“Stadio Flaminio, Gualtieri prepara il Pubblico Interesse per Lotito, ma nasconde il progetto”: 18 Comitati chiedono Trasparenza

Da sinistar, il progetto del nuovo stadio della ss Lazio, a destra Lotito e Gualtieri

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Roma, il Campidoglio di Roberto Gualtieri accelera verso il riconoscimento del pubblico interesse per il nuovo stadio della Lazio che dovrebbe sorgere dopo la ristrutturazione profonda dello storico impianto sportivo del Flaminio, ma lo studio di fattibilità presentato dal club di Claudio Lotito e le successive integrazioni non risultano ancora liberamente consultabili: è questo il cuore della nuova protesta sul futuro del Flaminio lanciata da comitati e associazioni territoriali.

Il progetto che Roma non può vedere

Diciotto associazioni, fondazioni, comitati e realtà civiche hanno chiesto al sindaco, all’assessore Alessandro Onorato e al Dipartimento Sport di pubblicare tutti gli elaborati. La Conferenza di servizi preliminare si è conclusa il 13 agosto, ma sul portale di Roma risultano disponibili soprattutto gli atti delle amministrazioni e le osservazioni inviate da cittadini e associazioni.

Mancano, denunciano i firmatari, lo studio di fattibilità della Lazio e le integrazioni trasmesse dal club. Senza queste carte è impossibile conoscere fino in fondo il progetto sul quale il Campidoglio potrebbe essere presto chiamato a decidere.

Due stadi, due trasparenze

Il confronto con lo stadio della Roma rende – secondo comitati e associazioni – il caso ancora più pesante. Durante la procedura preliminare per l’impianto di Pietralata, lo studio di fattibilità venne pubblicato sul sito capitolino e reso consultabile anche alla Casa della Città.

Per il Flaminio, invece, la documentazione progettuale resta fuori dalla portata dei cittadini. Le associazioni chiedono quindi un’assemblea pubblica, soprattutto con gli abitanti dei quartieri vicini, prima di qualsiasi decisione della Giunta e dell’Assemblea capitolina.

L’appello a Giuli contro il piano Lotito

Alla battaglia sulla trasparenza si aggiunge quella per la tutela architettonica. Italia Nostra Roma, Fondazione Pier Luigi Nervi Project, Do.co.mo.mo Italia, AIPAI, AAA/Italia, Carte in Regola e diversi studiosi hanno scritto il 27 agosto al ministro della Cultura Alessandro Giuli e agli organismi del Ministero.

I firmatari esprimono una «netta opposizione» al progetto della Lazio. A loro giudizio, le nuove strutture rischierebbero di rendere sostanzialmente invisibile lo stadio progettato da Pier Luigi e Antonio Nervi, inaugurato nel 1959 per le Olimpiadi di Roma del 1960, alterando anche il contesto urbano circostante.

Un sì che non è un assegno in bianco

Al centro delle contestazioni c’è anche il parere espresso il 10 agosto dalla Soprintendenza Speciale di Roma: un pronunciamento preliminare e “di massima” favorevole, ma accompagnato da condizioni.

Nel frattempo, la capienza prospettata sarebbe scesa dagli iniziali circa 50mila posti a circa 43mila. Un ridimensionamento che dimostra quanto le prescrizioni degli enti possano ancora modificare il piano di Lotito e quanto sia prematuro presentare l’operazione come ormai definita.

Gualtieri non può decidere al ‘buio’: No di 18 comitati al ‘gioco delle tre carte’

La Lazio rivendica il diritto ad avere una casa moderna. Ma il Campidoglio – secondo i cittadini – non può trasformare questa aspirazione in una corsa amministrativa sottratta al controllo pubblico. Prima del riconoscimento del pubblico interesse servono gli elaborati, le condizioni poste dagli enti e un confronto vero sugli effetti per il quartiere.

Roma potrebbe essere chiamata a dichiarare di pubblico interesse un progetto che il pubblico – ossia i cittadini romani – non hanno ancora potuto conoscere, leggere, studiare integralmente. Gualtieri e Lotito possono avere fretta. Il Flaminio, capolavoro tutelato del Novecento, non può permettersi una decisione presa con le carte coperte.