Tavolini in strada a Roma, portale in tilt: i ristoratori diventano “abusivi” e il Campidoglio finisce nel caos
Il caso dei tavolini e dei dehors su strada pubblica a Roma mette il Campidoglio davanti a una domanda semplice e pesante: la Capitale è davvero pronta a gestire regole nuove, portali digitali e controlli, dopo tante debacle già viste sui trasporti pubblici? La denuncia di Fiepet-Confesercenti Roma e Lazio apre infatti un nuovo fronte politico-amministrativo: molti esercenti, secondo l’associazione, sarebbero rimasti irregolari non per scelta, ma per i blocchi del sistema informatico.
Il portale che si inceppa per i tavoli in strada a Roma
La vicenda riguarda le nuove Occupazioni di Suolo Pubblico, le cosiddette OSP, cioè le autorizzazioni per tavolini, sedie, dehors e spazi esterni di bar, ristoranti e locali. Il nuovo regolamento doveva archiviare la lunga stagione delle deroghe Covid e riportare ordine su marciapiedi, piazze e strade. Ma, secondo Confesercenti, proprio nel momento decisivo il portale avrebbe registrato malfunzionamenti, blocchi e rallentamenti.
Esercenti nel limbo
Il punto politico è tutto qui: se un commerciante prova a mettersi in regola ma il sistema non funziona, può essere trattato come un abusivo? Fiepet-Confesercenti sostiene che molti operatori abbiano tentato di presentare domanda entro i termini, senza riuscire a completare la procedura. Il risultato sarebbe una zona grigia pericolosissima: locali potenzialmente sanzionabili, attività in attesa di risposte e imprenditori lasciati nel dubbio.
La stretta sui dehors
L’oggetto del progetto, in sé, è chiaro: Roma vuole superare il caos dei tavolini cresciuti negli anni dell’emergenza sanitaria, fissare regole più omogenee e distinguere chi occupa suolo pubblico correttamente da chi invade spazi senza titolo. È una battaglia legittima, perché decoro, sicurezza, passaggi pedonali e vivibilità urbana non sono dettagli. Ma una stretta funziona solo se la macchina amministrativa regge.
La città che deve dimostrare
Ed è qui che il caso diventa politico. Dopo mesi di polemiche su metro, bus, cantieri, disservizi e promesse di efficienza, Roma non può permettersi di chiedere ai cittadini e alle imprese una disciplina ferrea mentre i propri strumenti digitali inciampano. La città che ambisce a presentarsi moderna, ordinata e pronta per grandi eventi deve esserlo anche nelle pratiche quotidiane, quelle che decidono la vita reale di chi lavora.
La richiesta al sindaco
Confesercenti ha chiesto un tavolo di confronto con Roberto Gualtieri per chiarire come uscire dal caos, evitare penalizzazioni agli operatori e capire anche il nodo delle tariffe OSP. La questione non riguarda solo qualche tavolino in più o in meno. Riguarda il rapporto tra Comune e imprese, tra regole e burocrazia, tra promessa di semplificazione e realtà degli sportelli digitali.
Il nodo politico
La partita dei tavolini racconta una Roma che vuole cambiare pelle, ma rischia di inciampare sempre nello stesso punto: l’esecuzione. Il Campidoglio può rivendicare la necessità di ordine e decoro, ma deve garantire procedure funzionanti, tempi certi e risposte chiare. Altrimenti la stretta sui dehors diventa l’ennesimo paradosso romano: si annuncia la città europea, ma si finisce intrappolati in un portale che non risponde.