Roma, “Sei una donna, devi stare zitta”: sputi e schiaffi a una 23enne alla stazione Termini

Stazione di Roma Termini, da cui partono i treni per Fiumicino, Velletri, Nettuno ,etc

“Sei una donna, devi stare zitta”. Poi gli sputi in faccia. Infine uno schiaffo violentissimo all’orecchio. È finita così la mattinata di Camilla, 23 anni, aggredita alla stazione Termini di Roma da un uomo incontrato pochi minuti prima sul treno regionale con cui stava andando al lavoro. La giovane lavora proprio nella zona della stazione e ogni giorno affronta quasi due ore di viaggio per raggiungere Roma dalla sua abitazione e altrettante per tornare a casa.

“Prendo ogni giorno il treno che mi porta qui, solitamente non ho problemi”, racconta. Ma l’altro ieri quel viaggio si è trasformato in un incubo.

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L’aggressione iniziata sul treno

A far esplodere la tensione sarebbero stati i rallentamenti dovuti ai problemi che hanno interessato la circolazione ferroviaria. L’uomo, racconta Camilla, aveva iniziato a urlare contro tutti, infastidito dai ritardi.

“Gli ho chiesto educatamente di stare tranquillo, perché tanto non sarebbe cambiata la situazione. Ma il mio intervento ha fatto scattare in lui qualcosa, perché ha rivolto la sua rabbia verso di me. Già sul treno ha iniziato a sbraitare contro di me e mi ha detto: ‘Sei una donna, devi stare zitta. Non hai nessun diritto di rispondere’. Sono rimasta allibita. È quindi stato allontanato da altre persone ed è tornato al suo posto. E non mi ha parlato per i successivi 40 minuti, fino a quando non siamo arrivati alla stazione Termini”. Per il resto del viaggio sembrava tutto finito. In realtà era solo l’inizio.

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L’agguato appena scesa a Termini

Camilla precisa che l’uomo è straniero, ma tiene a sottolineare che la sua nazionalità non c’entra nulla con quanto accaduto. “Fino a quando eravamo a bordo è rimasto in silenzio, tranquillissimo. Poi siamo scesi, io avevo le cuffiette con la musica alle orecchie. Ero assorta nei miei pensieri e non mi sono accorta che mi aveva preceduta e mi stava aspettando. Ha iniziato a venire verso di me puntandomi il dito medio verso il viso con fare minaccioso”.

È a quel punto che la situazione è precipitata. L’uomo, racconta la ragazza, era molto più grande di lei. “Io sono alta 1,70, lui mi sovrastava almeno di 20 centimetri. Mi è venuto vicinissimo e ha iniziato a inveire contro di me, insultandomi e prendendomi a parolacce. Poi mi ha sputato addosso due volte. Non contento, mi ha colpito con un potente schiaffo all’orecchio“.

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Camilla, ex pugile: “Fortunatamente ho reagito”

L’aggressore, però, non sapeva che la giovane aveva praticato pugilato. “Sono un’ex pugile. E ho reagito. L’ho bloccato e l’ho trascinato dentro la stazione, al posto di polizia, dove ho denunciato quello che era successo. Lì gli agenti lo hanno identificato. Purtroppo non so come andrà a finire, sul momento è stato rilasciato. Ma andrò a fondo alla vicenda, avevo quattro testimoni, quando sono stata aggredita e picchiata. Sono convinta che, se non l’avessi fermato, mi avrebbe uccisa. Ho visto la cattiveria e l’odio nei suoi occhi”.

Sul suo orecchio è rimasto un livido. Ma, dice, il dolore fisico è solo una parte di quello che è accaduto. “Ma poi non esiste che qualcuno dica a una donna che deve stare zitta in quanto donna“.

L’aggressione è avvenuta in pieno giorno, intorno alle 12.30, in uno dei luoghi più frequentati d’Italia. “Io sono stata fortunata perché ho saputo reagire. E quattro persone sono intervenute, tra l’indifferenza generale“. Una frase che pesa quasi quanto il racconto dell’aggressione. Perché se al posto di Camilla ci fosse stata una ragazza più fragile, incapace di difendersi, l’epilogo avrebbe potuto essere ben diverso.

Lei, però, non vuole trasformare questa storia in una questione etnica. “Non so se quell’uomo fosse regolare o irregolare in Italia, non ne faccio una questione di razzismo, ma di regole. Non puoi aggredire le persone per strada o impedire a una donna di parlare perché pensi di essere superiore”.