Scuola, il virologo: “Servono tamponi e vaccini, altro che banchi…”

chiusura scuola

Scuola, l’Iss comincia a dare qualche istruzione, anche se il governo non risponde. “Un singolo caso confermato” di Covid-19 “in una scuola non dovrebbe determinarne la chiusura, soprattutto se la trasmissione nella comunità non è elevata”. E’ quanto si legge nel documento sulle Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di Sars-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia, diffuso dall’Istituto superiore di sanità (Iss).

L’Iss: non basta un caso per chiudere una scuola

“Se un alunno/operatore scolastico risulta Covid-19 positivo – si spiega – il Dipartimento di prevenzione” dell’Asl “valuterà di prescrivere la quarantena a tutti gli studenti della stessa classe e agli eventuali operatori scolastici esposti che si configurino come contatti stretti. Ma “la chiusura di una scuola o parte della stessa dovrà essere valutata dal Dipartimento in base al numero di casi confermati e di eventuali cluster e del livello di circolazione del virus all’interno della comunità”. Inoltre, “il Dipartimento potrà prevedere l’invio di unità mobili per l’esecuzione di test diagnostici presso la struttura scolastica in base alla necessità di definire eventuale circolazione del virus”.

Il virologo: quadruplicare il numero dei tamponi

”Le misure prese sulla scuola sono troppo passive. Davanti all’aumento dei contagi serve un piano di sorveglianza attiva, che riguardi le classi e le comunità di provenienza dei ragazzi”. Lo sostiene, in un’intervista a La Stampa, il virologo Andrea Crisanti, ordinario di Microbiologia all’Università di Padova. ”In Italia bisogna passare dagli attuali 60 mila temponi al giorno a 250 mila. È il passe-partout per convivere con l’epidemia senza cadere in un secondo lockdown. Se ad agosto siamo a quasi mille casi al giorno come si può pensare che a ottobre e novembre non aumentino? Senza un piano adeguato tutto diventa rischioso, anche riaprire le scuole”.

Controllare maggiormente il territorio

“È evidente che concetti astratti come distanze e banchi non aiutano – prosegue Crisanti -. Perché la scuola non diventi un moltiplicatore dei contagi è più utile prescrivere la vaccinazione antinfluenzale a tutti, misurare la temperatura all’ingresso abbassando la soglia a 37 e mappare le zone di residenza degli studenti. In caso di focolaio in una determinata area i bambini che ci abitano devono stare a casa con la manleva dei genitori nei confronti della scuola. Molto più efficace delle mascherine è un piano di prevenzione attiva sul territorio. Il governo tenta di riaprire le scuole, ma il problema è che vuol farlo senza pensare a come gestire l’emergenza in alternativa al lockdown”.

Migliorare il controllo dei flussi in Itlaia

”I tamponi sono fondamentali per convivere con il virus – dice ancora il virologo -. In assenza di vaccino, dunque almeno per un anno, l’alternativa al potenziamento del sistema dei test è solo il lockdown. Per cominciare, come vediamo in questi giorni, va migliorato il controllo dei flussi d’entrata in Italia. Poi è inaccettabile che ogni regione vada per conto proprio: il governo deve decidere per tutti come su discoteche e assembramenti. Chi non ha ancora compreso che per evitare un secondo lockdown bisogna tutti tenere oltre un metro di distanza, disinfettarsi spesso, usare la mascherina al chiuso e in molti casi anche all’aperto è bene che in vista dell’autunno lo capisca. L’infezione è destinata a crescere come purtroppo succede all’estero”.

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