Roma, ok alla manutenzione dei giochi-bimbi di 8 storici parchi: ma con mutuo da 1,3 milioni (Giunta senza Gualtieri)
Roma, la Giunta Gualtieri ha approvato il progetto per la manutenzione straordinaria di aree giochi e spazi sportivi in otto parchi di Roma, con un pacchetto complessivo da 1,3 milioni di euro. Ma il cuore del provvedimento è la leva finanziaria: 1,2 milioni arrivano da mutuo, mentre 100mila euro sono già coperti da avanzo per incarichi tecnici. Un modello che consente di partire subito, ma sposta parte del conto sugli anni successivi: oggi la posa della pavimentazione antitrauma, domani la rata. E poi c’è il dettaglio che pesa come un titolo da solo: al momento del voto non risultano presenti né il sindaco Roberto Gualtieri né la vicesindaca Silvia Scozzese delegata al Bilancio. In altre parole: la città prova a riparare i suoi parchi, ma lo fa “a rate” e con una regia politica che, proprio nel momento decisivo, non mette in scena i suoi due volti principali.
Gli otto parchi storici di Roma coinvolti (e perché contano)
Non è un intervento “da quartiere” in senso stretto: la mappa tocca polmoni verdi molto frequentati e aree di prossimità dove il tema del decoro è quotidiano. I parchi indicati sono:
Villa Ada (Municipio II)
Parco della Cecchina (Municipio III)
Villa Faonte (Municipio III)
Parco di Via Feronia (Municipio IV)
Parco Alessandrino (Municipio V)
Parco dell’Acqua e del Vino (Municipio VI)
Parco Ponte di Nona (Municipio VI)
Villa Pamphilj (Municipio XII)
Il verde come consenso: famiglie, sport, quartieri
Aree ludiche per bambini piccoli e grandi, spazi fitness, campi da gioco: il pacchetto è costruito per intercettare pubblici trasversali. È la Roma dove il cittadino non chiede grandi opere. Ma normalità funzionante: giochi non vandalizzati, attrezzature utilizzabili, accessi dignitosi anche per passeggini e persone con disabilità, spazi in cui non ci si faccia male per incuria. È una politica che parla con i dettagli: una panchina nuova o un campo rifatto valgono più di molti discorsi, perché incidono nella routine.
Accordi quadro: velocità amministrativa e “politica di sistema”
La delibera incardina i lavori dentro un Accordo Quadro, la formula che consente di gestire interventi multipli con maggiore elasticità, soprattutto quando lo stato reale dei luoghi impone aggiustamenti in corsa. È un tassello di una strategia più ampia: la manutenzione del verde, a Roma, viene sempre più trattata come un’infrastruttura permanente, non come una serie di micro-emergenze. Il risultato è un’amministrazione che prova a “mettere a terra” cantieri più rapidamente. Il rovescio della medaglia è che la velocità chiede carburante: e spesso quel carburante è finanziario.
Il contesto: una città che investe, ma si abitua al debito
Il punto politico non è se rifare i parchi sia giusto: perchè lo è. Il punto è come lo si fa e che modello di città ne deriva. Perché qui non si parla solo di otto aree verdi: si parla di una Capitale che negli ultimi anni ha aumentato l’ambizione degli investimenti e, insieme, la tentazione sempre più frequente della leva del credito. Il mutuo diventa una scorciatoia accettabile anche per ciò che dovrebbe essere ordinario: manutenzione, decoro, vivibilità? E quando la manutenzione entra nel perimetro del debito, il confine tra necessità e scelta politica in vista delle elezioni 2027, ormai dietro l’angolo, si fa sempre più sottile.
La domanda che resta: manutenzione necessaria o Roma “a rate”?
Nessuno rimpiange il degrado: a Roma si misura anche in altalene rotte e campetti inutilizzabili. Ma la discussione vera è un’altra: quanto a lungo si può sostenere una città che finanzia la qualità urbana con prestiti e mutui ricorrenti? Il rischio non è il singolo intervento, è l’abitudine: trasformare ogni buona notizia in un impegno futuro. E intanto la macchina va avanti anche senza i due volti principali al tavolo del voto, segnalando una governance che procede per atti e urgenze, più che per una narrazione pienamente condivisa e presidiata fino in fondo.