Roma, ZTL Fascia Verde verso la proroga di altri 12 mesi: diesel Euro 4 e 5 salvi, ma resta un passaggio da chiarire


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La proroga della ZTL Fascia Verde di Roma per altri dodici mesi prende corpo nei corridoi del Campidoglio: il sindaco Roberto Gualtieri sarebbe intenzionato a confermare le limitazioni attuali per altri 12 mesi, risparmiando i diesel Euro 4 e 5, ma lasciando in vigore tutti gli altri divieti. L’ordinanza scade il prossimo 31 ottobre e nessun nuovo provvedimento risulta ancora firmato. Resta inoltre da chiarire se servirà un ulteriore passaggio presso la Regione Lazio. Intanto, per migliaia di automobilisti romani, le restrizioni sono già una realtà quotidiana.

Fascia Verde, i divieti esistono già: ecco chi non può circolare

C’è infatti un particolare che rischia di passare inosservato: nell’enorme perimetro della Fascia Verde romana, le automobili a benzina fino a Euro 2 e quelle diesel fino a Euro 3 sono già soggette al divieto di circolazione dal lunedì al sabato, festivi esclusi, per l’intera giornata. Il proprietario di uno di questi veicoli può quindi ritrovarsi con un’automobile regolarmente immatricolata e assicurata, ma inutilizzabile per sei giorni alla settimana in una parte vastissima della Capitale.

E il bollo automobilistico? Quello continua a essere dovuto, perché la legge lo considera una tassa sul possesso, indipendentemente dalle limitazioni alla circolazione. Tutto legittimo, naturalmente. Ma il problema per chi non può permettersi di cambiare automobile resta.

Telecamere e divieti: il conto dei 122 varchi elettronici

Il paradosso riguarda anche i controlli. Il Campidoglio ha programmato una rete di 122 varchi elettronici lungo il perimetro della Fascia Verde: 51 risultavano già installati nell’ottobre 2025 e altri 71 erano previsti per completare il sistema. Apparati destinati, secondo quanto annunciato dall’amministrazione, al monitoraggio del traffico e non al sanzionamento automatico. Questo non significa, però, che i divieti siano facoltativi: chi viene fermato e controllato dalle forze dell’ordine può comunque essere multato.

Ma quanto è costata l’intera operazione? Quanti dispositivi sono oggi effettivamente operativi? E soprattutto, quali risultati concreti stanno producendo? Sono domande che richiedono un rendiconto aggiornato, capace di distinguere le somme stanziate da quelle effettivamente spese. Perché programmare 122 occhi elettronici intorno alla città comporta investimenti pubblici che meritano una spiegazione altrettanto precisa.

Autovelox e Photored, Roma moltiplica i controlli

Intanto la stretta elettronica sulla viabilità prosegue su altri fronti. Roma Capitale ha programmato 38 nuovi Photored, da aggiungere agli 11 già presenti, per rilevare i passaggi con il semaforo rosso in 15 incroci. La città dispone inoltre di una rete di autovelox, parte dei quali è stata interessata nel 2026 dalle verifiche nazionali sui requisiti tecnici. L’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè ha sostenuto che questi strumenti servono alla sicurezza stradale, non a fare cassa.

Una finalità legittima, naturalmente. Ma che non elimina la necessità di rendere trasparenti costi, sanzioni e risultati. Perché mentre il Campidoglio investe in nuovi sistemi di controllo, resta aperta una questione molto più concreta: quanto sta migliorando, nel frattempo, la possibilità di spostarsi a Roma senza utilizzare l’automobile?

Trasporti pubblici, l’alternativa all’auto resta il problema

Ed è proprio qui che emergono le contraddizioni più evidenti della politica capitolina sulla mobilità. Mentre aumentano limitazioni e controlli, la Metro C continua a registrare frequenze di circa nove minuti, secondo quanto riferito da Atac. Il miglioramento atteso con i nuovi convogli richiederà ancora tempo, con un orizzonte indicato nel 2029. Anche sulla Metro B le difficoltà di frequenza hanno richiesto monitoraggi specifici dell’Agenzia capitolina per la qualità dei servizi pubblici.

Il problema non è soltanto ambientale. È soprattutto pratico: come dovrebbe organizzarsi chi utilizza una vecchia automobile per raggiungere il lavoro, accompagnare i figli o attraversare una città grande come Roma? Ridurre il traffico privato può essere un obiettivo condivisibile, ma senza alternative pubbliche realmente efficienti il peso delle restrizioni rischia di ricadere soprattutto su chi ha meno possibilità economiche.

Gualtieri verso la proroga, ma manca ancora il passaggio decisivo

A complicare il quadro c’è infine la questione amministrativa. Nel 2025 la conferma delle limitazioni era arrivata dopo la modifica del Piano regionale per la qualità dell’aria e la deliberazione della Giunta regionale numero 967 del 28 ottobre. Due giorni dopo, Gualtieri aveva firmato l’ordinanza sindacale 145, valida fino al 31 ottobre 2026. Ora bisogna chiarire se per mantenere le stesse regole sia sufficiente un nuovo provvedimento capitolino oppure occorra un ulteriore intervento della Regione Lazio.

Il sindaco, almeno per il momento, non ha annunciato pubblicamente una nuova ordinanza già firmata. Ma l’ipotesi della proroga, rilanciata dalle indiscrezioni di stampa, riporta al centro una questione politica che va ben oltre la scadenza del 31 ottobre.

Roma, i divieti restano. Ma l’alternativa all’automobile dov’è?

La questione, alla fine, è tutta qui. Il Campidoglio progetta nuovi varchi, amplia i controlli elettronici, installa Photored e mantiene restrizioni che impediscono a una parte degli automobilisti di utilizzare liberamente i propri veicoli. Nel frattempo, sulla Metro C si attendono ancora miglioramenti sostanziali delle frequenze, mentre la Metro B continua a fare i conti con difficoltà di servizio.

Nessuno contesta la necessità di ridurre l’inquinamento o contrastare le infrazioni pericolose. Ma chi governa Roma deve anche spiegare quali alternative offre ai cittadini. Perché vietare è semplice, controllare è possibile, sanzionare è previsto dalla legge. Garantire trasporti pubblici affidabili, invece, è un impegno che richiede risultati quotidiani.

E mentre si avvicina l’ennesima scadenza della Fascia Verde, il confronto tra i divieti imposti, i soldi pubblici investiti nei controlli e i servizi effettivamente garantiti resta una delle domande più concrete alle quali la Giunta Gualtieri è chiamata a rispondere.