Medici di famiglia, alla Regione Lazio si respira l’accordo: Rocca pronto a blindare la sanità territoriale

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Regione Lazio, il governatore Rocca chiude la guerra coi medici di famiglia perché, almeno secondo le indiscrezioni che circolano nei corridoi della Pisana, domani arriverà l’annuncio dell’accordo integrativo regionale destinato a riportare dentro un’unica cornice medici di base, Case di Comunità e sanità territoriale delle Asl. La conferenza stampa è convocata per domani venerdì 26 giugno, alle 17.30, nella Sala Aniene della Giunta regionale del Lazio.

La pace dopo mesi di gelo

La notizia ufficiale, per ora, è il punto stampa del presidente Francesco Rocca sull’accordo integrativo regionale con i medici di medicina generale. Il resto va trattato con prudenza giornalistica: le voci interne parlano di una trattativa arrivata al traguardo, dopo mesi di tensioni, bozze contestate, mobilitazioni sindacali e rapporti complicati tra Regione e categoria. Una partita tutt’altro che tecnica, perché riguarda milioni di cittadini.

Il nodo delle Case di Comunità

Il cuore dell’intesa dovrebbe essere il ruolo dei medici di famiglia nelle Case di Comunità, cioè le strutture pensate per portare cure, prevenzione e assistenza più vicino ai cittadini, alleggerendo ospedali e pronto soccorso. Finora il rischio politico era evidente: edifici nuovi, targhe nuove, ma senza abbastanza personale e senza una presenza medica davvero organizzata. L’accordo servirebbe proprio a riempire quei contenitori di funzioni reali.

Risorse e Asl territoriali

Nel raccordo che sarebbe stato raggiunto, secondo quanto filtra, ci sarebbe anche il tema delle risorse per le Asl territoriali. Tradotto: non solo principi generali, ma strumenti economici e organizzativi per far lavorare meglio la medicina generale dentro la rete pubblica. Le Asl dovrebbero diventare il perno operativo della sanità di prossimità, con più capacità di programmare attività, turni, servizi e presa in carico dei pazienti fragili.

La posta politica per Rocca

Per Rocca sarebbe una vittoria pesante, perché chiudere l’accordo con i medici di famiglia significa provare a mettere ordine in uno dei cantieri più delicati della sanità laziale. Dopo le polemiche sulle liste d’attesa, sugli ospedali sotto pressione e sulla fatica della medicina territoriale, il governatore potrebbe rivendicare un passo avanti concreto: meno scontro corporativo, più servizi fuori dagli ospedali.

Restano le verifiche

La conferenza stampa di domani dirà quanto queste indiscrezioni saranno confermate nei dettagli. Bisognerà capire chi firmerà, quali risorse saranno messe davvero sul tavolo, che ruolo avranno le Case di Comunità Hub e Spoke, come saranno coinvolte le AFT e quale margine resterà ai medici nella propria autonomia professionale. La pace, insomma, potrebbe essere annunciata. Ma la prova vera sarà farla funzionare nei territori.