Roma recupera un passaggio sospeso tra due torri medievali: torna la passerella di Ponte Nomentano
Roma recupera uno dei dettagli più suggestivi e meno conosciuti di Ponte Nomentano: è stata ripristinata la passerella pedonale in legno che collega le due torri nella parte alta dell’antico ponte sull’Aniene, dopo che la precedente struttura era arrivata a un forte stato di deterioramento. Un intervento piccolo nelle dimensioni, appena una decina di metri, ma inserito dentro un monumento che attraversa oltre duemila anni di storia della Capitale. L’accesso è su via Nomentana, 434.
Dieci metri sospesi tra le torri
La nuova passerella misura circa 10 metri di lunghezza e offre un passaggio largo circa 1,20 metri. Impalcato ed elementi portanti sono stati realizzati in legno riprendendo forme e caratteristiche della struttura precedente, perché Ponte Nomentano è un bene tutelato e il lavoro non poteva alterarne l’identità storica. L’intervento, eseguito dal Dipartimento Infrastrutture e Lavori Pubblici di Roma Capitale, ha avuto un costo indicato in 40mila euro.
Non si è trattato, però, di una semplice sostituzione. I tecnici hanno modificato alcuni dettagli della pendenza e migliorato lo smaltimento dell’acqua piovana, proprio per contrastare una delle cause che avevano favorito il deterioramento del legno. L’obiettivo è fare in modo che il nuovo ballatoio resista meglio nel tempo.
Sotto il legno, oltre duemila anni di Roma
Per capire il peso di quei dieci metri bisogna guardare ciò che c’è sotto. Il Ponte Nomentano originario viene datato tra la fine del II e l’inizio del I secolo avanti Cristo. Sorgeva lungo la via Nomentana nel punto in cui la strada superava l’Aniene, ed era uno dei collegamenti extraurbani più importanti della Roma antica. Nei secoli il ponte fu distrutto, ricostruito, fortificato e trasformato.
Le fortificazioni medievali sono diventate il suo tratto più riconoscibile. Le strutture furono modificate più volte e l’attuale aspetto merlato è legato soprattutto agli interventi compiuti sotto papa Niccolò V, tra il 1447 e il 1455. Sulla fronte rivolta verso Roma rimangono ancora lo stemma e il riferimento al pontefice.
Un ponte sopravvissuto a guerre e demolizioni
Ponte Nomentano non è arrivato intatto fino a noi. Subì pesanti trasformazioni già durante la guerra greco-gotica del VI secolo e venne nuovamente danneggiato nel 1849, durante l’assedio di Roma, quando i francesi ne interruppero una parte per ragioni militari. Eppure il grande arco sull’Aniene, le torri e la sagoma fortificata hanno continuato a dominare questo tratto della città.
Oggi il ponte è pedonale e si inserisce nel paesaggio della Valle dell’Aniene, tra Monte Sacro e il verde circostante. Proprio quella combinazione di pietra, acqua e vegetazione lo ha trasformato nei secoli in un soggetto molto amato da pittori, incisori e, più tardi, fotografi.
Il dettaglio che restituisce al ponte la sua forma
Ed è qui che il piccolo cantiere assume un significato diverso. Non nasce un nuovo monumento e non cambia il volto di Ponte Nomentano: viene invece ricomposto un elemento storico che appartiene alla sua architettura, il collegamento sospeso tra le due torri.
Il ripristino restituisce così continuità a una struttura che Roma ha modificato, ferito e ricostruito per secoli. Dieci metri di legno possono sembrare poca cosa. Ma quando quei dieci metri stanno sospesi sopra un ponte romano, stretti fra due torri medievali e con l’Aniene che scorre sotto, diventano un altro piccolo pezzo della storia della città rimesso al proprio posto.