Scuole dell’infanzia di Roma, supplenze a rischio, Santori (Lega): «Famiglie chiamate a riprendere i figli»

Roma, sullo sfondo il Campidoglio, in primo piano il sindaco Gualtieri e l'assessore Pratelli

Le supplenze nelle scuole dell’infanzia di Roma sono al centro della denuncia di Fabrizio Santori: il capogruppo della Lega in Campidoglio sostiene che il nuovo sistema di chiamata stia creando difficoltà e chiede all’assessora alla Scuola Claudia Pratelli di spiegare come intenda risolverle. La sua preoccupazione è concreta: se manca chi sostituisce un’insegnante, il disagio può arrivare fino alle famiglie.

Il timore delle chiamate a metà mattina

Santori prospetta il rischio che i genitori debbano tornare a scuola durante la mattinata per riprendere i figli. Nel comunicato non indica, però, scuole in cui questo sia già accaduto né quantifica i posti rimasti scoperti. Segnala invece rinunce e indisponibilità tra le candidate idonee, sostenendo che ci siano ancora incarichi da assegnare. Sono elementi sui quali il consigliere chiede una risposta al Campidoglio, mentre per le famiglie conta soprattutto sapere se il servizio sarà garantito.

Le supplenti ci sono, ma come vengono chiamate?

Il nodo, secondo Santori, riguarda anche il percorso seguito per trovare personale disponibile: dopo le idonee si passerebbe alle laureande e poi alle lavoratrici con titoli affini. Il consigliere sostiene che il sistema digitale usato per assegnare gli incarichi stia creando problemi e che, in assenza di indicazioni uniformi sulle chiamate, i Municipi procedano autonomamente. Roma Capitale prevede già strumenti municipali per raccogliere la disponibilità a svolgere supplenze, ma questo, da solo, non conferma i malfunzionamenti denunciati.

La richiesta a Pratelli

L’attacco politico arriva all’avvio dell’anno scolastico, quando ogni sostituzione da organizzare pesa sulla giornata di insegnanti, bambini e genitori. Santori chiede a Pratelli di chiarire quante supplenze siano ancora da coprire, come funzionino le chiamate e quali istruzioni siano state date ai Municipi. È qui che la denuncia può trovare una verifica: nei dati sugli incarichi assegnati e nei tempi necessari per coprire le assenze. Fino ad allora, il «sistema in tilt» resta la valutazione del capogruppo leghista, non un guasto accertato pubblicamente.