Roma, 48mila € pubblici per 8 podcast: ma non si potrà ‘criticare’ l’Amministrazione prima delle elezioni 2027?
Roma stanzia 48mila euro pubblici per finanziare otto progetti di podcast e videopodcast destinati soprattutto ai giovani, ma esclude le proposte capaci di arrecare «pregiudizio o danno all’immagine dell’Amministrazione Capitolina»: lo stabilisce l’articolo 11 dell’avviso capitolino. Da qui nasce una domanda inevitabile, mentre Roma si avvicina alle elezioni della primavera 2027: quanto spazio resterà alle voci realmente libere e ai racconti critici sull’azione della Giunta Gualtieri?
Domande aperte fino al 30 settembre
Il nuovo avviso “Voci dalla città” (che pubblichiamo in formato scaricabile alla fine di questo articolo) è stato approvato con una determinazione dirigenziale del Gabinetto del sindaco del 12 agosto e pubblicato il 17 agosto. Le candidature dovranno arrivare entro le ore 18 del 30 settembre. Saranno selezionati otto progetti, con un contributo massimo di 6mila euro ciascuno. Ogni serie dovrà comprendere almeno sei episodi: complessivamente, quindi, saranno realizzate non meno di 48 puntate dedicate ai diversi linguaggi della vita urbana.
Consegna entro dicembre, pubblicazione fino a febbraio
I prodotti finiti dovranno essere consegnati entro il 31 dicembre 2026. La diffusione delle puntate potrà però proseguire, in giornate differenti, fino al 28 febbraio 2027, a ridosso della primavera nella quale Roma tornerà alle urne. La scelta delle date di pubblicazione sarà rimessa ai soggetti vincitori. Non esistono oggi elementi per sostenere una violazione della par condicio o una regia elettorale del Campidoglio. La coincidenza politica dei tempi, tuttavia, resta evidente.
Cinquemila euro più il premio per le visualizzazioni
A ciascun progetto selezionato potrà essere riconosciuta una quota di 5mila euro, erogata dopo la realizzazione e la rendicontazione delle spese, più altri mille euro al raggiungimento di almeno 500 visualizzazioni. Il contributo non potrà superare il 90% dei costi effettivamente sostenuti e documentati. Il bando non finanzia otto singole registrazioni, ma otto serie complete: una finalità legittima, destinata alla creatività e al lavoro giovanile, che dovrebbe essere accompagnata dalla massima chiarezza sulle garanzie editoriali.
La clausola che protegge il Campidoglio
Il punto più delicato si trova nell’articolo 11. Non saranno ammesse le proposte che rechino «pregiudizio o danno all’immagine dell’Amministrazione Capitolina o di terzi». È una formulazione ulteriore e potenzialmente più ampia rispetto ai divieti, già espressamente previsti, riguardanti contenuti propagandistici, razzisti, discriminatori, offensivi o di apologia della violenza. Ma cosa significa, concretamente, danneggiare l’immagine del Campidoglio?
Raccontare il degrado urbano, l’emergenza dei rifiuti, quella degli alberi, più in generale i problemi del verde pubblico, i disservizi dei trasporti o il disagio delle periferie potrebbe essere considerato pregiudizievole?
Il bando non stabilisce criteri interpretativi sufficientemente dettagliati per tracciare con certezza il confine.

Informazione libera, ma fino a che punto?
Fra gli argomenti ammessi compare espressamente l’informazione, insieme a documentari, reportage, società, cultura ed economia. Ma quale spazio può restare all’informazione critica e libera se una formulazione così ampia rischia di produrre un effetto dissuasivo sugli autori?
Un contenuto informativo autentico può mettere in difficoltà chi amministra. In molti casi è proprio questo il compito del giornalismo: fare domande, mostrare problemi e raccontare anche ciò che il potere preferirebbe non vedere.
Se il finanziamento pubblico viene subordinato alla tutela dell’immagine dell’ente finanziatore, il giovane autore potrebbe essere indotto a scegliere argomenti innocui e rinunciare preventivamente alle questioni più scomode.
Il rischio è che, in assenza di criteri più precisi, l’immagine istituzionale di Roma finisca per sovrapporsi alla rappresentazione dell’azione amministrativa svolta dalla Giunta in carica. Sono due piani diversi e dovrebbero restare chiaramente separati.
Se lo avesse fatto il Governo Meloni?
La domanda politica è inevitabile: quale reazione avrebbe suscitato una clausola identica inserita in un finanziamento promosso da un ministero del Governo Meloni? Se Palazzo Chigi avesse sostenuto giovani podcaster escludendo le opere capaci di danneggiare l’immagine dell’Esecutivo, il caso avrebbe probabilmente acceso un duro confronto sulla libertà d’espressione.
Il principio non dovrebbe cambiare a seconda del colore politico dell’amministrazione coinvolta. Quando vengono impiegati soldi pubblici per sostenere l’informazione e la creatività, i criteri devono essere trasparenti, oggettivi e compatibili anche con le opinioni più critiche.
Ora Gualtieri renda il bando inattaccabile
Non ci sono prove che gli otto podcast diventeranno strumenti di propaganda per Gualtieri, che il sindaco sceglierà personalmente i vincitori o che saranno escluse proposte critiche. La commissione sarà nominata dal direttore dell’Ufficio di scopo Politiche giovanili del Gabinetto del sindaco e potrà essere composta da un massimo di cinque membri, interni o esterni all’Amministrazione, in possesso di competenze amministrative e culturali.
Gli atti, però, lasciano aperta una domanda politica pesante: perché utilizzare denaro pubblico per promuovere l’espressione giovanile e inserire, contemporaneamente, una clausola tanto ampia a tutela dell’immagine dell’ente che assegna i contributi?
Il Campidoglio potrebbe eliminare ogni dubbio riscrivendo quella disposizione, chiarendone la portata, disciplinando la presenza di eventuali ospiti politici e rendendo pubblici commissione, punteggi, progetti esclusi e relative motivazioni. Altrimenti “Voci dalla città” rischia di alimentare il sospetto che vengano favorite le voci meno scomode per l’Amministrazione. Un sospetto che Roma può cancellare subito, prima ancora che venga selezionato il primo podcast.