Vaccini, ultima chiamata del governo, Sileri: “Tra un mese introdurremo l’obbligo vaccinale”

vaccino covid

“Questa è l’ultima chiamata alle vaccinazioni. Se entro il 15 settembre non avremo superato la soglia dell’80% di vaccini alla popolazione che ha avviato il percorso di immunizzazione, dovremo valutare la possibilità di una forma di obbligo”. Ad affermarlo, in un’intervista a ‘La Stampa‘, è il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri.

“Obbligo dei vaccini? Pensiamo agli over 40”

Per quanto riguarda l’eventuale obbligo, aggiunge, “vediamo nelle prossime settimane quale soglia di vaccinazioni riusciremo a raggiungere, ma dai dati delle ospedalizzazioni, si potrebbero andare a toccare solo le fasce d’età che rischiano di più. Qualcuno ha parlato di over 50, ma io andrei a proteggere chi ha più di 40 anni. Non possiamo continuare a rallentare il lavoro ordinario degli ospedali. È assurdo pensare di dover lasciare ancora indietro tutti quei malati che non hanno il Covid ma aspettano delle cure”.

“Quello dei due terzi – sottolinea Sileri in merito all’immunità di gregge – era un obiettivo fissato in base alle caratteristiche del virus originario, ma con la variante Delta, che si è rivelata molto più contagiosa, dovremo salire all’80% della popolazione. Forse anche qualcosa di più”.

Vaia: “Terza dose? Prima copriamo con la seconda l”85% degli italiani”

“Non è il momento di parlare di terza dose. Non è ciò che serve adesso. Prima dobbiamo spingere a fondo sulla campagna vaccinale. Abbiamo raggiunto una buona copertura a livello nazionale, il 67,25%. Ma, a mio parere, la soglia a cui dobbiamo arrivare è l’85%”. Ad affermarlo, in un’intervista a Il Tempo, è il direttore sanitario dell’Istituto nazionale malattie infettive dello Spallanzani, Francesco Vaia.

“E’ abbastanza fisiologico che con il passare dei mesi si osservi un calo degli anticorpi. Ma è importante spiegare una cosa. Quando valutiamo i vaccini non dobbiamo considerare solo la risposta anticorpale. Ci sono anche la capacità neutralizzante, la memoria cellulare, i linfociti T. Insomma, abbiamo una memoria immunologica capace di rispondere ad un attacco del virus”, spiega Vaia.

“L’abbassamento degli anticorpi – rileva – non significa che la mia risposta immunologica sia inferiore. Poi, quando arriveremo ad introdurre un altro richiamo, ciò dovrà avvenire per esigenze scientifiche, non per interessi industriali o legati al prezzo dei vaccini. Se la causa principale della ripresa dei contagi rappresentata dalla persistenza di un’ampia fascia di popolazione non vaccinata e, in qualche misura, dall’emergere della variante Delta, non è chiaro quale potrebbe essere l’impatto di fare un richiamo con il medesimo vaccino a persone già vaccinate. Io condivido ciò che ha detto l’Oms per cui adesso dobbiamo pensare prima a portare i vaccini nei paesi più poveri. Non è un discorso etico-moralistico, ma di sanità pubblica. Perché le persone che vivono in questi paesi si muovono, altrimenti dovremmo chiudere le frontiere”.

 

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