Stop all’ampliamento della ‘Città Giudiziaria’ di Roma, il TAR dà ragione ai cittadini: “Il Parco di Monte Mario non si tocca”
Roma, l’ampliamento della Città giudiziaria di piazzale Clodio nel Pratone di via Teulada ha perso il via libera regionale. Il TAR del Lazio ha annullato la deroga che avrebbe permesso di destinare una parte della Riserva naturale di Monte Mario alla realizzazione di un nuovo edificio giudiziario. Con la sentenza n. 17019, pubblicata il 28 ottobre, i giudici hanno accolto il ricorso del Comitato Trionfalmente 17 e dell’associazione Insieme 17 APS.
Roma, il Tribunale annulla il decreto regionale
La decisione ha cancellato il decreto n. T00061 del 6 maggio 2025, firmato dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. Il provvedimento consentiva di derogare alle regole della Riserva per localizzare il nuovo edificio. L’intervento rientrava in un progetto concordato tra Regione Lazio, Roma Capitale, ministero della Giustizia e ministero delle Infrastrutture. A contestarlo erano stati i cittadini, rappresentati dall’avvocato Alessandro Di Paola.

Rendering del progetto
Monte Mario, il via libera ambientale non convince
Il punto decisivo riguarda RomaNatura, l’ente incaricato di tutelare la Riserva. Secondo il TAR, il parere favorevole espresso il 27 marzo 2025 non spiegava adeguatamente quali conseguenze avrebbe avuto l’intervento sull’ambiente. L’ente aveva previsto riforestazioni, nuove infrastrutture verdi e misure per limitare il consumo di suolo, senza però dimostrarne concretamente l’adeguatezza. Una carenza che ha reso illegittimo anche il successivo decreto regionale.
I giudici riconoscono l’urgenza, ma non basta
La sentenza contiene tuttavia un’importante precisazione. Il TAR ha riconosciuto come adeguatamente motivate le ragioni di necessità e urgenza dell’ampliamento, legate alle condizioni degli edifici giudiziari esistenti e alla necessità di ristrutturarli. Non ha quindi bocciato l’utilità dell’opera. Ha stabilito, piuttosto, che le esigenze della giustizia non eliminano l’obbligo di valutare seriamente le conseguenze ambientali prima di autorizzare una deroga.
Il Pratone resta protetto, la partita non è chiusa
Il risultato è concreto: la deroga regionale è stata annullata e non può più costituire il presupposto per realizzare l’intervento. Le amministrazioni, se vorranno proseguire su questa strada, dovranno rinnovare il procedimento con un’istruttoria ambientale adeguata. Il TAR ha inoltre condannato le amministrazioni resistenti a pagare complessivamente 1.500 euro di spese legali, oltre accessori. Ma la vicenda giudiziaria potrebbe continuare: contro la sentenza potrà essere presentato appello al Consiglio di Stato, giudice amministrativo di secondo grado. La decisione sul futuro del Pratone, dunque, non è ancora definitiva.