Roma, scuole bollenti, ma lavori senza data: la Giunta ‘scarica’ il Piano di ristrutturazione sui privati. Studenti in protesta

Sullo sfondo, un nido, in primo piano l'assessore Claudia Pratelli e il sindaco Gualtieri

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Domani, 15 settembre, è fissato il rientro ufficiale nelle scuole di Roma e del Lazio, ma il maxi piano di riqualificazione energetica degli edifici di competenza di Roma Capitale, annunciato dalla Giunta Gualtieri, è ancora in alto mare. L’avviso pubblicato dagli uffici capitolini il 5 agosto scorso non affida infatti alcun lavoro: cerca operatori privati disposti a presentare progetti di riqualificazione energetica, piani finanziari e cronoprogrammi proprio per ristrutturare gli edifici scolastici, mentre non esistono ancora un concessionario, un contratto firmato o una data certa per l’apertura dei cantieri.

I futuri concessionari dovrebbero, tra l’altro, anticipare circa 450 dei 600 milioni annunciati; Roma metterebbe altri 150 milioni attraverso un mutuo, remunerando poi investimenti, servizio energetico e manutenzione degli impianti mediante canoni distribuiti lungo concessioni che potranno durare fino a trent’anni.

A ben vedere il Piano del Campidoglio ‘scarica’ così ai privati progettazione, gran parte dell’anticipo finanziario e gestione energetica delle scuole, mentre studenti e famiglie tornano già a fare i conti con aule soffocanti, strutture inadeguate ed edifici segnati da crolli, distacchi e allagamenti.

La resa scritta dal Comune

Gli stessi atti capitolini riconoscono un fabbisogno di riqualificazione “diffuso, strutturale e urgente”: oltre l’80% degli edifici scolastici comunali si trova nelle peggiori classi energetiche, E, F e G.

Poi arriva l’ammissione politicamente più pesante. Secondo il Campidoglio, il mercato privato dispone di capacità tecniche che la struttura pubblica non potrebbe garantire con la stessa rapidità. Una bandiera bianca amministrativa messa nero su bianco.

Secondo il quadro finanziario approvato e pubblicato dal Campidoglio, Roma prevede di coprire 150 milioni attraverso un mutuo BEI, distribuito lungo la durata delle concessioni. Dagli atti pubblicati, tuttavia, non risulta ancora documentata la definitiva sottoscrizione del finanziamento.

Non è ancora la gara dei lavori

L’avviso pubblicato il 5 agosto non affida alcun intervento: serve a raccogliere proposte di partenariato pubblico-privato, divise in cinque lotti. I progetti potranno arrivare dal 6 ottobre al 31 dicembre.

Seguiranno preselezione, valutazione dell’interesse pubblico, completamento del progetto e una nuova gara. Oggi, quindi, non esistono un concessionario, un contratto firmato o una data certa per l’apertura dei cantieri.

Otto anni per completare gli interventi

Anche dopo la futura firma, il traguardo resterà lontano. La bozza di convenzione concede fino a otto anni per terminare gli interventi, salvo tempi inferiori offerti dall’aggiudicatario. La concessione per lavori, energia e manutenzione potrà durare fino a trent’anni.

Per gli studenti accaldati del 2026, insomma, Gualtieri e Pratelli offrono soprattutto un lungo viaggio nel futuro.

I privati anticipano, Roma paga nel tempo

Dei 600 milioni sbandierati dal Campidoglio, 150 arriveranno da Roma attraverso un mutuo BEI. Circa 450 milioni saranno anticipati dai concessionari, ma fino a 300 potranno essere recuperati tramite il Conto Termico pubblico. Il capitale privato effettivo viene stimato in circa 150 milioni.

Non è beneficenza: il concessionario sarà remunerato attraverso un canone composto da energia, gestione e investimenti. Il Comune trasferisce ai privati progettazione, anticipo finanziario e manutenzione, distribuendo il conto pubblico lungo una concessione trentennale.

Elementari e medie senza climatizzazione

Il particolare più graffiante è nascosto nell’allegato tecnico: il comfort estivo viene previsto per nidi e scuole dell’infanzia, mentre per primarie e medie la climatizzazione estiva “non ricade nel perimetro della presente concessione”. Ventilazione, schermature solari e altri interventi risultano inoltre opzionali per diverse categorie di edifici.

Le proteste del Cavour e dell’Avogadro riguardano scuole superiori, affidate alla Città metropolitana e interessate da un programma distinto. Ma anche la Città metropolitana è guidata da Gualtieri: cambia l’ente competente, non il vertice politico.

Molti annunci, pochissimo fresco

Gualtieri e Pratelli hanno presentato “Scuole Verdi” come una svolta storica. Gli atti mostrano invece un’amministrazione che cerca dai privati progetti, capitali e cronoprogrammi, senza poter ancora indicare quando partiranno davvero i lavori.

Gli studenti sono già nelle aule, il caldo è arrivato e la gara vera deve ancora cominciare. Il piano potrà forse produrre risultati, ma oggi resta soprattutto una promessa lunga trent’anni: molto verde nelle conferenze stampa, pochissimo fresco garantito sui banchi.