Stadio Flaminio, rivolta contro il progetto-bis di Lotito e Gualtieri, Italia Nostra scrive al Governo: Fermate questo ‘scempio’

Roma, sullo sfondo lo stadio Flaminio, in primo piano Lotito e Gualtieri

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Roma, sul recupero dello Stadio Flaminio si apre un nuovo fronte: Italia Nostra, insieme ad associazioni, studiosi e comitati impegnati nella tutela dell’impianto, ha inviato un appello al ministro della Cultura Alessandro Giuli e ai principali organi centrali e consultivi del Ministero. La richiesta, in sostanza, è fermare l’attuale impostazione del progetto della Lazio di Claudio Lotito, il cui iter amministrativo è guidato dal Comune di Roma, proprietaria dell’impianto, e ottenere il ritiro in autotutela del parere preliminare di massima favorevole espresso dalla Soprintendenza il 10 agosto.

Il passaggio è delicato. La proposta sottoposta alla Conferenza dei servizi convocata dal Comune di Roma guidato dal sindaco Gualtieri prevedeva un nuovo anello, una copertura anulare e una capienza fino a circa 50mila spettatori. Durante l’istruttoria la Lazio ha depositato modifiche e integrazioni. Al termine dell’esame sono però emerse condizioni e prescrizioni rilevanti, che dovranno essere recepite nelle successive fasi progettuali, e tali da ‘sgonfiare’ i posti dello stadio da 50mila iniziali a soli 43mila circa.

Le contestazioni contenute nell’appello ritengono comunque insufficiente tale riduzione e investono comunque il nodo strutturale dell’operazione: il nuovo involucro, sostengono i firmatari, continuerebbe a nascondere l’opera di Nervi.

Un nuovo stadio sopra quello di Nervi

La contestazione colpisce il cuore della proposta presentata dalla S.S. Lazio di Claudio Lotito: il nuovo anello previsto intorno e sopra lo stadio inaugurato nel 1959 in vista delle Olimpiadi di Roma del 1960. Il progetto iniziale, arrivato fino a circa 50mila posti, dovrà essere rielaborato alla luce delle prescrizioni emerse dalla Conferenza preliminare.

Ma per Italia Nostra, Do.co.mo.mo Italia, AIPAI, AAA/Italia, Carte in Regola, Fondazione Nervi e gli studiosi firmatari non basterebbe “sgonfiarlo”: sarebbe la sua stessa impostazione a compromettere la percezione del Flaminio originario.

«Pur materialmente presente, diventerebbe concretamente “invisibile”», avvertono le associazioni. Lo stadio storico resterebbe dunque in piedi, ma racchiuso dentro una struttura nuova, più grande e dominante.

Altezze più che raddoppiate

La seconda accusa riguarda l’impatto sul paesaggio urbano. Nel progetto degli anni Cinquanta il coronamento delle gradinate venne contenuto entro circa 18-20 metri, così da mantenere il rapporto visivo con le colline e con le architetture costruite per le Olimpiadi del 1960.

Secondo l’appello, il nuovo anello porterebbe quelle altezze «a ben più del doppio» lungo i lati maggiori e ancora più in alto in corrispondenza delle curve. Una crescita che cancellerebbe quella che le associazioni considerano l’intima unione tra paesaggio e architettura.

Il paragone con l’Auditorium

A suscitare una nuova polemica è anche l’indicazione della Soprintendenza secondo cui la nuova copertura potrebbe raggiungere l’altezza massima del vicino Auditorium Parco della Musica.

Per i firmatari è un parametro sbagliato: il termine di confronto dovrebbe essere il Flaminio vincolato, non un’altra costruzione più alta presente nel quartiere. «In queste poche righe l’opera di Nervi è già scomparsa», attacca l’appello. Il nuovo impianto diventerebbe il protagonista del paesaggio, relegando quello storico dentro il suo involucro.

La pensilina che non può essere sacrificata

Un altro punto delicatissimo è la pensilina della tribuna d’onore, considerata uno dei tratti più riconoscibili del capolavoro di Nervi. Lo stadio è tutelato dal decreto ministeriale del 27 settembre 2018, che ne ha riconosciuto l’interesse storico e artistico particolarmente importante.

Italia Nostra contesta duramente il passaggio nel quale la Soprintendenza ricorda di non poter modificare autonomamente quel vincolo. Per le associazioni, il vincolo non rappresenta un ostacolo procedurale da aggirare, ma la barriera posta dallo Stato per impedire trasformazioni incompatibili con il valore dell’opera.

Italia Nostra chiede di ritirare il parere

La richiesta indirizzata al ministro Giuli è netta: intervenire sugli uffici competenti e ottenere il ritiro in autotutela del parere preliminare di massima favorevole espresso dalla Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma.

Non risulta, comunque, un’approvazione definitiva del nuovo stadio. La Conferenza dei servizi preliminare ha consentito all’iter di proseguire, ma con prescrizioni che dovranno essere valutate e recepite. Lo stesso Campidoglio ha precisato che le condizioni riguardanti tutela, architettura, mobilità e altri aspetti del progetto dovranno essere affrontate nelle fasi successive. Il Nuovo 7 Colli aveva già ricostruito questi ostacoli.

Gualtieri e Lotito davanti al bivio

Il progetto è stato presentato dalla S.S. Lazio, ma Roma Capitale è proprietaria dello Stadio Flaminio e sarà chiamata a compiere i passaggi amministrativi e politici decisivi, compresa la valutazione dell’interesse pubblico.

Per questo l’appello investe indirettamente anche il Campidoglio guidato da Roberto Gualtieri. Se il Ministero accogliesse le richieste delle associazioni e imponesse un ripensamento radicale, l’operazione immaginata da Lotito, il cui percorso amministrativo è stato finora accompagnato da Roma Capitale, potrebbe perdere proprio gli elementi necessari per aumentare la capienza e trasformare il Flaminio nella nuova casa della Lazio.

Lotito, lo stadio e una tifoseria ormai in rivolta

Sul progetto si allunga infine l’ombra di una delle contestazioni più imponenti dell’era Lotito. Come raccontato dal nostro giornale nei mesi scorsi, il 2 luglio oltre 20mila tifosi hanno marciato da Ponte Milvio proprio fino al Flaminio, chiedendo al presidente di vendere la società.

Al corteo era presente anche il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, che ha spiegato di aver voluto ascoltare il disagio della comunità laziale. La protesta era arrivata davanti allo stadio indicato da Lotito come futura casa biancoceleste.

Ed è qui che il progetto mostra la sua contraddizione più feroce: Lotito vuole lasciare alla Lazio uno stadio nuovo, mentre una parte vasta e organizzata della tifoseria gli chiede di lasciare la Lazio. Il Flaminio avrebbe dovuto ricucire il rapporto tra società, tifosi e città. Per ora rischia di diventare il monumento più grande al loro divorzio.