Roma, un milione di mutuo per tombare 6 sottopassi: ecco quali. La Giunta Gualtieri dice ‘Sì’
Roma, la Giunta Gualtieri ha dato il via libera al progetto per il tombamento di 6 sottopassi pedonali (inseriamo il voto della Giunta in formato scaricabile alla fine di questo articolo). Tradotto: non è ancora il via ai cantieri, ma è l’atto che sblocca la macchina amministrativa e soprattutto spalanca la porta al finanziamento. E qui arriva il punto politico: un milione di euro, coperto con indebitamento. In una città dove il debito non è un dettaglio, è una cornice che sembra permanente.
Cosa si farà davvero: chiudere sotto, ricucire sopra
Nel concreto l’operazione è semplice da raccontare: alcuni passaggi sotterranei vengono chiusi definitivamente e lo spazio in superficie viene ripristinato per i pedoni. Quindi: addio scale, imbocchi, strutture che portano “giù”; ritorno a marciapiedi e percorsi “su”. L’argomento ufficiale è pragmatico: sottopassi poco usati, costi di gestione, manutenzione e sicurezza. L’obiettivo dichiarato è continuità dei percorsi pedonali in superficie, senza “buchi” urbani.
Dove: i 6 sottopassi nel mirino, municipio per municipio
Ecco la lista, che vale più di mille slogan: via Acireale, via Piave, via Cristoforo Colombo angolo via Costantino, Tangenziale Est, via Campania angolo via Marche, via Egidio Galbani angolo via Pietro Negroni. Sei punti diversi, sei contesti diversi, un’unica scelta: “seppellire” il sottopasso e riportare tutto al piano strada. Dettaglio non banale: in partenza si parlava di più strutture, poi il perimetro è stato ristretto per ragioni tecniche e gestionali.
Quanto costa: un milione tondo, tra lavori e professionisti esterni
Il conto finale è da 1.000.000 di euro. Dentro ci sono i lavori (circa 740 mila euro), con una fetta consistente per sicurezza di cantiere; e poi le “somme a disposizione” (imprevisti, indagini, spostamenti di sottoservizi). Ma il dato che merita il circoletto rosso è un altro: 100 mila euro destinati a incarichi e prestazioni esterne (progettazione, direzione lavori, coordinamento sicurezza, collaudi). In altre parole: prima ancora delle ruspe, si paga la filiera delle carte.
Chi paga e quando: la spesa spalmata, ma sempre in tasca pubblica
Qui il Campidoglio non lascia spazio a interpretazioni: paga Roma, cioè il bilancio pubblico. E il calendario dice molto su tempi e traiettoria: 100 mila euro risultano agganciati a un prestito Cassa Depositi e Prestiti per le professionalità esterne; per il resto si avviano le procedure per accendere un mutuo da 900 mila euro sui lavori. La spesa è distribuita: 200 mila nel 2026, 700 mila nel 2027. Morale: i passaggi amministrativi corrono ora, la ciccia dei cantieri pesa soprattutto dopo.
La politica delle “piccole opere” in una Roma a debito
Il progetto finisce nel Programma triennale delle opere pubbliche e scatta l’immediata eseguibilità. Tutto ordinato, tutto in fila. Ma la domanda resta: è questa la priorità, mentre la città convive con strade che si sbriciolano, trasporto pubblico in affanno e manutenzioni infinite?
Tombare un sottopasso può avere senso, certo. Però l’effetto politico è chiaro: si aggiunge un altro tassello al mosaico dell’indebitamento, con la promessa di “ricucire” la superficie e il rischio, sempre dietro l’angolo, di scoprire sorprese sotto: sottoservizi, imprevisti, varianti. Roma intanto continua a fare i conti. E il conto, alla fine, lo pagano sempre Roma e i romani.