Roma ostaggio della mala movida? Schiuma (FdI): “La notte non è il problema, ma va governata bene” (FOTO)

Roma, Schiuma

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Baby gang, movida violenta, disagio giovanile e quartieri sempre più esposti alla tensione sociale. Roma prova a guardare oltre l’emergenza del giorno dopo, quella fatta di controlli, denunce e polemiche, e tenta di aprire un confronto più profondo. Al Satyrus di Valle Giulia, il Comitato “Le Fragilità che Uniscono” ha promosso un incontro voluto da Fabio Schiuma, responsabile del Dipartimento “La Città della Notte” di Fratelli d’Italia.

FdI, Pd e professionisti: il segnale politico

Il dato politico è evidente: attorno allo stesso tavolo si sono ritrovati esponenti di area diversa, mondo accademico, forze dell’ordine, operatori della notte, psicologi, sanitari e rappresentanti delle istituzioni. Non una semplice passerella, ma il tentativo di costruire una lettura comune su un problema che Roma non può più liquidare come cronaca minore. Perché dietro le baby gang non ci sono solo ragazzi violenti, ma spesso solitudine, povertà educativa e assenza di adulti credibili.

Schiuma: “Guardare alle cause, non solo agli effetti”

Fabio Schiuma ha messo il dito nella piaga: fermarsi agli effetti significa arrivare sempre tardi. “Quando parliamo di baby gang e violenza giovanile commettiamo spesso l’errore di fermarci agli effetti senza affrontarne le cause”, ha spiegato. Il punto, per Schiuma, è che la notte non va demonizzata, ma governata. Una città che rinuncia a presidiare la vita notturna, ha avvertito, lascia spazio al degrado. Una città che investe in cultura, sicurezza e aggregazione crea invece alternative.

La scuola come primo argine

Tra gli interventi più significativi quello di Carla Fermariello, presidente della Commissione Scuola di Roma Capitale, che ha riportato il tema sul terreno educativo. La scuola, in questa lettura, non è solo il luogo delle lezioni, ma il primo presidio contro l’abbandono sociale. Fermariello ha indicato la necessità di un tavolo permanente tra istituzioni, famiglie, scuola, operatori sociali e territori, capace di produrre proposte concrete contro le bande giovanili e la mala movida.

Sicurezza sì, ma non solo repressione

Nessuno ha messo in discussione il ruolo delle forze dell’ordine. Anzi, dal confronto è emersa la necessità di rafforzare il coordinamento tra sicurezza, prevenzione e interventi sociali. Ma il messaggio politico è stato chiaro: pensare di risolvere tutto con controlli e sanzioni sarebbe illusorio. Le baby gang sono il sintomo di un disagio più largo. Se Roma arriva solo quando la violenza è già esplosa, ha già perso metà della partita.

Berni: “Serve un’alleanza”

A chiudere il cerchio è stata Eleonora Berni, vicepresidente della Commissione Sicurezza della Regione Lazio, che ha rilanciato la parola chiave: alleanza. Istituzioni, famiglie, scuola, terzo settore, professionisti della salute e sport devono muoversi insieme. La Regione, ha spiegato, può contribuire rafforzando progetti capaci di educare al rispetto delle regole, alla gestione dei conflitti, all’uso sano del digitale e alla consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni.

Roma davanti a una scelta

Il convegno si è chiuso con l’impegno a proseguire il confronto. Ma la vera sfida comincia adesso: trasformare parole e tavoli in politiche stabili. Roma deve decidere se continuare a inseguire l’emergenza oppure tornare a essere una comunità educante. Meno slogan, più ascolto. Meno improvvisazione, più responsabilità. Perché le baby gang non sono un corpo estraneo alla città: sono il segnale che qualcosa, nella catena educativa e sociale, si è spezzato.