“Sulle mense scolastiche dei bimbi romani niente cibo made in Lazio”. La denuncia di Santori

mense scolastiche
Cibi made in Lazio? No grazie. Per la giunta Raggi sulle mense scolastiche dei bimbi romani non contano i prodotti locali o a chilometro zero. Lo denuncia Fabrizio Santori, consigliere comunale della Lega.

Per i prossimi 5 anni ecco cosa mangeranno

“E’ inaccettabile – scrive Santori – che Roma Capitale nel disporre il bando di gara per le mense scolastiche nei nidi capitolini, nelle sezioni ponte, nelle scuole dell’infanzia comunali e statali, primarie e secondarie di I grado per i prossimi 5 anni abbia quasi totalmente dimenticato il territorio regionale e il suo immenso patrimonio agricolo. Solo 9 sono infatti i prodotti che dovrebbero provenire da un territorio ricompreso nell’arco di 300 km in linea d’aria dal Campidoglio”.

Quasi zero prodotti Dop Regionali sulle mense scolastiche

“Inoltre pochissimi prodotti Dop regionali, ma ancora più grave è il fatto che l’offerta tecnica sarà valutata con soli 7 punti concessi a prodotti dop o igp ulteriori rispetto a quelli previsti come obbligatori dal capitolato”. Così Fabrizio Santori, responsabile del Dipartimento Agricoltura Lazio per la Lega Salvini Premier, in merito alla scadenza prevista per il prossimo 4 marzo per presentare le offerte relative al Bando di gara per i Servizi di ristorazione scolastica che dovranno essere erogati nei prossimi nei 15 Municipi del Comune di Roma per un valore complessivo di circa 710.000.000 di euro.

Il bando per le mense scolastiche

“Nel capitolato si mostra attenzione ai menu sociali. Prodotti provenienti da operatori nazionali dell’agricoltura sociale. Nonché ai menu solidali, realizzati con prodotti provenienti dalle aziende delle zone terremotate del Centro Italia, ma quello che manca è un’attenzione strutturata e diffusa ai prodotti Made in Lazio così come avviene in altre realtà. La Regione Lazio peraltro è il solito assente illustre, anche in questa vicenda. Nonostante le linee guida nazionali del Ministero della Salute suggeriscano alle Regioni di elaborare un documento nel quale vengano elencati alcuni principi che aiutino le Amministrazioni pubbliche a definire capitolati d’appalto capaci di rispettare le norme di libera circolazione delle merci in ambito comunitario, tutelando contestualmente la freschezza, il chilometro zero/filiera corta e i prodotti locali”, prosegue Santori.

Made in Lazio? La Raggi lo ignora

“In questo modo era di fatto possibile favorire l’utilizzo di punteggi diversi per le diverse provenienze. Il tutto premiando i prodotti del Made in Lazio. Un’occasione mancata che difficilmente potrà essere replicata nel medio-lungo periodo. Sono queste le occasioni per aiutare lo sviluppo del territorio e dare concreta visibilità alla produzione Made in Lazio. Un modo per utilizzare quale marchio di qualità e contraddistinguere i numerosi prodotti agroalimentari della nostra Regione, a partire dai 27 già riconosciuti di cui 16 DOP ed 11 a Indicazione Geografica, e i 36 vini di cui 27 DOC, 6 IGT e 3 DOCG” conclude Santori.
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