato singolarmente»

La linea indicata da CURAA – Cittadini Uniti per Roma, i suoi Alberi e Abitanti – è netta: la conservazione dovrebbe diventare la priorità e la rimozione l’ultima soluzione possibile. L’associazione chiede che ogni pino venga esaminato individualmente, considerando condizioni fitosanitarie, inclinazione e caratteristiche del tronco, apparato radicale, età, posizione ed esposizione. L’obiettivo è capire, caso per caso, se esistano alternative tecnicamente praticabili all’abbattimento.

Cure, radici e sistemi di ancoraggio

Tra gli strumenti indicati ci sono trattamenti fitosanitari ed endoterapici, interventi sulle radici e sistemi di sostegno e ancoraggio progettati sulle caratteristiche dell’esemplare. CURAA cita anche esperienze realizzate a Venezia su pini marittimi danneggiati, dove sono state adottate soluzioni per recuperare la stabilità delle piante. A Roma, del resto, proprio nel 2026 il Campidoglio ha già avviato su alcuni pini di Corso Trieste un intervento sperimentale di consolidamento radicale mediante tiranti e tecnologia Air-Spade.

La cocciniglia resta il grande nemico

Il capitolo più delicato riguarda la Toumeyella parvicornis, la cosiddetta cocciniglia tartaruga del pino. Il parassita è ormai diffusamente presente nell’area romana e può provocare deperimento, disseccamento dei rami e una progressiva compromissione della vitalità delle piante. CURAA chiede quindi di intervenire rapidamente sugli alberi ancora curabili, anche attraverso le terapie endoterapiche già utilizzate negli anni scorsi a Roma e a Ostia.

«Un albero malato è prima di tutto un albero che deve essere curato», sostiene la presidente di CURAA Jacopa Stinchelli, chiedendo che anche gli esemplari con problemi strutturali vengano studiati per verificare la possibilità di sostenerli e metterli in sicurezza. La richiesta dell’associazione è di procedere alla rimozione soltanto quando il pino risulti completamente secco e morto, fermo restando che le decisioni sulla sicurezza dei singoli alberi spettano alle valutazioni tecniche specialistiche.

Agronomi e La Sapienza al tavolo

CURAA propone quindi di mettere insieme Roma Capitale, Ordini professionali degli agronomi e dei dottori forestali e Università La Sapienza, costruendo un protocollo scientifico specifico per i pini romani. L’associazione guarda anche al nuovo direttore del Dipartimento Ambiente, l’agronomo Mauro Uniformi, chiedendo che il cambio al vertice possa tradursi in una gestione maggiormente orientata alla conservazione degli alberi storici. Uniformi è stato nominato alla guida del Dipartimento nell’agosto 2026.

Quei 51.500 pini che disegnano Roma

La posta in gioco è enorme. Secondo l’ultimo censimento CREA richiamato dallo stesso Campidoglio, a Roma ci sono circa 51.500 pini, dei quali circa 14.200 lungo le strade. Sono alberi che disegnano le consolari, accompagnano monumenti e quartieri e contribuiscono con ombra e vegetazione a mitigare gli effetti delle temperature urbane. Sostituire un grande esemplare adulto con una giovane pianta, sottolinea CURAA, non permette di recuperare immediatamente gli stessi benefici.

Ed è qui che arriva la richiesta finale a Gualtieri e Alfonsi: avviare un progetto pilota per salvare i pini di Roma. Sperimentando su larga scala cure, consolidamenti e sistemi di sostegno quando tecnicamente possibili. Piantare nuovi alberi resta fondamentale. Ma per CURAA la nuova frontiera deve partire da una domanda ancora più semplice.

Prima di sostituire i pini che hanno fatto la storia del paesaggio romano, è stato fatto davvero tutto il possibile per salvarli?