Roma, terremoto nella Giunta Gualtieri: l’assessore Monica Lucarelli si dimette a meno di un anno dal voto
Roma, l’assessora alle Attività produttive, alle Pari opportunità e all’Attrazione degli investimenti Monica Lucarelli lascia il Campidoglio. Non con uno strappo pubblico, non con una porta sbattuta. Ma con una scelta che, politicamente, pesa moltissimo. Le sue dimissioni aprono una crepa politica nella Giunta Gualtieri proprio mentre Roma si avvicina alle elezioni comunali del 2027 e il sindaco Gualtieri prova a costruire il racconto del secondo mandato, con campo largo sempre più traballante.
Una dimissione che arriva nel momento peggiore
La versione ufficiale ad uso e consumo dei social parla di rapporti ottimi con Roberto Gualtieri e di una decisione maturata da settimane. Lucarelli ha spiegato di voler tornare ai propri impegni professionali e imprenditoriali, evitando sovrapposizioni e possibili fraintendimenti. Una formula elegante, quasi chirurgica. Ma in politica il calendario conta più delle parole: lasciare la Giunta a meno di un anno dal voto significa consegnare all’opposizione l’immagine di un’amministrazione che comincia a perdere pezzi proprio nel rettilineo finale.
Il nodo del doppio incarico
Lucarelli ha parlato della politica come di un “luogo bellissimo”, ma anche come di un terreno dove il rischio di inciampi aumenta quando si sommano ruoli, incarichi e responsabilità. Il punto è questo: la Giunta Gualtieri, che per anni ha venduto competenza, tecnici e profili manageriali come valore aggiunto in Giunta, oggi deve spiegare perché una delle sue figure simbolo preferisca uscire dall’esecutivo e spostarsi – così si vocifera in Campidoglio, ma il condizionale è d’obbligo – nel cda di Investimenti S.p.A., società in controllo pubblico legata a Fiera Roma, anche se sul sito della società ancora non risulta il suo ingaggio ufficiale.
Gualtieri perde una casella pesante
In ogni caso, attività produttive, commercio, pari opportunità e attrazione degli investimenti non sono deleghe decorative. Sono dossier che toccano imprese, mercati, centro storico, periferie economiche, grandi eventi, immagine internazionale della Capitale. Gualtieri ora deve decidere in fretta: tenere le deleghe, redistribuirle o nominare un nuovo assessore. Ma ogni scelta sarà politica. Perché ogni nome, da qui al 2027, non sarà letto come semplice sostituzione amministrativa, ma come messaggio agli alleati, al Pd e alla città.
Il precedente rimpasto e le crepe interne
Il caso Lucarelli ha una storia lunga. Già nel 2024 il suo assessorato era finito nel radar delle ipotesi di rimpasto, con indiscrezioni che indicavano quel posto come possibile pedina per riequilibrare gli assetti interni alla maggioranza. Gualtieri le aveva già tolto la delega alla sicurezza, affidandola all’ex pm Francesco Greco. Anche allora la scelta era stata presentata come rafforzamento dell’azione amministrativa. Ma vista oggi, quella mossa appare come il primo segnale di un rapporto politico progressivamente indebolito.
Chi la sostituirà?
Al momento non c’è un sostituto ufficiale. Ed è proprio questo il problema politico. Se Gualtieri avesse già pronto un nome forte, lo avrebbe probabilmente messo in campo subito per chiudere la partita. Invece la casella resta aperta, e con essa si apre il gioco delle correnti, delle compensazioni e dei pesi interni alla coalizione. In passato si era parlato di un possibile interesse delle aree Pd, da Areadem agli zingarettiani, ma oggi non risulta alcuna nomina formalizzata.