Roma, prorogato lo stop notturno sulla Tangenziale Est: due tratti vietati resteranno vietati fino al 30 giugno

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A Roma la notte non è mai davvero silenziosa: ma sulla Tangenziale Est il Campidoglio prova almeno a ridurre il rumore, confermando il divieto di transito notturno in due tratti sensibili dell’arteria. Lo stop vale ogni notte, dalle 23 alle 6, fino al 30 giugno 2026. Una misura ormai periodica, nata per contenere l’inquinamento acustico e ambientale, ma destinata a pesare su chi attraversa la città dopo il tramonto.

I tratti interessati

Il divieto riguarda la Sopraelevata tra largo Passamonti e viale Castrense, in entrambi i sensi di marcia, compreso l’accesso da via Prenestina. Stop anche sulla Circonvallazione Salaria, nel tratto tra Ponte delle Valli e via Nomentana. Sono due pezzi strategici della mobilità romana: non semplici strade, ma scorciatoie urbane usate da migliaia di automobilisti per saltare semafori, incroci e quartieri congestionati.

Residenti contro traffico

Il punto politico è tutto qui: da una parte ci sono i residenti, costretti per anni a convivere con il rombo continuo delle auto sotto casa; dall’altra chi usa la Tangenziale come valvola di sfogo in una città dove muoversi è spesso una lotteria. La misura tutela il sonno di chi abita lungo l’asse, ma sposta il traffico su percorsi alternativi. Roma, ancora una volta, non risolve il problema: lo redistribuisce.

Le deroghe previste

Non tutti restano fuori. Possono transitare i veicoli con contrassegno disabili, i mezzi per il trasporto disabili, ambulanze, trasporto di sangue e organi, mezzi del trasporto pubblico locale, taxi, Ncc, pulizia strade, soccorso pubblico, forze dell’ordine, Polizia Locale e mezzi impegnati in sorveglianza, manutenzione e pronto intervento. Una lista ampia, che conferma il carattere selettivo del divieto.

Una città che procede per divieti

La Tangenziale Est racconta bene il dilemma romano. La Capitale deve difendere salute, riposo e qualità della vita, ma lo fa spesso attraverso stop, divieti e deviazioni, più che con alternative strutturali. Il risultato è una città che di notte chiude alcune porte senza sempre aprirne altre. Il silenzio è un diritto, certo. Ma anche la mobilità resta una promessa ancora incompiuta.