Roma ospita il ‘Festival des Cabanes’: il segreto nascosto nei giardini di Villa Medici. Tutte le informazioni

Piazza di Spagna, a Roma

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Sei strane “case impossibili” sono comparse nei giardini di Villa Medici a Roma: in realtà sono architetture sperimentali costruite tra pini quasi bicentenari per immaginare come potremmo abitare, ripararci dal caldo e costruire con meno impatto nel futuro. È il cuore della quinta edizione del Festival des Cabanes, aperto fino al 28 settembre nell’Accademia di Francia, a pochi passi da Trinità dei Monti.

Sei costruzioni in mezzo ai pini di Roma

Il contrasto è quello che colpisce subito. Da una parte uno dei giardini storici più preziosi della Capitale, organizzato in quadrati di prato, siepi e grandi pini, alcuni dei quali sfiorano i 200 anni. Dall’altra legno, acciaio, mattoni, travertino, terracotta e materiali recuperati trasformati in strutture contemporanee. Il festival, nato nel 2022, utilizza proprio questo incontro tra passato e futuro come laboratorio a cielo aperto.

C’è persino un “Duomo invertito”

Tra le creazioni più scenografiche c’è il Duomo Invertito di Bento Architecture. La struttura raggiunge i 5,60 metri di altezza e utilizza micelio, legno, acciaio e travertino. L’idea mette insieme una forma monumentale che richiama l’architettura storica e materiali volutamente leggeri ed effimeri. Il risultato è qualcosa che, immerso nel verde di Villa Medici, sembra quasi comparso lì per errore da un’altra epoca.

La “casa” che prova a battere il caldo

Ma uno degli esperimenti più interessanti riguarda un problema molto romano: le temperature estive. Aquifère, progettato da PRÌA e VELIA e installato tra gli aranci, utilizza travertino, terracotta e acqua per produrre freschezza senza ricorrere a sistemi meccanici di climatizzazione. L’acqua passa attraverso anfore e materiali porosi ed evaporando sottrae calore all’ambiente. È un prototipo pensato per studiare possibili sistemi di raffrescamento urbano passivo.

Una parete diventa una casa

Ancora più spiazzante è Facciata, progetto realizzato dall’ECAL di Losanna con Mutina e il designer Ronan Bouroullec. Dell’idea tradizionale di casa resta praticamente una sola cosa: il muro. Nessuna stanza e nessuna funzione obbligatoria. Una parete rivestita in ceramica che produce ombra, cambia aspetto con la luce e costringe chi passa a girarle intorno. È architettura ridotta quasi al suo elemento più semplice.

Dal Canada arriva Creetopia

Poi c’è Creetopia, molto più simile a un vero rifugio. Il progetto della Fondation Huttopia nasce dall’incontro con le comunità Cree del Québec settentrionale ed è concepito come habitat leggero, smontabile e sostenibile per condizioni climatiche estreme. Tela, tronchi di legno e connessioni metalliche costruiscono un prototipo che parla anche di incendi, cambiamento climatico e vulnerabilità delle grandi foreste boreali.

Una capanna sopra Roma per fermarsi a leggere

La Cabane 7L, firmata dallo studio salazarsequeromedina, cambia invece completamente registro. È un lungo padiglione di lettura in pino, acciaio e fibra di vetro, con una struttura a volta e persino un piccolo punto di osservazione sopraelevato. Qui lo scopo non è correre: è fermarsi, leggere, guardare i giardini e osservare Roma dall’alto.

A completare il percorso c’è Reassembled Views, progetto NABA basato sul riuso dei mattoni della capanna realizzata nell’edizione precedente: invece di buttare i materiali, questi vengono smontati e trasformati in nuove sedute disseminate nel giardino.

Dove vedere le sei “case impossibili”

Il Festival des Cabanes 2026 è ospitato a Villa Medici, in viale della Trinità dei Monti 1, e prosegue fino al 28 settembre. Per il festival l’orario indicato è dalle 10 alle 19, con ultimo ingresso alle 18.30 e chiusura il martedì. Il biglietto intero costa 10 euro, il ridotto 8.

Ma il motivo per andarci non è soltanto vedere sei costruzioni curiose. È il cortocircuito: nel mezzo di un giardino romano modellato dalla storia, architetti e designer stanno provando a immaginare edifici che consumino meno, riutilizzino ciò che già esiste e riescano perfino a raffreddarci senza un condizionatore. Le “case impossibili”, forse, parlano di problemi molto più concreti di quanto sembri.