Roma ‘scarica’ 5 farmacie che valgono oro, il mercato demolisce le stime al ribasso del Campidoglio: i privati pagano 8,7 milioni
Roma, le cinque farmacie pubbliche che il piano di Farmacap descriveva come sedi dalla marginalità negativa e dal basso impatto sociale sono state vendute dal Comune guidato da Roberto Gualtieri per quasi 8,7 milioni di euro, oltre quattro volte i 2,13 milioni fissati complessivamente come base d’asta: nel caso di Dragoncello, il privato ha pagato addirittura più di sei volte la valutazione iniziale del Campidoglio.
Il mercato demolisce le stime del Campidoglio
I numeri sono feroci. Sforza Cesarini-Ponte Vittorio partiva da 555mila euro ed è stata aggiudicata per 2,817 milioni. Annunziatella II sale da 397mila a 1,127 milioni. Ariccia-Colli Albani passa da 361mila a 1,526 milioni. Messi d’Oro da 498mila a 1,217 milioni. Complessivamente, i privati hanno messo sul tavolo 8.697.097,71 euro, contro una stima iniziale di appena 2.131.772 euro.
Dragoncello vale oltre sei volte la perizia
Il caso più clamoroso è Dragoncello. Roma Capitale aveva fissato una base di 318.679 euro. Farmacia Barzanò Srl si è spinta fino a 2.010.000 euro, oltre 1,69 milioni in più e più di 6,3 volte il valore di partenza. Ponte Vittorio è stata pagata oltre cinque volte la stima. Valutazioni che erano state costruite attraverso una perizia affidata da Roma alla società di consulenza Kpmg.
Non una svendita, ma una bocciatura politica
Chiamarla semplicemente “svendita” sarebbe impreciso: la gara ha prodotto prezzi molto più alti delle basi fissate dal Campidoglio a trazione PD. Ma proprio questo rende il risultato politicamente più pesante. Il mercato non ha svalutato le farmacie comunali: ha smentito le valutazioni con cui il Campidoglio le aveva presentate. Le sedi che per il pubblico erano diventate un problema economico, per gli operatori privati rappresentano attività per cui investire milioni di euro.
Per Farmacap erano sedi “in sofferenza”
Il piano Farmacap aveva classificato le cinque farmacie come strutture dalla “marginalità strutturale di carattere negativo” e dal “basso o bassissimo impatto sociale”, così si legge tra le carte. Nei dati economici del 2024 le sedi interessate registravano complessivamente uno squilibrio operativo di circa 354mila euro, con Messi d’Oro sopra i 103mila e Ponte Vittorio oltre i 93mila. È questa fotografia che ha preparato la strada alla cessione.
Ma ora la domanda diventa inevitabile: erano davvero farmacie senza prospettive oppure era il modello di gestione pubblica a non riuscire a valorizzarle?
Farmacap, il peso degli anni in rosso
La vendita arriva dopo una lunga stagione di conti difficili, bilanci approvati in ritardo e piani di risanamento. Il 2023 si era chiuso con una perdita di 1.924.730 euro. Soltanto nel 2024 Farmacap è tornata formalmente sopra lo zero, con un utile di appena 81.257 euro, grazie all’aumento dei ricavi, al contenimento dei costi e alla crescita delle risorse legate ai servizi sociali.
Il risanamento, dunque, è ancora fragile. E dopo anni di perdite, la soluzione scelta dalla Giunta Gualtieri non è stata rilanciare tutte le sedi, ma ridurre il perimetro pubblico e trasformare cinque licenze in liquidità immediata.
I dipendenti restano, le farmacie passano ai privati
Il punto più delicato riguarda il personale. Le cinque sedi impiegavano complessivamente 13 unità a tempo pieno, tra cui undici farmacisti. I lavoratori non vengono trasferiti agli acquirenti, ma devono essere ricollocati nella rete Farmacap. Lo stesso piano avverte che, qualora i costi del personale non risultassero realmente eliminati o compensati da mancate assunzioni, l’effetto economico della dismissione potrebbe essere persino negativo.
Otto milioni per salvare Farmacap, ma il patrimonio non tornerà
Roma ha annunciato che gli 8,7 milioni saranno reinvestiti nelle attività sociosanitarie di Farmacap. È l’impegno politico assunto dal Campidoglio, sul quale ora serviranno atti, tempi e destinazioni precise.
Resta però un fatto irreversibile: il denaro verrà speso, mentre le cinque farmacie e le relative licenze resteranno per sempre ai privati. La Giunta Gualtieri incassa oggi per coprire le fragilità accumulate ieri, ma rinuncia definitivamente a una parte della rete pubblica. E il verdetto dell’asta è difficile da nascondere: ciò che per il Campidoglio era una zavorra, per il mercato valeva oro.
