Sindacati contro il caro via a Roma e nel Lazio, “Redditi giù del 2,3% dal 2019”: pressing su Campidoglio e Pisana

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A Roma e nel Lazio il caro vita continua a pesare su lavoratori, pensionati e famiglie. Alimentari, bollette, affitti e trasporti assorbono una parte crescente degli stipendi, riducendo la capacità reale di spesa. A denunciarlo è la Cgil di Roma e Lazio, che ha chiesto un confronto con Regione Lazio e Comune di Roma. L’incontro è previsto per domani, 6 maggio, e al centro ci sarà la richiesta di misure concrete contro l’aumento dei prezzi.

Redditi più alti, ma solo sulla carta

Secondo i dati richiamati dal sindacato, il reddito medio dichiarato a Roma è passato da 27.525 euro nel 2019 a 31.868 euro nel 2024. Un aumento del 15,8%, che però non basta a raccontare la situazione reale. Una volta considerata l’inflazione, quel reddito vale meno di prima. La Cgil parla infatti di una perdita del 2,3% del potere d’acquisto rispetto al 2019. In pratica, gli stipendi sono cresciuti, ma i prezzi sono aumentati di più.

La richiesta a Comune e Regione

Il segretario generale della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola, chiede interventi rapidi per difendere redditi da lavoro e pensioni. Tra le priorità indicate dal sindacato c’è il superamento delle maggiorazioni sulle addizionali regionali e comunali Irpef. Il punto politico è chiaro: alleggerire il peso fiscale sui redditi più fragili e provare a restituire capacità di spesa a chi oggi fatica a sostenere i costi quotidiani.

Famiglie costrette a tagliare

Il caro vita ha già cambiato le abitudini di molte persone. Secondo un sondaggio della Cgil, il 57% dei lavoratori ha rinunciato negli ultimi anni a spese non essenziali e vacanze. Non si tratta solo di piccoli sacrifici, ma di un segnale sociale preciso: una parte consistente della popolazione vive con margini sempre più stretti. Quando cibo, luce, gas, casa e trasporti aumentano, il primo taglio arriva su tempo libero, cultura e riposo.

I redditi bassi pagano di più

La pressione maggiore ricade sui redditi medio-bassi. Per chi dichiara meno di 15.000 euro l’anno, alimentari ed energia possono arrivare a pesare fino al 40% del paniere familiare. Questo significa che ogni aumento dei prezzi colpisce in modo più duro chi ha meno spazio per difendersi. Secondo Di Cola, in questa fascia l’inflazione cumulata ha compresso il reddito fino al 20%, molto più che tra i redditi alti.

Lavoro e pensioni restano centrali

A Roma la maggior parte del reddito dichiarato continua ad arrivare da lavoro dipendente e pensioni. Nel 2024 queste due voci valgono complessivamente 51,5 miliardi di euro, pari all’82,4% del reddito totale dichiarato. I lavoratori dichiaranti sono aumentati di quasi 70 mila unità rispetto al 2019, mentre il numero dei pensionati resta sostanzialmente stabile. Ma l’aumento degli occupati non cancella il problema principale: il salario reale resta debole.

Il rischio degli scaglioni fiscali

La Cgil avverte anche su un altro effetto dell’inflazione: l’aumento nominale dei redditi può spostare i contribuenti verso scaglioni fiscali più alti. Questo può portare a più tasse, meno detrazioni e perdita di alcuni sostegni legati alle soglie di reddito. Per il sindacato, quindi, non basta guardare ai numeri in crescita nelle dichiarazioni fiscali. Serve capire quanto quei soldi valgano davvero nella vita di tutti i giorni.